"A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco”
Luoghi dell'anima
Trieste e i caffe'
di Roberto Bonsi
Trieste è una città a dir poco ”meravigliosa” e conta più o meno di 200 mila abitanti (n.d.a.: questo secondo una stima del luglio 2025), ed è il capoluogo di quella ridente regione di confine, che come tutti noi ben sappiamo, risponde al nome di Friuli-Venezia Giulia.
Trieste si trova in un importante crocevia economico-commerciale e geopolitico, che dai secoli passati fino ad oggi ha rivelati in sé i suoi caratteri mitteleuropeo e slavo.

La città, che detiene anche un'impronta asburgica per via di una sua trascorsa occupazione austriaca, è posta su di alcuni pendii e su due colline, sotto le quali si stende il Mare Adriatico. Le colline sono quelle di San Giusto e di San Vito, mentre alle sue spalle ecco i primi anfratti dell’altopiano carsico. Attorno, e sotto i due luoghi appena nominati, ecco la “Città Vecchia”, detta:”Borgo Teresiano”. Trieste è il "Genius-Loci" che negli ormai remotissimi tempi di Roma antica, si chiamava “Augusta Tergeste”. Essa è anche denominata la “Città del Caffè”, e questo è per noi il tema predominante di questo nostro purtroppo rapido (sic!.) “passaggio” in questa bella città dai tanti contrasti e dalle tante bellezze, tra le quali il godimento del suo ampio panorama marittimo e terrestre. Oltre al suo rinomato centro storico, si presenta ai turisti ed ai visitatori, con ali altri suoi quartieri, i quali sono,,il Borgo Giuseppino, e la parte più a mare, detta: la Barcola. Il caffè …?. E’ sempre l'ora giusta per gustarsi un buon caffè, da soli o in compagnia, e sono diverse le città in Italia che hanno delle botteghe del caffè con caratura storica.. Iniziamo, dunque, ora un breve “tour” tra i luoghi di mescita e di ristoro prettamente triestini, e che sono legati legati all'uso ed al consumo di questa preziosa, ed a volte anche inebriante bevanda (n.d.a.: Vedi ad esempio, il caffè americano)

Attenzione, però, perchè per ordinare un caffè in quel di Trieste, bisogna assumere alcuni termini verbali di natura prettamente gergale, pur restando circoscritti nella lingua italiana, ma che restano non comprensibili ai più. Una sorta di … "parola magica”, questo per farsi meglio comprendere dai barmen della città stessa, ed esser così serviti nel migliore dei modi.

I “luoghi simbolo” dei “caffeinomani” triestini più incalliti e di quelli di ogni dove, sono cinque in tutto, e si possono tenere nel velocissimo conteggio delle cinque dita della mano destra, perchè se non si è mancini è con il pollice e l’indice della mano destra che si prende l’ansa, cioè il piccolo manico della tazzina. Esiste in tal senso anche una piccola superstizione, in quanto a suo tempo qualcuno ha messo in giro la voce che mescolare il caffè in senso antiorario ed in ispecie con la mano sinistra, il gesto di per sé, porta una “vagonata” di sfortuna, ma noi “giriamo pagina” davanti a queste assurde dicerie e torniamo a scrivere delle beltà di questo luogo ameno.. -"Quel fiol d’un can fa le feste/Perche xe un can de Trieste (2 volte)/Davanti a un fiasco de vin/Quel fiol d’un can fa le feste/Perche xe un can de Trieste/E ghe piasi il vin!.Questa è la più nota canzonetta popolare triestina, e che a suo tempo fu rielaborata e portata al successo nazionale, dal musicista, cantante ed “entertainer” nativo di Trieste, il “grande” ed indimenticabile Lelio Luttazzi. Chi se lo ricorda …???. Trieste come abbiamo detto, e come si sa, è una città di confine, la quale nel corso della sua avvincente storia pluricentenaria ha fatto … “gola” a molti. Noi non intendiamo scrivere di politica, che da atto sublime per regolamentare la vita in comune delle genti, è poi sempre stata un qualcosa di veramente … sporco. Noi non vogliamo scrivere dell’ economia in loco, che pare abbastanza florida, con il suo porto, e con i suoi passeggeri, le merci ed i "pallets" vari. Il turismo “tira” forte e non è di solo passaggio, ma è la cultura il “modus-vivendi” ed anche "operandi", della quale stiamo iniziando a descrivervi, e che dunque desideriamo porre alla vostra conoscenza.

Sono diversi ed insigni i letterati ed i poeti italiani e stranieri che hanno fatto di Trieste la loro … “culla”, il loro “nido”, e quale posto migliore per vivere la cultura, se non i caffè, e quelli di Trieste, sono per l’appunto, questi che andiamo ad elencare con l’accompagnamento di una brevissima “sinossi”, sottostante la loro titolazione. L’amabile e … “ventosa” città carsica, che a causa dell’ “homo bellator” ha spesso vissuto anche dei momenti stoici, ma soprattutto fortemente duri, come ad esempio le famigerate e macabre scene di odio e di guerra, non scordando le “ foibe” e le fucilazioni di massa del “truce” periodo “titino”, in questo che è sempre stato un territorio conteso da più parti.

Torniamo però ora, seppur con mesta allegrezza, visti anche i tempi grami attuali, a scrivere di una Trieste dove il … gran “profumo” delle libertà, si è fatto e “regna” finalmente “sovrano”. La storia, i commerci, il caffè e la Cultura, quella con la “A” maiuscola, hanno fatto di Trieste un posto davvero importante. Scriviamo del commediografo, sceneggiatore, attore e critico cinematografico Tullio Kezic, di Paolo Rumiz, giornalista, scrittore e viaggiatore, il succitato Luttazzi, musicista ed affabulatore, lo scrittore croato di origine italiana Fulvio Tomizza, poi voltandosi all’indietro, ecco lo scrittore Italo Svevo, che da impiegato in diverse filiali di banca, è diventato il “grande” scrittore che in tanti si onora, il poeta Umberto Saba, lo scrittore triestino di lingua slovena, Boris Pahor, lo scrittore ed “elzevirista” de: “Il Corriere della Sera”, Claudio Magris, lo scrittore Mauro Covacich, e così via elencando.

Un'immensa “impronta” nella Trieste socioculturale è stata lasciata invece dallo scrittore Irlandese James Joyce. Ma dove si riuniva questo “fior fiore” di eminenti della “buona penna”?. Ma nelle botteghe storiche che erano e sono a tutt’oggi sempre impegnate ad elargire l’ottimo caffè che si consuma da quelle parti?. A proposito di quest’ultimo, che pur … “dribblando” tra Trieste ed i suoi uomini di cultura, saprete che si fanno anche dei “tour” guidati ma anche no, nel visitare e ed anche gustare, per l’appunto il caffè ed altre prelibatezze, tra cui fette di torte, tipo la viennese “Sacher”, la “Gubana”, che è tipicamente triestina, la “Pinza”, la “Carsolina”, il "Presnitz", e tante altre“dolcezze”.
Si entra e si esce dai vari caffè storici, soprattutto, grazie anche alle miscele variegate che compongono, questo che è definito dai più, per il suo alto valore commerciale: l’ “oro nero” per eccellenza (n.d.a.: attenzione però che anche il petrolio è definito con questo sostantivo). Non solo i caffè storici, pieni di rasserenante atmosfera e di un fascino davvero particolare, grazie agli artisti e agli intellettuali che lo hanno frequentato ed ancora seppure con minore presa rispetto al passato, lo frequentano; ma ci sono anche le osterie di antico e nuovo stampo, i ristoranti,i bar e così via … . I locali adibiti, a caffè così intrisi di storia del tempo che fu, sono cinque, e quindi si contano su tutte le cinque dita d'una mano, e qui ve li elenchiamo: Caffè Tommaseo, “ Caffè Torinese”, Caffè Pasticceria Pirona”, “Caffè Stella Polare, “Caffè San Marco. Il “Tommaseo” è senza ombra di dubbio alcuno il caffè più antico della città.ed infatti la sua nascita risale al 1825 e fu fondato da un padovano, tal Tomaso Marcato e fu così battezzato al ricordo del patriota irredentista Niccolò Tommaseo. Umberto Saba, Stendhal, Svevo, e tanti altri illustri pensatori, passarono di lì. Il “Torinese” con il suo bancone in stile “Liberty”.

Sempre nel riconoscibile medesimo stile, ecco la “Pasticceria Pirona", la “Caffetteria Stella Polare” in pieno stile viennese, ed abbellita con stucchi e specchi. Il "Caffè San Marco” che fu ritrovo dei giovani "irredentisti" di quel tempo. oggi questo locale vive una sua seconda "frizzante" vita come bar, ristorante e persino come libreria. I luoghi di mescita triestini hanno una particolarità unica, che non è solo la loro diffusa storicità, parte essenziale del nostro scrivere, ma a parte vi sono anche le sopra citate parole definite in gergo, con la quale si deve chiedere di bere un caffè, senza fare la “magra” figura di non sapere in quanto si è un forestiero od uno straniero. Si entra in un caffè in loco, si ammira la beltà del locale, che forse all'inizio un tantino intimidisce, e ci si reca al bancone per chiedere un … “nero” che non è altri che un espresso, Un … “capo in B” se si vuole il caffè nel vetro, il macchiatone è un cappuccino servito sempre nel vetro e con maggior latte al suo interno. Il “caffelatte” che poi sarebbe il nostro cappuccio e la “gocciata” o “goccia”,la quale è un po’ di latte posto al centro del caffè i

E’ bello attendere la “percolazione” del caffè, fatto con la Moka classica od ancor meglio con le macchine per il caffè “azionate” sempre dai barmen triestini. Davvero a Trieste questa bevanda è tutta un’altra cosa.Secondo il compianto ingegnere, scrittore e divulgatore…”filosofico” napoletano Luciano De Crescenzo, -”Il caffè è una scusa. Una scusa per dire ad un amico che gli vuoi bene”-. Lo scrittore Erri De Luca, che noi apprezziamo particolarmente, scrisse che -”A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco”., e secondo noi egli ha perfettamente ragione.
