#370 - 1 gennaio 2026
Il DIRETTORE DEL GIORNALE E I REDATTORI TJUTTI AUGURANO UN SERENO NUOVO ANNO - AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 14 gennaio, quando lascerà il posto al numero 371. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Cinema

I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"

Odette Florelle

Diari di Cineclub - 126 Odette Florelle

Di
Virgilio Zanolla

Per un attore o un’attrice c’è qualcosa di peggio dell’essere dimenticati?
Credo proprio di no.

Odette FlorelleOdette Florelle

É vero che Odette Florelle, il personaggio di cui parlo questo mese, si trova in ottima compagnia, essendo quella dei ’dimenticati’ una categoria ricca di nomi, e in perenne corso di acquisizioni. Ma oltreché particolarmente triste, la sua sorte resta in buona parte inspiegabile, giacché non si trattò solo di una bravissima attrice, altresì di un’ispirata cantante, i cui motivi godettero di grande popolarità nella Francia tra la seconda metà degli anni Venti e la prima dei Trenta, facendone uno dei simboli della Parigi d’allora.

Si chiamava in realtà Odette Élisa Joséphine Marguerite Rousseau ed era nata il 9 agosto 1898 a Les Sables d’Olonne, in Vandea. Era la prima di tre sorelle, figlia del ventiseienne Élisee Joseph Ulysse e della diciannovenne Diadéma Messie Rabillier; la sua era una famiglia modesta, che risiedeva nello storico quartiere di La Chaume, il più antico della pittoresca stazione balneare affacciata sull’Atlantico.
Nel 1905 suo padre, impiegato comunale, lasciò il lavoro per trasferirsi con moglie e figlie a Parigi, dove avviò un’impresa commerciale. É da presumere che le cose non gli andarono proprio bene, giacché a partire dal 1909 Diadéma lavorò come cassiera al Café La Cigale, uno dei più celebri cabaret di Montmartre, che aperto nel 1887 nel quartiere Pigalle calamitava artisti e personaggi del bel mondo.

E fu appunto lì che, all’età di soli quattro anni, Odette esordì in palcoscenico in uno spettacolo in cui c’era un piccolissimo ruolo per una bambina. In seguito, incoraggiata dalla madre, all’età di tredici anni tornò a calcare il palcoscenico come attrice e cantante, collaborando col giovane e poliedrico tolonese Jules Auguste César Muraire detto Raimu in uno sketch che si chiamava L’uomo di Marsiglia e la parigina e vedeva lei nel ruolo della titi (monella di strada della ville lumière), che più avanti avrebbe interpretato con successo anche nel cinema.

E appunto nella settima arte ella debuttò l’anno seguente, con una particina nel cortometraggio La masque d’horreur di Abel Gance, accanto ad Édouard de Max e Charles de Rochefort, e l’anno dopo era già promossa protagonista in un altro corto drammatico, La petite Fifì di Henri Pouctal (1913); in entrambi i film si propose col nome d’arte di Florelle, in omaggio al suo collega Jean Flor, un reputato tenore leggero.

Odette FlorelleOdette Florelle

Il buon esito delle sue performances vocali e recitative la portò di locale in locale (Les Capucines, il Ba-Ta-Clan, La Scala, il Casino de Paris...), finché nel 1914, entrata nella compagnia di music-hall L’Européen, intraprese la sua prima tournée fuori della madrepatria, esibendosi in Austria-Ungheria, Romania e nella Turchia dell’Impero Ottomano. Ma al principio d’agosto, a Vienna, le rappresentazioni vennero interrotte a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, avvenuto il 28 luglio. Rientrata in patria, Odette si produsse negli ospedali militari, in rappresentazioni dedicate ai soldati feriti al fronte.

Nel 1918 tornò sul palcoscenico: nel ’19 si esibì come cantante all’Apollo, nel ’20 alle Folies Bergère e nel ’21 all’Olympia. L’anno dopo impersonò Lolou Prisme nella commedia in tre atti di Maurice Hennequin e Romain Coolus La Sonnette d’alarme, rappresentata al Théâtre de l’Athénée a partire dal 15 dicembre.
Nei primi mesi del 1923 tornò davanti alla macchina da presa per interpretare tre cortometraggi del regista Henri Diamant-Berger: le commedie Gonzague e Jim Bougne, boxeur, accanto a Maurice Chevalier, Albert Préjean e Georges Milton, tre vedettes del music-hall francese d’allora, e il drammatico L’affaire de la rue de Lourcine, con Chevalier e Milton. Il 14 aprile dello stesso anno, con l’imponente compagnia di León Volterra e Mme Rasini (110 artisti, 3.000 costumi, 550 metri quadri di decori), s’imbarcò a Bordeaux sul “Massilia” per una lunghissima tournée in America che toccò Argentina, Uruguay, Cile, Brasile, e in seguito Cuba, Messico e Stati Uniti, rappresentando con grande successo ben quattro riviste e altrettante operette.

All’Avana Odette conobbe e s’innamorò di Ernesto Bernardo Padilla Mancera, un possidente messicano che aveva sette anni meno di lei, e lo sposò il 10 dicembre ’25. Il matrimonio non funzionò fin da subito, anche per problemi pratici, legati alla carriera artistica di lei. In quel periodo, infatti, al teatro Esperanza Iris di Città del Messico ella venne scelta quale controfigura di Mistinguett: era un’occasione preziosa per farsi notare.
Odette si esibì più volte con Maurice Chevalier nella rivista Ça, c’est Paris, finché nel ’26 anche lo stesso Chevalier venne sostituito da Henri Garat: tra lei e il ventitreenne ex boy del Casino de Paris nacque subito una grande attrazione reciproca, che sfociò in una più o meno scoperta relazione. La loro intesa durò fino al 1930, quando i due si guastarono a causa del film musicale Le Chemin du Paradis, la versione francese di Die Drei von der Tankstelle di Wilhelm Thiele, il primo musical della storia del cinema germanico: Max de Vaucorbeil, il regista della pellicola in francese (che venne girata in contemporanea alla tedesca), quale interprete maschile aveva scelto Garat, giacché nei modi e nel fisico somigliava molto a Willy Fritsch, protagonista della versione originale; per il ruolo della protagonista femminile, Liliane, Odette si aspettava che Garat proponesse il suo nome. Forse egli non lo fece, o più probabilmente lo fece, ma la produzione aveva già scelto Lilian Harvey, la Lilian della versione germanica, che essendo poliglotta parlava perfettamente il francese; per Odette lo smacco fu difficile da digerire - anche per lo straordinario successo che arrise al film pure oltreoceano, aprendo ai due protagonisti le porte di Hollywood - e portò alla rottura con lui.

Nel frattempo, nel ’27 ella aveva preso parte a un nuovo allestimento della rivista Ça, c’est Paris, al Moulin Rouge, stavolta in coppia con l’attore e cantante Félicien Tramel, e nel ’28 in coppia con Garat alla Revue de Wagram, intraprendendo con la compagnia una nuova tournée internazionale che toccò vari paesi d’Europa, conclusasi nel ’29.
Fu in occasione di una di quelle rappresentazioni che il regista austriaco Georg Wilhelm Pabst ebbe modo di ammirare per la prima volta il suo talento. Tra il ’27 e il ’34 Odette registrò la maggior parte delle canzoni interpretate fino ad allora nei suoi film, con motivi struggenti come il Complainte des filles de Bordeaux, Si maman le veut, Sur le bitume e Y a des soirs.

Odette FlorelleOdette Florelle

Per dimenticare la delusione di Le Chemin du Paradis si gettò a capofitto nel cinema, in quello stesso 1930 prendendo parte a tre film: la commedia L’amour chante di Robert Florey, anche nella versione spagnola El amor solfeando di Armand Guerra, e il dramma psicologico Le Procureur Hallers di Robert Wiene.
Il 1931 fu il suo anno cinematografico per eccellenza: infatti apparve in ben sette film, segnalandosi definitivamente al pubblico come la vera ʽmaschietta’ parigina: il poliziesco Le Poignard malais di Roger Goupillières, la commedia Ma tante d’Honfleur di André Gillois, il drammatico Faubourg Montmartre di Raymond Bernard, le commedie Gagne ta vie di André Berthomieu (dove interpretò se stessa) e Atout cœur di Henry Roussel, la versione francese del dramma musicale L’Opera da tre soldi di Pabst e la versione francese del poliziesco Autour d’une enquête di Henri Chomette.
Fu soprattutto l’incredibile successo de L’Opéra de quat’sous, tratto dalla pièce di Bertold Brecht e Kurt Weill, a costituire la sua rivincita; Pabst, che diresse sia la versione cinematografica tedesca che quella francese dell’opera, per la parte della protagonista Polly Peachum si era ricordato di lei, e la sua scelta venne corroborata dal lusinghiero parere espresso da Weill. Nel film, oltre a mostrare grande intensità drammatica, Odette interpretò da par suo il brano Le Chant de Barbara.

Odette Florelle

Anche il 1932 fu per lei un anno artisticamente molto favorevole. Prese parte a sei film: quattro commedie, dove fu Paulette in Vacances di Robert Boudrioz, Maud ne Le fils improvisé di René Guissart, Gladys ne La merveilleuse journée di Robert Wyler e Yves Mirande, e Lolette ne La donna nuda (La femme nue) di Jean-Paul Paulin; più il fantascientifico Atlantide (id.) di Pabst, nel quale impersonò Clémentine, e il dramma poliziesco Tumultes di Robert Siodmak, versione francese del germanico Stürme der Leidenschaft diretto dallo stesso regista, in cui fu Ania ed ebbe come partner Charles Boyer.
Ne La donna nuda, una pellicola ingiustamente dimenticata, tratta dall’omonima commedia di Henri Bataille, che ricostruisce con un certo realismo le Montmartre e Montparnasse dei primi decenni del Novecento, offrì un’altra interpretazione memorabile.
É la storia di Lolette, l’umile modella del pittore Rouchard, che s’innamora del più giovane pittore Bernier, divenendone l’amante e posando per lui per un nudo che lo farà diventare celebre. All’apice della fama, Bernier sposa Lolette per una sorta di debito d’onore, ma presto la tradisce con una principessa. Dopo aver cercato inutilmente d’impietosire la sua rivale, Lolette tenta il suicidio, ma scampa alla morte. Non le resta che accettare la corte del povero Rouchard, che l’ha sempre tacitamente amata.
Ne La donna nuda Odette recita, canta e appare una meravigliosa persona viva; fisicamente e professionalmente può sembrare la variante europea di Jeannette MacDonald, forse meno esperita di lei sul piano vocale, ma certo non inferiore su quello interpretativo. Sempre nel ’32, indizio della notorietà raggiunta, ella pubblicò le sue memorie sul giornale ebdomadario “Marianne”.

Odette Florelle

Nel ’33 Odette apparve in tre film, tutte commedie boulevardières: fu la Môme Crevette ne La dame de chez Maxim’s di Alexander Korda, tratto dall’omonima farsa in tre atti di Georges Feydeau, Monique Langer ne Le grand bluff di Maurice Champreaux, e Yvonne Béjun ne Les deux canards di Erich Schmidt. L’anno seguente lavorò solo in due film, entrambi drammatici: fu un’intensa Fantine nella terza versione cinematografica de I miserabili di Victor Hugo (Les misérables) diretta da Raymond Bernard, e Mme Muskat ne La leggenda di Liliom (Liliom) di Fritz Lang; in teatro fu la protagonista del musical Marie Galante di Jacques Deval, con la musica di Kurt Weill: ma l’opera non ottenne l’esito sperato.
Da tempo divorziata dal primo marito, il 15 maggio ’34, nel paesino di La Frette-sur-Seine in Val-d’Oise (Île-de-France), Odette sposò il trentenne ex pilota automobilistico Pierre Marcel Foucret, figlio del proprietario e direttore del cabaret Le Moulin-Rouge, nonché amministratore dell’Olympia e delle Folies Bergères. La loro unione si trascinò stancamente per dieci anni, fino al 3 gennaio 1944, quando ottennero il divorzio. In seguito, Odette si legò al franco-algerino Ben Amar Ben el Gaid detto Ahmed il Vecchio (1888-1963), domatore di leoni e direttore del celebre circo Amar.
Lavorò in due film anche nel ’35: fu Irma Lunette nel poliziesco Amant et voleurs di Bernard, accanto a Pierre Blanchar, Arletty e Michele Simon, e Mme Colombe nel drammatico La marmaille di Dominique Bernard-Deschamps. Nel ’36 impersonò Valentine nel truce e bellissimo Il delitto del signor Lange (Le crime de monsieur Lange) di Jean Renoir, che riscosse grande successo. Il 12 giugno di quell’anno, recandosi su un’auto sportiva a Les Sables-d’Olonne, a causa dell’eccessiva velocità con cui guidava, alla curva di Foucauges lo scoppio di un pneumatico portò il mezzo a ribaltarsi: delle tre persone che viaggiavano con lei, una perse la vita e le altre furono gravemente ferite; uscita miracolosamente illesa ma molto scossa, ella si riprese solo dopo mesi.

Odette Florelle

Tornò al cinema nel ’37, impersonando Aline nel drammatico Les anges noir di Willy Rozier, dall’omonimo romanzo di François Mauriac; nel ’38 vestì i panni d’Irène nella commedia Clodoche di Raymond Lamy, accanto a Jules Berry. Dopo due anni di sosta, nel ’41 fu Mme Lescalier nella commedia drammatica Sixième étage di Maurice Cloche, con Brasseur e Janine Darcey; si trattò del suo ultimo film fino al termine del secondo conflitto mondiale.
Nel 1945 riprese il suo lavoro sul set interpretando Charlotte Donge nel poliziesco Les caves du Majestic di Richard Pottier: un’avventura del commissario Maigret, a cui prestò le fattezze Albert Préjean. Ma incalzando l’età certi ruoli le erano ormai preclusi; così nel cinema le sue partecipazioni si fecero sporadiche: nel ’52 rimediò una particina in uno dei tre episodi della commedia Trois femmes di André Michel, ispirati ad altrettanti racconti di Maupassant; nel ’55 fu Mme Natkine nell’avventuroso Oasi (Oasis) di Yves Allegret, protagonisti Brasseur e Michéle Morgan; nel ’56 fu Maman Coupeau nel drammatico e premiatissimo Gervaise di René Clement, tratto dal romanzo L’ammazzatoio di Émile Zola: la sua miglior parte nel dopoguerra. Quell’anno stesso concluse la sua più che onorevole carriera davanti alla macchina da presa col ruolo di Sidonie Vauquier nel drammatico Sangue alla testa (Le sang à la tête) di Gilles Grangier, interpretato da Jean Gabin e tratto da un romanzo di Simenon.

Odette Florelle

Odette visse il resto dei suoi anni dapprima in Belgio, poi nell’Africa coloniale francese, dove gestì senza fortuna alcuni locali in Marocco, Algeria e Costa d’Avorio, finendo per tornare in patria e aprire un ennesimo caffè a Les Sables-d’Olonne, anche questo con modesti introiti. Viveva in una piccola casa dietro il lungomare, in rue Fleurie, vendendo uova delle sue galline. Nel 1974 s’infortunò un ginocchio in un incidente automobilistico: essendo una paziente molto inquieta venne trasferita in un ospedale psichiatrico, dove si spense il 28 settembre di quell’anno, all’età di settantaquattro anni, un mese e diciannove giorni, quasi del tutto dimenticata e in condizioni di relativa povertà. Riposa nel vecchio cimitero di La Chaume.

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