#314 - 17 settembre 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 2 dicembre quando lascerà  il posto al numero 319. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti (Papa Francesco) Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo (Alberto degli Entusiasti) Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Fotografia

Il bello e il brutto del mondo

La fotografia come conoscenza

e due brani musicali di accompagnamento

Imagine

di Guido Alberto Rossi

Se tutti i politici del mondo al mattino quando si lavano i denti cantassero "Imagine" di John Lennon e alla sera prima di andare sotto le coperte, "What a Wonderfull World" di Louis Armstrong, forse il mondo andrebbe diversamente.

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Capisco che molti sono stonati e non tutti sanno l’inglese, allora per aiutare il pianeta, suggerisco che diventi obbligatorio, prima di entrare in politica, fare il fotografo per alcuni mesi girando il mondo; sono sicuro che alla fine vedrebbero le cose in modo completamente diverso, entrerebbero nelle culture locali e imparerebbero a rispettarle per quello che sono.

Dovrebbero vedere la natura attraverso la macchina fotografica cercando la giusta luce ed inquadratura, capire quanto tutto è meraviglioso, sia che sia un deserto, una montagna o una foresta pluviale, capirebbero che il colore della pelle dei vari umani in realtà è incolore.

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In poche parole, farebbero una scuola di vita e si aprirebbero il cervello, anche perché fare il fotografo insegna che tutti i giorni devi inventarti qualcosa e quando hai un problema piccolo o grande lo devi risolvere e poi a fine della giornata tirando le somme capisci quanto e se hai guadagnato e cosa potrai pagare della pila di bollette che sono sulla scrivania di casa magari lontana dieci mila chilometri.

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Sicuramente ogni lavoro onesto potrebbe insegnar loro qualcosa, ma il fotografo è un insieme di lavori e, se non impari alla svelta a destreggiarti a gestire le situazioni imprevedibili, in men che non si dica dovrai cambiare lavoro, non basterà cambiare la poltrona del salotto.
Ovviamente questo vale anche per i fotografi di studio, che devono essere dei maghi del bricolage oltre che dei maghi della luce e quando fotografano alcune modelle devono vestire anche i panni dello psichiatra. Insomma, quattro lavori in uno.

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Avendo girato abbastanza, ho conosciuto e fotografato tante persone di tanti popoli diversi e non ho mai avuto problemi a relazionarmi con loro, spesso all’inizio sono diffidenti davanti alla macchina fotografica, ma con un po' di buone maniere ed in alcuni casi, una biro Bic (che un fotografo deve sempre avere di scorta) o qualche soldino, si superano le barriere.

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Se poi avevo un’autista o una guida che mi faceva da interprete ho sempre intrattenuto una specie di conversazione, che stranamente con tutti funzionava sempre, che è la domanda: quanti figli hai? La risposta era sempre compresa di risposta e domanda e così, una volta rotto il ghiaccio si proseguiva a parlare un po' di tutto o per lo meno quello che ci incuriosiva reciprocamente.
Ovviamente il tema della religione è sempre molto delicato e a secondo dei popoli in alcuni casi è bene proprio ignorarlo.

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Una fonte infinita d’informazioni sono i tassisti e gli autisti, specialmente se con loro passi alcuni giorni ed hai instaurato una sorta di amicizia puoi spingerti a chiedere informazioni anche più sensibili.
Con il mio ultimo autista indiano, nello stato di Orissa dopo circa 500 chilometri di varia conversazione, ho iniziato fare delle domande sui matrimoni combinati e le divisioni delle caste e così mi sono fatto una mini-idea della cosa, mi ha anche rivelato che il suo è un matrimonio combinato e che solo inseguito si sono innamorati e hanno fatto tre bambini e sono tutti molto felici.

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In tanti anni di reportage in varie parti del mondo, ricordo d’aver incontrato pochissime persone sgradevoli (ne incontro di più a Milano) in assoluto la più sgradevole è stata ad Aruba, quando ho chiesto un’informazione ad un locale e mi ha risposto che me lo diceva in cambio di dieci dollari. Francamente non saprei dire quale popolo preferisco, tutti hanno un qualcosa che li rende speciali ed interessanti a modo loro, quello che puoi imparare viaggiando non te lo potrà mai insegnare nessuno.

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Quindi quanto sento un politico che starnazza su gente di cui non sa niente mi viene una specie di rabbia verde: basterebbe che prima di fare discorsi, prendesse un aereo e poi un’autista del luogo, se però è poco avventuroso di carattere, può sempre prenotare in un villaggio vacanze e parlare con il personale a bordo piscina, almeno un’idea di quel popolo se la farebbe.

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Ma i popoli vivono sulla terra ed in posti diversi e tutti hanno qualcosa di magico e magnifico (parliamo solo di natura locale).
Pensare che qualcuno voglia costruire un oleodotto di superficie, lungo centinaia di chilometri attraverso la zona più selvaggia dell’Alaska, viene ovviamente da ribellarsi, per non parlare del disboscamento di foreste pluviali a scopo di far soldi con il legname.

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Giorni fa, ho letto che il governo del Congo (sorry non ricordo quale dei due Congo) parlando di sfruttamento minerario ha detto che la loro priorità non è la salvaguardia della natura, la cosa mi ha lasciato un po' perplesso, vuol dire che entro cinquant’anni ci saranno solo buchi grandi e piccoli senza neanche un albero ed una scimmia, agghiacciante.

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In fine alcuni fotografi vanno anche in guerra e se sono bravi documentano cose orribili, che però sembra non scalfire la coscienza del leader politico che ha scatenato un putiferio.
Chissà se in un prossimo futuro (speriamo) a qualche fotografo di guerra verrà in mente di fare un bel trucco con Photoshop mettendo la testa sorridente della nipotina di otto anni del leader guerrafondaio, sul corpicino di una bimba coetanea, che stringe ancora la bambola, ma è spiaccicata da un missile.

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