La Dea Fortuna popolarmente è raffigurata come una bella signora bendata che non guarda in faccia a nessuno e dispensa favori, situazioni positive etc. insomma, fa in modo che la vita qualche volta sia più facile.
Penso che questa simpatica Dea abbia una sorella che si occupa esclusivamente dei fotografi, perché è una categoria che senza poca o tanta fortuna non batterebbe chiodo e quindi senza un preciso aiuto divino sarebbe una categoria di professionisti sfortunatissimi che in alcuni paesi verrebbero relegati nella categoria degli intoccabili e una volta morti si reincarnerebbero in ragni o qualche altro orribile essere vivente.
...e come per magia mi trovai in mano un Press Pass per i box del Gran Premio di formula uno di Monza. Pura magia...era la mia grande occasione e scattai come un matto tutti i piloti e tutte le macchine, una per forza doveva vincere.
Vinse Ludovico Scarfiotti su Ferrari e Alberto mi comprò il mio primo reportage che fu pubblicato anche con tanto di copertina.
Da quel giorno la collaborazione con lo Sport Illustrato divenne più importante del Liceo linguistico.
L’idea ci sembrava ottima due fotografi italiani in giro per un paese in guerra sull’orlo del collasso, praticamente abbandonato dall’alleato principale. Non c’erano molte foto della vita civile del paese e non ci risultava qualcuno avesse fatto una cosa simile.
Come ben sappiano ci sono giorni fortunati e giorni terribili dove non va niente per il verso giusto, iniziando dal mattino quando ti tagli facendoti la barba.
Un imprecisato giorno dell’ottobre del 1994 è stata la giornata fortunata della signora Johnson, psicologa di Boston USA, fortunata al punto che grazie al fatto che passavo di lì per caso (nota frase) in elicottero, non è morta.
Ero ad Hanoi insieme ad altri 69 fotografi da tutto il mondo, per realizzare il libro fotografico Passage to Vietnam edito da Millet-Smolan, uno di quei grandi e grossi libri da tavolo che avvalendosi di tanti bravi fotografi sguinzagliati in giro per il paese che scattavano foto come matti venivano poi messe tutte insieme e componevano dei libri unici ed interessanti che erano dei prodotti cartacei negli anni novanta, quando il mondo dell’editoria era ricco non solo di idee.
Mi è capitato negli anni che qualche amico, magari appassionato di fotografia, mi ha chiesto se potesse accompagnarmi in un viaggio, siccome sono tendenzialmente buono, i primi tempi ho sempre detto di sì; pessima idea, perché diversi amici simpatici una volta tornati a casa, non mi hanno più salutato.
È praticamente capitato anche con Laura, ma poi ha prevalso l’amore.
...penso che vi possa interessare in prima persona,
guardate nei cassetti e negli scatoloni che avete messo in cantina tra la roba vecchia e tirate fuori i vecchi negativi e tutte le foto di famiglia o di viaggi e anche voi scoprirete un mondo che ai tempi vi era sfuggito (parlo ovviamente alle persone con i capelli bianchi o quasi).
Che qualcun altro l’abbia scattata simile lo escludo, per riuscire a farla uguale avrebbe dovuto volare esattamente alla stessa mia quota, usato una focale uguale ma soprattutto volare lo stesso giorno e alla stessa ora per avere le stesse ombre, già il giorno prima o quello dopo, le ombre sarebbero state diverse e quel giorno in aria davanti a Liberty c’ero solo io...
non voglio iniziare un dibattito zoologico, ma parlarvi dell’importanza di questi animali per un fotografo.
Se li guardiamo bene, non sono belli, sputano, ruttano e fanno puzze in continuazione, hanno un cattivo carattere e molti mordono a tradimento; eppure li troviamo simpatici e quindi molto fotografati. In termini di vendite (foto vendute) fruttano più dei leoni, degli elefanti e delle giraffe che sono anche molto più difficili da avvicinare e fotografare.
Non esistono brutte fotografie! Come si fa a giudicare se una foto è bella o brutta? Non è misurabile in secondi come i 100 metri piani o un giro di pista della Ferrari, non subisce o refila un knockdown e quindi va a gusto e nel peggiore dei casi piace solo a chi l’ha scattata...
fotografare tutto quello vuoi e dove ti porta il cuore, non ho mai conosciuto un professionista che non ami profondamente quello che fotografa.
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