I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"
Odette Florelle
Diari di Cineclub - 126 Odette Florelle
Di
Virgilio Zanolla
Per un attore o un’attrice c’è qualcosa di peggio dell’essere dimenticati?
Credo proprio di no.


É vero che Odette Florelle, il personaggio di cui parlo questo mese, si trova in ottima compagnia, essendo quella dei ’dimenticati’ una categoria ricca di nomi, e in perenne corso di acquisizioni. Ma oltreché particolarmente triste, la sua sorte resta in buona parte inspiegabile, giacché non si trattò solo di una bravissima attrice, altresì di un’ispirata cantante, i cui motivi godettero di grande popolarità nella Francia tra la seconda metà degli anni Venti e la prima dei Trenta, facendone uno dei simboli della Parigi d’allora.
Si chiamava in realtà Odette Élisa Joséphine Marguerite Rousseau ed era
nata il 9 agosto 1898 a Les Sables d’Olonne, in Vandea. Era la prima di tre
sorelle, figlia del ventiseienne Élisee Joseph Ulysse e della diciannovenne
Diadéma Messie Rabillier; la sua era una famiglia modesta, che risiedeva nello
storico quartiere di La Chaume, il più antico della pittoresca stazione balneare
affacciata sull’Atlantico.
Nel 1905 suo padre, impiegato comunale, lasciò il
lavoro per trasferirsi con moglie e figlie a Parigi, dove avviò un’impresa
commerciale. É da presumere che le cose non gli andarono proprio bene, giacché
a partire dal 1909 Diadéma lavorò come cassiera al Café La Cigale, uno dei più
celebri cabaret di Montmartre, che aperto nel 1887 nel quartiere Pigalle
calamitava artisti e personaggi del bel mondo.
E fu appunto lì che, all’età di soli quattro anni, Odette esordì in palcoscenico in uno spettacolo in cui c’era un piccolissimo ruolo per una bambina. In seguito, incoraggiata dalla madre, all’età di tredici anni tornò a calcare il palcoscenico come attrice e cantante, collaborando col giovane e poliedrico tolonese Jules Auguste César Muraire detto Raimu in uno sketch che si chiamava L’uomo di Marsiglia e la parigina e vedeva lei nel ruolo della titi (monella di strada della ville lumière), che più avanti avrebbe interpretato con successo anche nel cinema.
E appunto nella settima arte ella debuttò l’anno seguente, con una particina nel cortometraggio La masque d’horreur di Abel Gance, accanto ad Édouard de Max e Charles de Rochefort, e l’anno dopo era già promossa protagonista in un altro corto drammatico, La petite Fifì di Henri Pouctal (1913); in entrambi i film si propose col nome d’arte di Florelle, in omaggio al suo collega Jean Flor, un reputato tenore leggero.


Il buon esito delle sue performances vocali e recitative la portò di locale in locale (Les Capucines, il Ba-Ta-Clan, La Scala, il Casino de Paris...), finché nel 1914, entrata nella compagnia di music-hall L’Européen, intraprese la sua prima tournée fuori della madrepatria, esibendosi in Austria-Ungheria, Romania e nella Turchia dell’Impero Ottomano. Ma al principio d’agosto, a Vienna, le rappresentazioni vennero interrotte a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, avvenuto il 28 luglio. Rientrata in patria, Odette si produsse negli ospedali militari, in rappresentazioni dedicate ai soldati feriti al fronte.
Nel 1918 tornò sul palcoscenico: nel ’19 si esibì come cantante all’Apollo,
nel ’20 alle Folies Bergère e nel ’21 all’Olympia. L’anno dopo impersonò Lolou
Prisme nella commedia in tre atti di Maurice Hennequin e Romain Coolus La
Sonnette d’alarme, rappresentata al Théâtre de l’Athénée a partire dal 15
dicembre.
Nei primi mesi del 1923 tornò davanti alla macchina da presa per interpretare
tre cortometraggi del regista Henri Diamant-Berger: le commedie Gonzague e
Jim Bougne, boxeur, accanto a Maurice Chevalier, Albert Préjean e Georges
Milton, tre vedettes del music-hall francese d’allora, e il drammatico L’affaire de
la rue de Lourcine, con Chevalier e Milton. Il 14 aprile dello stesso anno, con
l’imponente compagnia di León Volterra e Mme Rasini (110 artisti, 3.000
costumi, 550 metri quadri di decori), s’imbarcò a Bordeaux sul “Massilia” per
una lunghissima tournée in America che toccò Argentina, Uruguay, Cile, Brasile,
e in seguito Cuba, Messico e Stati Uniti, rappresentando con grande successo ben
quattro riviste e altrettante operette.
All’Avana Odette conobbe e s’innamorò di Ernesto Bernardo Padilla
Mancera, un possidente messicano che aveva sette anni meno di lei, e lo sposò il
10 dicembre ’25. Il matrimonio non funzionò fin da subito, anche per problemi
pratici, legati alla carriera artistica di lei. In quel periodo, infatti, al teatro
Esperanza Iris di Città del Messico ella venne scelta quale controfigura di
Mistinguett: era un’occasione preziosa per farsi notare.
Odette si esibì più volte con Maurice Chevalier nella rivista Ça, c’est Paris, finché nel ’26 anche lo stesso
Chevalier venne sostituito da Henri Garat: tra lei e il ventitreenne ex boy del
Casino de Paris nacque subito una grande attrazione reciproca, che sfociò in una
più o meno scoperta relazione. La loro intesa durò fino al 1930, quando i due si
guastarono a causa del film musicale Le Chemin du Paradis, la versione francese
di Die Drei von der Tankstelle di Wilhelm Thiele, il primo musical della storia
del cinema germanico: Max de Vaucorbeil, il regista della pellicola in francese
(che venne girata in contemporanea alla tedesca), quale interprete maschile aveva
scelto Garat, giacché nei modi e nel fisico somigliava molto a Willy Fritsch,
protagonista della versione originale; per il ruolo della protagonista femminile,
Liliane, Odette si aspettava che Garat proponesse il suo nome. Forse egli non lo
fece, o più probabilmente lo fece, ma la produzione aveva già scelto Lilian
Harvey, la Lilian della versione germanica, che essendo poliglotta parlava
perfettamente il francese; per Odette lo smacco fu difficile da digerire - anche per
lo straordinario successo che arrise al film pure oltreoceano, aprendo ai due
protagonisti le porte di Hollywood - e portò alla rottura con lui.
Nel frattempo, nel ’27 ella aveva preso parte a un nuovo allestimento della rivista Ça, c’est
Paris, al Moulin Rouge, stavolta in coppia con l’attore e cantante Félicien
Tramel, e nel ’28 in coppia con Garat alla Revue de Wagram, intraprendendo con
la compagnia una nuova tournée internazionale che toccò vari paesi d’Europa,
conclusasi nel ’29.
Fu in occasione di una di quelle rappresentazioni che il regista
austriaco Georg Wilhelm Pabst ebbe modo di ammirare per la prima volta il suo
talento. Tra il ’27 e il ’34 Odette registrò la maggior parte delle canzoni
interpretate fino ad allora nei suoi film, con motivi struggenti come il Complainte
des filles de Bordeaux, Si maman le veut, Sur le bitume e Y a des soirs.


Per dimenticare la delusione di Le Chemin du Paradis si gettò a capofitto nel
cinema, in quello stesso 1930 prendendo parte a tre film: la commedia L’amour
chante di Robert Florey, anche nella versione spagnola El amor solfeando di
Armand Guerra, e il dramma psicologico Le Procureur Hallers di Robert Wiene.
Il 1931 fu il suo anno cinematografico per eccellenza: infatti apparve in ben sette
film, segnalandosi definitivamente al pubblico come la vera ʽmaschietta’
parigina: il poliziesco Le Poignard malais di Roger Goupillières, la commedia
Ma tante d’Honfleur di André Gillois, il drammatico Faubourg Montmartre di
Raymond Bernard, le commedie Gagne ta vie di André Berthomieu (dove
interpretò se stessa) e Atout cœur di Henry Roussel, la versione francese del
dramma musicale L’Opera da tre soldi di Pabst e la versione francese del
poliziesco Autour d’une enquête di Henri Chomette.
Fu soprattutto l’incredibile successo de L’Opéra de quat’sous, tratto dalla pièce di Bertold Brecht e Kurt
Weill, a costituire la sua rivincita; Pabst, che diresse sia la versione
cinematografica tedesca che quella francese dell’opera, per la parte della
protagonista Polly Peachum si era ricordato di lei, e la sua scelta venne
corroborata dal lusinghiero parere espresso da Weill. Nel film, oltre a mostrare
grande intensità drammatica, Odette interpretò da par suo il brano Le Chant de
Barbara.

Anche il 1932 fu per lei un anno artisticamente molto favorevole. Prese
parte a sei film: quattro commedie, dove fu Paulette in Vacances di Robert
Boudrioz, Maud ne Le fils improvisé di René Guissart, Gladys ne La merveilleuse
journée di Robert Wyler e Yves Mirande, e Lolette ne La donna nuda (La femme
nue) di Jean-Paul Paulin; più il fantascientifico Atlantide (id.) di Pabst, nel quale
impersonò Clémentine, e il dramma poliziesco Tumultes di Robert Siodmak,
versione francese del germanico Stürme der Leidenschaft diretto dallo stesso
regista, in cui fu Ania ed ebbe come partner Charles Boyer.
Ne La donna nuda, una pellicola ingiustamente dimenticata, tratta dall’omonima commedia di Henri
Bataille, che ricostruisce con un certo realismo le Montmartre e Montparnasse
dei primi decenni del Novecento, offrì un’altra interpretazione memorabile.
É la storia di Lolette, l’umile modella del pittore Rouchard, che s’innamora del più
giovane pittore Bernier, divenendone l’amante e posando per lui per un nudo che
lo farà diventare celebre. All’apice della fama, Bernier sposa Lolette per una
sorta di debito d’onore, ma presto la tradisce con una principessa. Dopo aver
cercato inutilmente d’impietosire la sua rivale, Lolette tenta il suicidio, ma
scampa alla morte. Non le resta che accettare la corte del povero Rouchard, che
l’ha sempre tacitamente amata.
Ne La donna nuda Odette recita, canta e appare
una meravigliosa persona viva; fisicamente e professionalmente può sembrare la
variante europea di Jeannette MacDonald, forse meno esperita di lei sul piano
vocale, ma certo non inferiore su quello interpretativo. Sempre nel ’32, indizio
della notorietà raggiunta, ella pubblicò le sue memorie sul giornale ebdomadario
“Marianne”.

Nel ’33 Odette apparve in tre film, tutte commedie boulevardières: fu la
Môme Crevette ne La dame de chez Maxim’s di Alexander Korda, tratto
dall’omonima farsa in tre atti di Georges Feydeau, Monique Langer ne Le grand
bluff di Maurice Champreaux, e Yvonne Béjun ne Les deux canards di Erich
Schmidt. L’anno seguente lavorò solo in due film, entrambi drammatici: fu
un’intensa Fantine nella terza versione cinematografica de I miserabili di Victor
Hugo (Les misérables) diretta da Raymond Bernard, e Mme Muskat ne La
leggenda di Liliom (Liliom) di Fritz Lang; in teatro fu la protagonista del musical
Marie Galante di Jacques Deval, con la musica di Kurt Weill: ma l’opera non
ottenne l’esito sperato.
Da tempo divorziata dal primo marito, il 15 maggio ’34,
nel paesino di La Frette-sur-Seine in Val-d’Oise (Île-de-France), Odette sposò il
trentenne ex pilota automobilistico Pierre Marcel Foucret, figlio del proprietario
e direttore del cabaret Le Moulin-Rouge, nonché amministratore dell’Olympia e
delle Folies Bergères. La loro unione si trascinò stancamente per dieci anni, fino
al 3 gennaio 1944, quando ottennero il divorzio. In seguito, Odette si legò al
franco-algerino Ben Amar Ben el Gaid detto Ahmed il Vecchio (1888-1963),
domatore di leoni e direttore del celebre circo Amar.
Lavorò in due film anche nel ’35: fu Irma Lunette nel poliziesco Amant et voleurs di Bernard, accanto a
Pierre Blanchar, Arletty e Michele Simon, e Mme Colombe nel drammatico La
marmaille di Dominique Bernard-Deschamps. Nel ’36 impersonò Valentine nel
truce e bellissimo Il delitto del signor Lange (Le crime de monsieur Lange) di
Jean Renoir, che riscosse grande successo. Il 12 giugno di quell’anno, recandosi
su un’auto sportiva a Les Sables-d’Olonne, a causa dell’eccessiva velocità con
cui guidava, alla curva di Foucauges lo scoppio di un pneumatico portò il mezzo
a ribaltarsi: delle tre persone che viaggiavano con lei, una perse la vita e le altre
furono gravemente ferite; uscita miracolosamente illesa ma molto scossa, ella si
riprese solo dopo mesi.

Tornò al cinema nel ’37, impersonando Aline nel drammatico Les anges noir
di Willy Rozier, dall’omonimo romanzo di François Mauriac; nel ’38 vestì i
panni d’Irène nella commedia Clodoche di Raymond Lamy, accanto a Jules
Berry. Dopo due anni di sosta, nel ’41 fu Mme Lescalier nella commedia
drammatica Sixième étage di Maurice Cloche, con Brasseur e Janine Darcey; si
trattò del suo ultimo film fino al termine del secondo conflitto mondiale.
Nel 1945 riprese il suo lavoro sul set interpretando Charlotte Donge nel
poliziesco Les caves du Majestic di Richard Pottier: un’avventura del
commissario Maigret, a cui prestò le fattezze Albert Préjean. Ma incalzando l’età
certi ruoli le erano ormai preclusi; così nel cinema le sue partecipazioni si fecero
sporadiche: nel ’52 rimediò una particina in uno dei tre episodi della commedia
Trois femmes di André Michel, ispirati ad altrettanti racconti di Maupassant; nel
’55 fu Mme Natkine nell’avventuroso Oasi (Oasis) di Yves Allegret, protagonisti
Brasseur e Michéle Morgan; nel ’56 fu Maman Coupeau nel drammatico e
premiatissimo Gervaise di René Clement, tratto dal romanzo L’ammazzatoio di
Émile Zola: la sua miglior parte nel dopoguerra. Quell’anno stesso concluse la
sua più che onorevole carriera davanti alla macchina da presa col ruolo di
Sidonie Vauquier nel drammatico Sangue alla testa (Le sang à la tête) di Gilles
Grangier, interpretato da Jean Gabin e tratto da un romanzo di Simenon.

Odette visse il resto dei suoi anni dapprima in Belgio, poi nell’Africa coloniale francese, dove gestì senza fortuna alcuni locali in Marocco, Algeria e Costa d’Avorio, finendo per tornare in patria e aprire un ennesimo caffè a Les Sables-d’Olonne, anche questo con modesti introiti. Viveva in una piccola casa dietro il lungomare, in rue Fleurie, vendendo uova delle sue galline. Nel 1974 s’infortunò un ginocchio in un incidente automobilistico: essendo una paziente molto inquieta venne trasferita in un ospedale psichiatrico, dove si spense il 28 settembre di quell’anno, all’età di settantaquattro anni, un mese e diciannove giorni, quasi del tutto dimenticata e in condizioni di relativa povertà. Riposa nel vecchio cimitero di La Chaume.
