#313 - 3 settembre 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 17 febbraio, quando lascerà  il posto al numero 324. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti (Papa Francesco) Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo (Alberto degli Entusiasti) Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
curiosità

A Roma, fontanelle pubbliche con il caratteristico cannello di ghisa a forma di naso

I nasoni

di Roberto Bonsi

Come tutti noi ben sappiamo, questo sin dai banchi della ormai lontana scuola elementare, e ci si riferisce agli “anta”, la città di Roma, l’”Urbe capitolina”, “la Città Eterna” per antonomasia, secondo la principale e più seguita leggenda su di essa, fu fondata da due fratelli gemelli, i cui nomi erano Romolo e Remo, e questo accade il 21 aprile dell’anno 753 a.C. (n.d.a.: Natale di Roma) i quali erano figli del Dio Marte, e la loro origine giungeva sino ad Enea, la cui pietra tombale sembra sia stata identificata in zona Pratica di Mare nei pressi di Roma.

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In lingua latina arcaica nacque così il toponimo Ruma, e ci fu anche un riferimento al prenome Rume, che in seguito e sempre in latino divenne Romus, e da questo derivò il termine etrusco Rumel, ed ancora in lingua latina Romilius. Voi forse non lo sapete, ma oltre quello ufficiale, la stupenda città di Roma aveva anche un suo nome segreto o meglio definito come “sacrale”, e tale nome era Flora o Florens.
Per scrivere di Roma “Caput Mundi” non basterebbero quintali e quintali di carta, tanto è il copioso materiale su di lei, e leggendo all’incontrario questo nome dal tono armonioso, ecco la parola palindroma “Amor”, e mai tale termine risulta ancor oggi essere confacente con la sua “Grande Bellezza”.

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Neppure sei mesi fa dal nostro attuale scrivere, ci siamo recati con la gioia immensa di sempre, proprio lì nel ventre brulicante di questa città che tutto il mondo, ed a giusta ragione, ci invidia. I suoi monumenti ed i palazzi principeschi, i busti, le statue, i suoi parchi, le sue rovine, i suoi sette colli, che sono tali come a Lisbona in Portogallo e ad Amman in Giordania, le sue antiche chiese, tutti quanti veri e propri capolavori di architettura che hanno attraversati i secoli, rendendo la città in questione una sorta di museo a cielo aperto. Ah!. Dimenticavamo le Fontane, una su tutte quella di Trevi, che tra parentesi è uno dei rioni di Roma, poi la Barcaccia in Piazza di Spagna, la fontana gianicolense dell’Acqua Paola, quella di Piazza Navona, che mostra il suo volto migliore, allegro e …ahimè non più “caciarone” come lo era durante il periodo dell’Epifania.

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Dalle meravigliose fontane di “Roma nostra” alle sue fontanelle, il passo è breve, e qui per l’appunto “stralciamo” nei suoi particolari o poco meno, l’avvincente storia di queste monumentali presenze marmoree attraversate dall’acqua, le quali hanno un caratteristico cannello di ghisa a forma di “Naso”, e che sono state realizzate con forma cilindrica, e lo stesso è stato chiamato così dai residenti romani con il nome più familiare di “nasone”.
L’acqua potabile erogata dai “nasoni” è la stessa che Acea (n.d.a.: L’azienda cittadina che distribuisce la preziosa risorsa idrica nella città), eroga nelle case dei romani stanziali e no, questo da molti e molti anni. Questi simpatici oltreché utili “nasoni” sono diffusissimi in ogni angolo di Roma, tra slarghi, piazze, viali e vie. La loro data di nascita risale all’anno 1874 per volontà di un sindaco di quei tempi, che rispondeva al nome di Luigi Pianciani, il quale elaborò con la sua Giunta, un piano cittadino per l’erogazione a titolo gratuito di quel bene così importante, vitale e trasparente chiamato acqua, per rifornire cosi la città e tutte le sue vicine borgate.

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I “Nasoni” di allora, e si crede anche quelli odierni (n.d.a.: Non si hanno dettagliate fonti informative in merito a ciò), erano alti 120 cm. e pesavano 100 kg. Gli stessi furono costruiti, come già accennato, in ghisa, ed erano provvisti di ben tre bocchette a forma di drago. L’acqua finiva la sua caduta nel condotto che portava alle fogne attraverso una grata posta al livello della strada. Amici lettori e lettrici, se per caso vi recate a Roma, potrete osservare le bocchette di tutte le fontanelle dotate di un piccolo foro nelle loro parti superiori, e di seguito tappando con un dito l’uscita principale delle bocchette stesse, l’acqua zampillerà così verso l’alto. Questo è comunque un piccolo, vecchio e conosciuto “escamotage”, e così bere risulterà essere più facile e soprattutto in questi tempi cosi grami e virulenti, ed anche più igienico, e ciò non guasta affatto.

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L’acqua che fuoriesce dai “nasoni” e pur sempre freschissima, quindi: “provare per credere”, così come recitava un diffuso “spot” pubblicitario di molti anni fa per mobili casalinghi. Queste bocchette sgorganti di tale e necessario “ben di Dio”, sono oltre 2500 e raggiungono come detto sopra ogni angolo anche seminascosto dell’odierna “Roma Capitale”. Solo nel “cuore” della città preesistono 200 “nasoni” pronti a soddisfare le contingenti necessità quotidiane del cittadino, sia esso come già citato, uno stanziale, oppure un forestiero od un turista proveniente da altri luoghi e latitudini. Se ne servono gli “homeless”, ed anche gli extracomunitari, ed alcuni di loro li usano e si espongono anche in maniera indecente, ma vogliamo credere che gli stessi siano composti da una minor quantità di persone.
Se voi sul web create l’app: “Waidy Wow”, selezionando 'Roma', potrete così ben individuare queste caratteristiche fontanelle, che porteranno così un po’ di fresche sensazioni alle vostre papille, soprattutto per combattere l’arsura e anche la calura di questi giorni di fine estate 2022.

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Tra le tante applicazioni Internet per sapere di Roma, vi segnaliamo “Roma Fanpage” e "www.turismoroma.it”. Una notizia che vi vogliamo dare, è che dopo il su elencato ciclo dell’acqua erogata dalle fontanelle, la stessa, una volta raggiunto l’impianto fognario, quello che specialmente nell’Antica Roma si chiamava ”cloaca” (n.d.a. Un termine ancor oggi in uso seppur in termine gergale), veniva adeguatamente depurata all’interno di apposite vasche di accumulo di acque per l’irrigazione, e veniva poi nuovamente utilizzata dai vari Consorzi agricoli per attuare l’irrigazione dei campi, specie in quelli posti a sud della Capitale.
Una curiosità dal tono positivo, i “Nasoni”, di fatto, sono solamente l’uno percento dello spreco idrico di “Roma Capitale”, al contrario delle numerose falle che capitano nelle varie tubature, e che sono state individuate al pari del 50 %.
Se i romani godono ampiamente dei loro “nasoni”, in altre città importanti del suolo italico, come ad esempio Torino e Milano, i loro abitanti in che modo possono simpaticamente e necessariamente … “Abbeverarsi”, lungo le fontane disposte lungo le strade cittadine?. “Easy!!!” direbbero gli abitanti della “Perfida Albione” (n.d.a.: gli inglesi). A Milano vi sono i “Draghi” (n.d.a.: Sono di color verde ramarro e i loro pomelli sono stati scolpiti a forma di testa di drago), detti anche “vedovelle” (n.d.a.: in quanto ricordano nel loro scrosciare, il pianto inconsolabile di una vedova), mentre nella città sabauda, capoluogo del Piemonte, gli stessi vengono denominati con un termine in vernacolo che risponde al nome di “Torèt”, chiaramente dal simbolo locale, cioè il Toro..
Da sempre, “Er divertimento cor nasone è de fallo schizzà addosso a chi passa e poi dassela a gambe per nun fasse beccà”. (Anonimo).

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