#372 - 1 febbraio 2026
AAAATTENZIONE - Cari amici lettori, questo numero rimarrà  in rete fino alla mezzanotte del 14 febbraio quando lascerà  il posto al n. 373. BUONA LETTURA A TUTTI . Ora per voi : AMICI DEGLI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuerà  a massacrare gli animali non conoscerà  ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si è capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
Cinema

I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"

Lamberto Maggiorani.

Diari di Cineclub - I dimenticati, 127. Lamberto Maggiorani.


Di

Virgilio Zanolla

Lamberto Maggiorani.Lamberto Maggiorani.

Dici neorealismo e dici attori per caso. Le biografie dei maestri del genere come Rossellini, De Sica, Fellini e Visconti sono ricche di aneddoti su come questo e quel grande regista scelse certi protagonisti dei suoi futuri capolavori. Ricorda Ingrid Bergman che un giorno, recandosi con Rossellini nelle Eolie per studiare gli ambienti del film allora in progetto, Stromboli (Terra di Dio) (1950), d’un tratto lui fermò l’auto presso una spiaggia di Salerno, scese, le disse: - Aspettami qui, vado a vedere se trovo il tuo co-protagonista - e si diresse verso una barca, presso due pescatori che stavano ritirando le reti, coi quali si mise a parlare; lei pensò che scherzasse, ma quando tornò in macchina lui spiegò: - Te ne ho trovati due, così potrai scegliere - : infatti uno di loro era Mario Vitale, il futuro interprete di Antonio. Un giorno, in una strada di Firenze, De Sica s’imbatté in un signore dall’aria distinta e subito lo fermò: aveva visto in lui Umberto Domenico Ferrari, il futuro indimenticabile protagonista del suo film Umberto D. (1952); il suo interlocutore non era però una persona qualsiasi bensì il professor Carlo Battisti, forse il più illustre glottologo italiano di quegli anni; il quale, non avendo del cinema che lontani ricordi di qualche western visto in gioventù, sulle prime gli rispose perplesso: - Ma guardi che io non so mica andare a cavallo! - Ebbene, tra gli attori non professionisti del neorealismo, che qualcuno ha non del tutto propriamente definito ’di strada’, c’è anche il ’dimenticato’ di questo mese, che fu un’altra grande scoperta di De Sica: Lamberto Maggiorani.

Lamberto Maggiorani.

Di lui prima di fare del cinema sappiamo pochissimo: solo che era nato a Roma il 28 agosto 1909, e che dalla fine degli anni Trenta, assunto come operaio tornitore alla fabbrica di armamenti e costruzioni meccaniche Breda (la cui VII sezione era stata aperta nel 1939 in località Torre Gaia, nell’agro romano), viveva con la moglie Giuseppina Niccoli e i tre figli (due femmine e un maschio, Ernesto) in via Ernesto Breda 9, nel cosiddetto Villaggio Breda, creato per accogliere le famiglie dei dipendenti dell’azienda.

Lamberto non s’interessava di cinema, ma un giorno - era la primavera del 1948 - gli capitò sotto gli occhi un giornale con la notizia che il celebre attore e regista Vittorio De Sica cercava a Roma un bambino per il ruolo del giovanissimo protagonista del suo prossimo film, Ladri di biciclette, tratto da un romanzo di Luigi Bartolini e sceneggiato da Cesare Zavattini. Suo figlio aveva suppergiù l’età richiesta, una bella figura e un volto espressivo: dunque, perché non tentare? Seppure restìo, spinto dalla sua intraprendente consorte alla fine egli accondiscese, e inviò all’indirizzo della produzione riportato sul giornale una foto del suo piccolo.

Lamberto Maggiorani.

L’aspetto di Ernesto piacque a De Sica, che invitò i genitori a presentarlo a un casting al quale erano stati già selezionati altri diciannove bambini. Così, preso per mano Ernesto, Lamberto si presentò al casting: ma quando si trovò davanti a De Sica, si accorse con sconcerto che invece di mostrare interesse per suo figlio, questi osservava attentamente proprio lui. Ricordò anni dopo De Sica: «aveva un volto che m’interessò per la sua forza emotiva, degli occhi pieni di spavento e buoni. Gli feci un provino. Mi piacque. Lo scritturai. Era operaio alla Breda. Andai dai dirigenti e gli ottenni una licenza di due mesi. Ma prima però volli che mi promettesse che alla fine del film sarebbe ritornato al suo posto di operaio alla Breda. Mi dette la sua parola d’onore».

Va aggiunto che prima di decidersi ad accogliere la proposta di De Sica Lamberto ci pensò su parecchio; senza l’intervento di lui coi dirigenti della Breda forse avrebbe perfino rifiutato: lavorava in fabbrica già da più di un decennio e amava il suo mestiere, per nulla al mondo avrebbe voluto perderlo: «Un lavoro fisso è meglio di tutte le ricchezze veloci del mondo», diceva con onesta saggezza. Venne ingaggiato per la somma di 600.000 lire, l’equivalente di mille dollari USA, per un operaio senz’altro una cifra cospicua, e tuttavia modesta, se comparata ai cachet di certi attori d’allora.
De Sica, che credeva fermissimamente in lui, per tener duro sul suo nome si guastò col produttore David O. Selznick, che si era detto disposto a finanziare il film a patto che ad interpretare la parte di Antonio Ricci, l’attacchino a cui rubano la bicicletta, fosse Cary Grant (cinque anni dopo, però, Selznick fece macchina indietro e finanziò la produzione del film Stazione Termini, diretto da De Sica e interpretato da Jennifer Jones, allora sua moglie). Persi quei soldi, pur di girare il film De Sica impegnò le sue stesse sostanze, poi per fortuna trovò altri finanziatori, tra cui il conte Cesare Cicogna.

Lamberto Maggiorani.

La lavorazione di Ladri di biciclette durò circa tre mesi, tra il giugno e l’agosto del ’48; durante i quali, ogni mattina una limousine nera sostava in via Breda 9, per caricare Lamberto e portarlo sui luoghi di lavoro. Semplice, schietto, collaborativo, egli si dimostrò un interprete all’altezza, così come il piccolo Enzo Scaiola e la giornalista di Radio Rai Lianella Carrell, rispettivamente nel ruolo di suo figlio Bruno e di sua moglie Maria. Scaiola venne preferito a futuri attori di merito quali Enzo Cerusico e Carlo Delle Piane, la Carrell era stata assunta da De Sica dopo che si era presentata da lui per intevistarlo proprio a proposito del film che aveva in lavorazione.
Sempre avveduto e assennato, coi soldi guadagnati Lamberto si rifece la sala da pranzo, comprò nuovi vestiti ai suoi cari, e portò la famiglia in vacanza a Firenze, tenendo il resto per i tempi peggiori. Subito dopo tornò disciplinatamente al lavoro, e per la sua fedeltà la fabbrica lo premiò con una medaglia.

Intanto, il 24 novembre al cinema Barberini di Roma Ladri di biciclette iniziava il suo percorso nelle sale cinematografiche della penisola: dobbiamo dirlo, senza riscuotere grande successo; appena scrollatosi di dosso l’incubo della Seconda Guerra Mondiale, il pubblico italiano non apprezzava quella storia di povera gente che gli faceva tornare in mente brutti ricordi. Tra le voci autorevoli che condannarono il film si levò anche quella di Giulio Andreotti, allora Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nonché coordinatore dell’ufficio di censura cinematografica, il quale almeno in un primo tempo negò il visto all’esportazione della pellicola, sostenendo che «i panni sporchi si lavano in famiglia», mentre a suo dire l’opera di De Sica mostrava a tutti un’immagine negativa del nostro paese.

Lamberto Maggiorani.

Perché il vento mutasse direzione bisognò attendere precisamente la distribuzione all’estero della pellicola. In Francia il film uscì solo il 26 agosto 1949, ma già la sua première parigina nella Salle Pleyel, alla presenza di cineasti come René Clair, di critici come André Bazin e di scrittori come Jean Cocteau e André Gide fu un trionfo, il cui successo pochi mesi dopo si ripercosse negli Stati Uniti, dove nel ’50 la pellicola ottenne il premio Oscar quale migliore film straniero, e da lì viaggiò un po’ in tutto il mondo. Basti dire che tre anni dopo la rivista britannica “Sight & Sound” lo giudicava il primo di sempre, e nel ’58 alla Confrontation Internationale du Film di Bruxelles la giuria dei critici gli assegnò il secondo posto nella storia del cinema dopo Quarto potere di Orson Welles. Da allora la considerazione internazionale per Ladri di biciclette non è mai venuta meno. Pare perfino che vedendo il film, l’attrice franco-statunitense Claudette Colbert, l’indimenticabile interprete di Accadde una notte di Frank Capra, si fosse innamorata di Lamberto.

Per il nostro tornitore-attore, tuttavia, presto le cose si misero male. Successe infatti che in quello stesso 1949 che aveva visto i primi riconoscimenti al film di De Sica, la Breda si vide costretta a licenziare ben 350 dipendenti: Lamberto era stato tra i primi operai assunti in fabbrica, era molto stimato, riconosciuto da tutti come un lavoratore indefesso: ma era evidente che se fosse stato risparmiato sulla dirigenza si sarebbe scatenato un temporale, dato che i suoi colleghi avrebbero vivacemernte protestato, considerandolo un «milionario» del cinema. Così, sia pure assai di mala voglia, il direttore della fabbrica convocò Lamberto nel suo ufficio e gli spiegò la situazione; lui capì, non protestò, e tornato a casa, raccontò tutto alla moglie Pina, la quale gli disse, col suo consueto buonumore: - Non ti preoccupare. Tu ormai sei diventato Antonio: ti senti oppresso, e ora t’hanno pure rubato la bicicletta. Diremo solo a De Sica che ora vuoi fare un altro film.

Lamberto Maggiorani.

Ma ricordando la parola data proprio a quest’ultimo, Lamberto era restìo: trovò un lavoro come muratore, e si accontentò. Ebbe poi a ricordare: «Un giorno arrivò un’auto americana e chiesero di me, perché in America il film aveva avuto grande successo. Insomma, volevano vedere cosa faceva quest’attore in Italia. Vennero alla palazzina dove stavo lavorando e mi chiamarono. Io scesi, mi guardarono e dicono: - Ma come, un grande attore fa il muratore? - E io: - Che ne so che sono attore, - rispondo - lo dite voi, ma io non so niente».
A differenza di quella di tornitore che riceveva alla Breda, la paga di muratore era scarsa, inoltre il lavoro saltuario: ed egli faticava a mantenere la moglie e i tre figli. Così Lamberto finì per tornare a guardare al cinema, e naturalmente si rivolse a De Sica: il quale, pur comprendendo la sua situazione, e sentendosi in buona misura responsabile della sua sorte, in quel momento non avendo parti da offrirgli, promise che appena possibile si sarebbe ricordato di lui, gli fornì utili consigli e cercò di segnalarlo a qualche collega regista. Nello stesso ’49 Lamberto apparve in una particina nella commedia Vent’anni di Giorgio Bianchi, accanto ad Oscar Blando, Liliana Mancini, Nando Bruno, e al ventiquattrenne Mastroianni, e vestì i panni del maresciallo nel drammatico Donne senza nome di Géza von Radványi, in un cast di grande prestigio che vedeva interpreti quali Simone Simon, Vivi Gioi, Isa Miranda, Irasema Dilian, Gino Cervi, Françoise Rosay, Valentina Cortese, Umberto Spadaro, Gina Falckenberg e altri reputati attori.

Lamberto Maggiorani.

Tra il 1950 e il ’51 lavorò in sei film: fu il galeotto n°5.823 nella commedia avventurosa Vacanze col gangster di Dino Risi, che vide il debutto davanti alla macchina da presa dell’allora dodicenne Mario Girotti, futuro Terence Hill; ritrovò il piccolo Staiola nell’episodio Roma diretto da Romolo Marcellini nel bellico Passaporto per l’oriente con la regia di più autori; fu il partigiano Marco nel dramma bellico Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani, ambientato e girato nel quartiere-delegazione genovese di Pontedecimo; interpretò un paziente ospedalizzato ferito allo stomaco nel dramma sentimentale Anna di Alberto Lattuada; apparve nel musical strappalacrime Santa Lucia luntana... di Aldo Vergano, e nel dramma storico Lorenzaccio di Raffaello Pacini, interpretato da Giorgio Albertazzi.

Nel 1952 prese parte a due film: il melodrammatico Salvate mia figlia, opera prima di Sergio Corbucci, e l’indimenticabile Umberto D., il capolavoro di De Sica, dove però quest’ultimo non poté che ritagliargli una modestissima particina. Nel ’53 vestì i panni del portiere dello stabile al civico 46 di via Padova nel comico Lo scocciatore di Bianchi, con Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Giulietta Masina, Carlo Dapporto, Memmo Carotenuto e altri ottimi attori. Nel ’55 impersonò un cittadino democristiano di Brescello, fedele di Don Camillo, nella commedia Don Camillo e l’onorevole Peppone di Carmine Gallone, terzo episodio della nota saga con Fernandel e Gino Cervi tratta dai racconti di Giovannino Guareschi. L’anno seguente fu un bandito nel comico Totò, Peppino e i fuorilegge di Camillo Mastrocinque, e nel ’58 ebbe un piccolo ruolo nella commedia drammatica Si le roi savait ça di Carlo Canaille alias Edoardo Anton, versione italiana di una pellicola francese tratta da un racconto di Ponson du Terrail.

Lamberto Maggiorani.

Nel ’59 Lamberto tentò anche la strada del teatro, recitando nell’ambizioso Come nasce un soggetto cinematografico, scritto da Zavattini e diretto da Virginio Puecher, con musiche di Fiorenzo Carpi, dov’era protagonista il grande Tino Buazzelli, affiancato da ottimi comprimari quali Gastone Moschin ed Enzo Tarascio. Nel ’61 tornò al cinema interpretando un povero nella commedia grottesca di De Sica Il giudizio universale, che riuniva alcuni dei migliori attori del tempo, sia stranieri (Fernandel, Jack Palance, Jimmy Durante, Anouk Aimée, Lino Ventura, Ernest Borgnine, Melina Merkouri), sia nostrani (Gassman, Sordi, Manfredi, Stoppa, Mangano, Rascel, Cegani, Modugno, Franchi e Ingrassia, Pagnani, Merlini, Casilio, lo stesso De Sica...). Nel ’62 fu un malato nel drammatico Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini, interpretato da Anna Magnani. L’anno dopo fece una timida apparizione nel costosissimo kolossal epico Cleopatra di Joseph Leo Mankiewicz, girato a Cinecittà e interpretato da Liz Taylor e Richard Burton, interpretò un marinaio nella commedia Mare matto di Renato Castellani, con Gina Lollobrigida e Jean-Paul Belmondo, e apparve ne La ricotta diretto da Pasolini nel film in quattro episodi (e altrettanti registi) Ro.Go.Pa.G. Nel ’70, dopo quasi sette anni di silenzio, vestì i panni del padre di Monica nel drammatico Ostia di Sergio Citti; si trattò del suo ventunesimo e ultimo film. Una carriera d’attore certamente limitata, la sua, e tuttavia di piena dignità, che registra la presenza in produzioni di nome, dirette da registi di vaglia come De Sica, Risi, Lizzani, Lattuada, Gallone, Mastrocinque, Pasolini, Mankiewicz, Castellani.
Lamberto Maggiorani è morto a Roma il 22 aprile 1983.

Lamberto Maggiorani.

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