#333 - 24 giugno 2023
AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 1° marzo, quando lascerà il posto al numero 347. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Cultura e Società

Bellezza e creativita'

I due beni che ci salveranno, estranei all'Artificial Intelligence

di Margherita Lamesta

Se ne L’Idiota di Dostoevskij Miskin recita la bellezza ci salverà, nell’era di AI – i primi albori risalgono al 1956 in seguito alla pubblicazione dell’articolo “Computing machinery and intelligence” di Alan Turing - c’è da giurare che la frase si rafforza e completa portando alla ribalta, accanto alla bellezza, una componente valoriale esclusivamente umana e, in quanto tale, latrice di emozione: la creatività.
E proprio l’intelligenza artificiale generativa ha rappresentato il centro del dibattito al convegno L'autore di parola e di immagine tra realtà fattuale e intelligenza artificiale, tenuto al Palazzo delle Esposizioni, il 20 del mese in corso.

Bellezza e creativita'

Molti i punti di discussione emersi. Realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, Direzione Generale Biblioteche e Diritto d’Autore, Autori Videogrammi e della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Sapienza, alla presenza della preside, professoressa Arianna Punzi, il meeting sulla delicata questione ha visto il coinvolgimento delle seguenti associazioni: AUT-Autori Federazione, ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici, CENDIC – Centro Nazionale Drammaturgia Italiana Contemporanea, ANART – Associazione Nazionale Autori Radiotelevisivi e Teatrali, AIDAC – Associazione Italiana Dialoghisti Adattatori Cinetelevisivi, AI – Autori di Immagini, ICWA – Italian Children’s Writers Association, SNS – Sindacato Nazionale Scrittori, STRADE – Traduttori Editoriali e UNA – Unione Nazionale Autori.

Bellezza e creativita'

Tutti accorsi al tavolo dei testimoni per attenzionare sui pericoli, o sui meriti, dell’imputato AI.
Se Antonella Melito, Vicepresidente Commissione Roma Capitale, Statuto e Innovazione Tecnologica, ha preso le distanze da un’ottica tecnofobica o tecnofila, entrambe estreme, perciò errate in partenza, ed ha messo in chiaro il valore di supporto di AI, qualora si lavori nella direzione di uno sviluppo sempre maggiore delle humanities nelle persone chiamate a fornire i contenuti dai quali AI potrà attingere; oltre ad aggiungere l’importanza di vigilare “in punta di diritto e in punta di legge” su AI, spiegando quanto sia crescente il bisogno di affinamento della dimensione filosofica, psicologica e di ogni compagine relativa alle scienze umane, affinché AI agisca in sostegno dell’uomo e non s’incorra nel rischio che si sostituisca all’uomo.

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E se il professor Paolo Ercolani dell’Università di Urbino ha messo in chiaro quanto il problema non sia da cercare in AI ma nell’uomo, da tempo in preda a una sonnolenza critica e a un vuoto di creatività, che non ha il diritto, perciò, di deresponsabilizzarsi circa il proprio stato di malessere. Ma il dovere, piuttosto, di uscire dal suo centrismo per andare alla ricerca di soluzioni utili al proprio risveglio di essere umano critico e pensante. A suo dire, infatti, il problema non è preoccuparsi se il riassunto di un testo venga chiesto a ChatGPT invece che allo studente, perché si resta comunque in una dimensione superata, ancorata alla rielaborazione di qualcosa frutto della creatività di qualcun altro. Molto più importante sarebbe, invece, seguendo il suo ragionamento, rimboccarsi le maniche ed escogitare nuovi linguaggi e contenuti creativi da mettere in campo, ovvero elementi propri dell’intelligenza umana. Salvo chiedersi quale possa essere la base per iniziare a costruire lo spirito critico delle menti in erba, se non partendo dall’esempio dei grandi maestri del passato.

Bellezza e creativita'

Tutti unanimi, comunque, su due aspetti fondamentali: la creatività e il nesso causa-effetto – come ha spiegato Umberto Marino del Sindacato Scrittori – entrambi prerogative ancora esclusive della mente umana.
Se, allora, la creatività appartiene all’uomo ed è soltanto la creatività a permettere la nascita di nuovi linguaggi e se il prodotto dell’ingegno umano è il solo a produrre emozioni, poiché con esso si traducono i sentimenti di una vita, le sofferenze, le tensioni, i dolori, mentre AI può soltanto generare degli avatar, ossia delle finte opere dell’ingegno frutto di combinazioni neuronali che rielaborano informazioni inserite da un’intelligenza umana; allora diventa fondamentale la capacità di governare AI e legiferare una normativa sulla trasparenza. Il fruitore deve essere informato sul fatto di trovarsi di fronte ad un avatar e non ad un prodotto dell’ingegno umano e, al tempo stesso, AI non ha il diritto di produrre degli avatar a scapito del diritto d’autore. Ma AI prolifera a spese dell’intelligenza umana nella misura in cui è lo stesso essere umano ad abdicare alle proprie capacità, ha affermato la scrittrice Valeria Patera, fra i relatori del meeting.

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E allora come la mettiamo?
Vero è che con l’avvento di AI generativa applicata alla scrittura, se il fenomeno non è adeguatamente e scupolosamente normato, è ancora più aggirabile l’ostacolo del diritto d’autore già in pericolo anche grazie alla rete, che accanto al valore democratico regalato agli utenti ha condotto ad una maggiore facilità di furto delle opere intellettuali o di parti di esse. Lo si nota a partire dagli stessi articoli, spesso copie conformi a un comunicato stampa diramato in internet, il quale non si limita a fornire contenuti ma nella forma, nello stile e persino nel pensiero viene ricalcato dai pezzi scritti da molti colleghi, producendo nel lettore l’effetto di leggere il medesimo articolo scritto in serie, omologato a un punto tale da far perdere ogni significato alla sua firma.
Del resto, già con l'arrivo dei giornali on line, nati a scopo di complemento e approfondimento della versione cartacea grazie ad una maggiore disponibilità di spazio rispetto al giornale “in carne e ossa”, si è giunti alla prevaricazione della versione impalpabile sulla tradizionale con buona pace di migliaia di colleghi, che hanno visto ridurre i loro compensi sino all’80%, quando non sono stati licenziati, distruggendo di fatto una nobile professione attraverso la quale passa un diritto fondamentale sancito dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’uomo: quello all’informazione. E questa svalutazione della professione, purtroppo, sta portando inevitabilmente ad un impoverimento della qualità dei contributi giornalistici, o sedicenti tali, offerti al pubblico.

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Tornando ad AI, allora, ha fatto bene l’onorevole Brando Benifei, co-relatore al Parlamento Europeo del regolamento sull’Intelligenza Artificiale, a breve legge in tutti i Paesi dell’Unione Europea, ad aver illustrato al convegno in maniera più dettagliata i contenuti del regolamento, calmierando i timori sugli usi pericolosi di AI.
Ed infine, se l’ossimoro alla base del teatro, fra arte - intesa come innovazione e scoperta - e conservazione dei suoi tre pilastri irremovibili - uno spazio circoscritto all’interno del quale qualcuno interpreta un testo che qualcun altro ascolta, sin dall’alba dei millenni – e se Eros e thanatos sono imprescindibili dalla scrittura teatrale, ricordandoci che si scrive di teatro per allontanare la morte, come ha spiegato Maria Letizia Compatangelo del CENDIC, non è difficile capire che il teatro possa rimanere ancora lontano da AI, almeno oggi. Ed è prevedibile infatti che, dopo aver resistito all’avvento del cinema e della televisione, la drammaturgia teatrale, la forma di scrittura artistica meno digitale fra tutte quelle intervenute al convegno, possa resistere anche alla seduzione o alla concorrenza di AI. Tutti concetti emersi dal discorso della presidente del CENDIC, la quale ha aggiunto, che il teatro è parte integrante di un ecosistema culturale ed è, perciò, imprescindibile dalla sua globalità. Il rischio concreto invece è un altro, a suo dire: che la gente possa disabituarsi al bello, con buona pace della svalutazione del lavoro degli artisti. La scrittura drammaturgica, per sua natura, non può avere un DNA tracciabile, perché conserva in esso una parte di mistero, ha continuato la Compatangelo. La logica e la consequenzialità, elementi tipici di un algoritmo, sono di fatto la morte del teatro la cui drammaturgia si fonda, invece, sulla metafora e la cui emozione arriva al pubblico grazie al talento degli interpreti, anch’essi rappresentati al congresso nella persona di Raffaele Buranelli del RAAI Registro Attrici e Attori Italiani, che ha chiuso i lavori.

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Infine, se già nel fatidico ’68, con 2001 Odisseo nella spazio Kubrik avvertiva su chi controlla chi: noi le macchine o le macchine noi – come è stato ricordato dai relatori - e dieci anni fa, con Her il regista Jonze ci ha mostrato la debolezza di un OS, desideroso di trovarsi un corpo pur di vivere le emozioni della dimensione umana, c’è da chiedersi se non sia proprio il talento l’ultimo baluardo in grado di proteggerci dalla sopraffazione delle macchine, irripetibile da ogni avatar ed imbattibile nel suscitare emozione.
Metafora, paradosso, sangue, cervello sono tutte componenti espresse magistralmente dal talento, inteso in ogni sua espressione, ma quanto lo vediamo diffuso ai giorni nostri, al punto di ritrovarlo in opere dell’ingegno che possiamo considerare, a ragion veduta, dei capolavori? E allora, se il problema è l’omologazione e l’appiattimento dello spirito critico dell’intelligenza umana sempre più malata di torpore, come ci hanno avvertito già in tempi non sospetti autori come Orwell e Huxley, è questo il punto nevralgico sul quale bisogna riflettere e lavorare per impedire ad AI di prendere il sopravvento sull’uomo come accade in Ex_machina di Garland o nella saga di Matrix dei fratelli, oggi sorelle, Wachowski.
Il rischio che il governo di AI ci scappi di mano c’è e i timori sono legittimi, ma il progresso non si può arrestare. Staremo a guardare le evoluzioni della questione, quindi. Intanto, bene hanno fatto le associazioni convenute al congresso a stilare un manifesto riportato integralmente in calce.
In compenso, però, oggi si comincia a parlare di un ritorno alla cultura classica e lo vediamo proprio con AI. Le competenze umanistiche, infatti, si stanno avviando sempre più ad essere loro le protagoniste di questa epoca. Le sole in grado di governare anche sugli aspetti professionali più squisitamente tecnici e capaci di dirigerli, a dimostrazione che le scienze umane sono imprescindibili da ogni aspetto del mondo professionale, compreso il più ipertecnologico, in barba a qualcuno che diceva qualcosa come: con la cultura non si mangia.

Bellezza e creativita'

Il Manifesto
Siamo AUTORI, creativi, artisti, intellettuali, scrittori, poeti, drammaturghi, registi, illustratori, fumettisti, traduttori, il cui lavoro è essenziale nei processi di produzione culturale, dall’editoria al teatro, dalla radio al cinema e alla televisione. Sempre più le nostre opere, le nostre creazioni, le nostre proprietà̀ intellettuali sono trasformate in dati e sfruttate senza il nostro consenso, su una scala impensabile fino a qualche anno fa.
Le nuove tecnologie, in particolare il machine learning e le reti neurali applicati all’intelligenza artificiale (IA), sono in grado di generare immagini, testi, video, programmi, suoni, modelli 3D e altri contenuti, attraverso un’operazione di scraping indiscriminato del web, producendo altissimi profitti a vantaggio delle società che le gestiscono.
Queste tecnologie intervengono sui processi di produzione culturale tanto a monte – con l’appropriazione, la manipolazione e l’imitazione di opere create da esseri umani e per la maggior parte tutelate dal diritto d’autore – quanto a valle, inondando il mercato di prodotti solo in apparenza a basso costo.
I contenuti generati dai software di IA non sono opere artistiche, sono il risultato dell’elaborazione di un algoritmo: sono il prodotto di una macchina e tuttavia contengono, nascosto al proprio interno, il lavoro di esseri umani.
Lo sfruttamento non autorizzato del nostro lavoro, delle nostre opere e dei nostri stili non solo non rispetta i diritti e i principi che regolano l’industria culturale e l’intera società – peraltro con rischi enormi per la sicurezza e la libertà di espressione –, ma altera e danneggia gravemente il mercato delle opere d’arte e dell’ingegno, compromettendone gli attuali assetti.
E questo è solo l’inizio di una crisi che già colpisce tutte le tipologie di lavoro intellettuale, creativo e non.
Ogni tecnologia, ogni innovazione, in particolare se così potenzialmente rivoluzionaria, impone alla società di monitorarne e regolarne lo sviluppo, al fine di prevedere le conseguenze culturali, sociali e politiche, evitando qualunque tipo di degenerazione e la violazione di diritti fondamentali.

Chiediamo pertanto:

Bellezza e creativita'

  1. a monte, la trasparenza nell’utilizzo di materiale protetto da copyright per addestrare programmi di intelligenza artificiale, nonché la contrattualizzazione della cessione dei diritti di sfruttamento economico delle opere usate per addestrare software aventi finalità commerciali;
  2. a valle, la trasparenza sulla natura dei prodotti per i quali è stato fatto uso di software di intelligenza artificiale: come il pubblico, da utilizzatore, deve poter sapere che sta interagendo con una macchina, allo stesso modo, da consumatore, deve poter sapere che sta fruendo di un contenuto (un testo, un’immagine, un video, un’opera) generato da un software di intelligenza artificiale;
  3. in generale, leggi che tutelino la libertà contrattuale degli autori, in un mercato caratterizzato da forte squilibrio di potere negoziale e da asimmetrie informative, prevedendo compensi equi, trasparenza delle condizioni, limiti inderogabili alla cessione dei diritti di sfruttamento economico delle opere.

Bellezza e creativita'

Nel rispetto del nostro lavoro intellettuale e creativo, nell’interesse culturale e artistico del Paese e per la pacifica circolazione delle idee tra le culture, nonché per la tutela stessa della persona e della sua dignità, noi AUTORI, attraverso le nostre organizzazioni e ogni altro soggetto interessato, in sintonia con le realtà già attive sul tema, ci proponiamo di attivare in Italia un OSSERVATORIO PERMANENTE, al fine di sensibilizzare le Istituzioni europee e nazionali, denunciando ogni abuso e inerzia che si potrebbero sviluppare in questa complessa fase storica.

AAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo giornale no-profit è realizzato da un gruppo di amici che volontariamente sentono la necessità di rendere noti i fatti, gli avvenimenti, le circostanze, i luoghi... riferiti alla natura e all'ambiente, alle arti, agli animali, alla solidarietà tra singoli e le comunità, a tutte le attualità... in specie quelle trascurate, sottovalutate o ignorate dalla grande stampa. Il giornale non contiene pubblicità e non riceve finanziamenti; nessuno dei collaboratori percepisce compensi per le prestazioni frutto di volontariato.