#303 - 19 marzo 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi1 luglio, quando lascerà  il posto al numero 310. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più¹ importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Personaggi

Rosina Ferrario

di Roberto Bonsi

Rosina Ferrario , di fatto fu la prima donna aviatrice italiana, e questo fu di per sé già un grande avvenimento, almeno al riguardo dell’epoca in cui si svolsero i “prodigi” aerei di questa donna dal fare temerario, mentre oggigiorno le esponenti del cosiddetto “gentil sesso” che pilotano i grossi aerei di linea, non sono più una gran novità, e va bene cosi! Per i tempi di allora invece, gli atteggiamenti risoluti ed il fare ardito di una donna come la Ferrario, ebbe una certa risonanza. Rosina visto il “lavoro” intrapreso, fu così una donna davvero capace, e con altri termini, ripetiamo che fu anche molto intraprendente di carattere, nonché assai decisa sul da farsi. Senza questi connotati caratteriali, di certo, la stessa, non avrebbe mai potuto prendere in mano una “cloche”, e decollare così verso l’infinito del cielo.

Rosina Ferrario

Rosina nacque a Milano il 28 luglio 1888, e mori sempre nella metropoli lombarda il 3 luglio 1957. Lei è stata così la primissima donna in Italia ad aver ottenuto, seppur con diverse difficoltà iniziali, il brevetto di volo. Appartenente alla buona borghesia della città ambrosiana, era un tipo molto sportivo ed adorava oltre misura la montagna. Era molto amante di alcune prerogative maschili dell’epoca, come ad esempio, quella di poter guidare un’automobile.
Nel corso dell’anno 1911 si iscrisse ad un corso di pilotaggio che si teneva nel piccolo paese di Taliedo, nel comune dei Corpi Santi, dove esisteva un aerodromo, così allora venivano chiamati i campi di aviazione, ed il posto in questione, era in quel tempo quasi un sobborgo della città meneghina, e non un quartiere periferico come lo è oggi, e lì non troppo distante, ora vi sono l’aeroporto internazionale di Linate ed il confinante Idroscalo. Dovette poi sfortunatamente abbandonare tale corso a causa dell’effettiva mancanza di velivoli adeguati allo scopo, L’anno successivo vi ritenta, iscrivendosi ad una scuola similare, in quel di Vizzola -Ticino, località collocata negli immediati dintorni dell’odierno aeroporto intercontinentale della Malpensa. Lì a Vizzola-Ticino, con l’annessa attività di volo diretta dal già noto ingegner Gianni Caproni, finalmente il 3 gennaio 1913 ottenne il tanto agognato brevetto.

Nel corso degli anni successivi partecipa ad alcuni voli dimostrativi e a diverse manifestazioni aeree, aumentando così la sua notorietà, nell’allora Regno d’Italia. Donna ardimentosa, e con il desiderio irrefrenabile di fare sempre di più e meglio, di lei si rammenta anche di un’ascensione in aerostato, dotata solo di una macchina fotografica di marca Kodak. Tale impresa, audace in tutti i sensi, fu effettuata il 21 gennaio 1913 insieme ad un autentico “pioniere” dell’aerostato, quale fu Erminio Donner-Flori. Si ricorda anche che con lo stesso mezzo, fece piombare sugli spettatori, una valanga di garofani ad un “meeting” aviatorio organizzato in quel della bella Napoli. Per festeggiare la visita di Re Vittorio Emanuele III° di Savoia-Carignano a Bergamo,vola sulla città stessa. A Como presenzia in volo, alla prima edizione del “Circuito dei Laghi Italiani”. Sempre nel corso dell’anno 1913, ed in prossimità dell’inverno, atterra con il suo Caproni C.VII su di un campo di granturco nei pressi di Busseto nel parmense, per festeggiare il primo centenario della nascita del celebre compositore Giuseppe Verdi.
A Cameri vicino a Novara, in occasione dell’inaugurazione del locale campo di aviazione, si esibisce, volando su di un monoplano “Gabardini”, che Rosina aveva ribattezzato affettuosamente con il nomignolo: -“la mia Gabarda”- Visto l’ulteriore allargarsi della sua fama, fu più volte invitata a compiere dei “tours” per dei “raids” promozionali in Sudamerica, ed in altri luoghi lontani, ma vi dovette rinunciare a causa dello scoppio della “Prima Guerra Mondiale”.

Rosina Ferrario

Nel 1921 la Ferrario, abbandona il volo e si sposa con tal Enrico Grugnola, di professione imprenditore, e da quella unione nacquero due figli. Nei pressi di Piazza Fiume (n.d.a.: oggi denominata, Piazza della Repubblica) a Milano, gestirono un albergo chiamato: “Hotel Italia”. Si dedicò cosi alla sua famiglia, e si iscrive poi ad un’associazione che radunava ed aveva come soci diversi “Pionieri dell’aria”. Rosina mantenne così il suo unico legame con quel tipo di mondo che tanto amava. La Ferrario si iscrisse anche alla “F.A.I. (Fédération Aéronautique Internationale)”, ed entrò anche nel gruppo dei “Piloti Antesignani” dell’Aeronautica italiana. Fu anche socia del “Centro di Cultura Aeronautica” di Milano. Dopo aver trascorsa un’intera vita tra la famiglia ed i suoi ricordi di aviatrice, si spense in una clinica, sempre di Milano, ed ora i suoi resti riposano nel cimitero di Sesto San Giovanni, grande centro “postindustriale”, che come è risaputo si trova alle porte di Milano.

Utile da sapere, e che il 23 gennaio 1943 gli fu conferita la “Medaglia di Benemerenza”, quella dedicata ai grandi pionieri dell’Aeronautica.
La scrittrice astigiana Rosellina Piano, ha scritto nel corso dell’anno 2012 un interessante saggio su Rosina Ferrario, dal titolo: “Signorina aviatrice, prima pilota italiana” (Umberto Soletti Editore) di Baldissero d’Alba in provincia di Cuneo. L’anno successivo ha dato alle stampe un libro dedicato a tutte le donne aviatrici italiane, del periodo che andava dal lontanissimo 1913 al più recente 2013, e quindi ne celebrava il centenario, ed anche quest’ultimo è stato sempre scritto per i tipi della Umberto Soletti Editore.
Nei momenti ludici, e nell’ambito del lavoro, così come anche nella vita di tutti giorni, secondo il popolare ed apprezzato scrittore e poeta Luis Sepulveda, cileno poi naturalizzato francese, da non molto scomparso : “Vola solo chi osa farlo”, ed ai suoi tempi, la nostra Rosina Ferrario, con le uniche armi della sua ferrea volontà e della sua ferma cocciutaggine, è perfettamente riuscita a far si che il suo fanciullesco sogno si concretizzasse negli anni, sino a divenire una tangibile realtà, che l’ha appagata per tutto il corso della sua vita, questo tra il volare ed il piacevole e forse il nostalgico ricordo dello stesso. Ragazzi e ragazze, giovani, tutti!!!. Puntate con la massima serenità e con viva attenzione, sul complesso ed a volte imprevedibile binomio, che unisce i nostri pensieri con le nostre successive azioni. Cercate pertanto e fin dove vi è possibile, di non sbagliare. ne va della vostra vita e di un po’ del vostro domani.. Viaggiate, volate, e sarete probabilmente degli uomini e delle donne migliori.

Rosina Ferrario

L’esempio di Rosina Ferrario e di molte altre sue colleghe aviatrici dell’epoca, in Italia ed anche altrove, non scordando quelle dei tempi d’oggi, fanno ben comprendere l’evoluzione dell’emancipazione femminile, anche se in altri campi dello scibile umano non si è ancora raggiunta la parità di genere con l’uomo. Librarsi per aria in modo autonomo, od anche farsi portare su nell’alto dei cieli, ed anche volare con la … fantasia, significa anche poter assaporare in pieno le gioie della vita. Tornando a noi, scriviamo ora ciò che ben sappiamo: Si vola per lavoro, si vola per passione, si vola per diporto, ma sempre e comunque sopra ogni cosa è bello volare. Un grazie a Rosina Ferrario, ed a tutte le donne ed agli uomini, per cosi dire … “Volanti”. Ai giorni nostri, nel mondo, vi sono diversi aeroporti le cui aerostazioni sono dedicate a delle donne, come ad esempio a Little Rock, Capitale dell’Arkansas (U.S.A.), l’aeroporto è stato dedicato alla senatrice Hillary Rodham Clinton, autorevole consorte del past- presidente americano William Jefferson Clinton, detto: Bill. In Giordania, nella sua Capitale Amman, vi è il “Queen Alia Al-Hussein, Sovrana, che insieme al suo augusto coniuge, re Hussein Bin Talal-Al Hascem, regnò su quel Paese. Ad Atchinson, sempre negli “States”, l’aeroporto è dedicato ad Amelia Earhart, che fu “pioniera” dell’aviazione, e fu la prima donna a sorvolare l’Oceano Atlantico.
A Delhi in India, l’aeroporto internazionale è dedicato al Primo Ministro signora Indira Nehru-Gandhi, che mori assassinata nel lontano 1984-.
A Tenerife nelle Isole Canarie (Spagna), la locale aerostazione è intitolata all’attuale regina-madre: Sofia Mountbatten - Y Borbone-Parma. Ed ora basta così, in quanto l’elenco è molto esteso, anche se un capitolo a parte meriterebbe l’altrettanto lunga lista delle non poche donne aviatrici che in Italia e nel mondo, grazie alla loro caparbia, hanno viste realizzate le loro singolari imprese, ed hanno così dipinto i nostri cieli azzurri di un bellissimo colore “rosa-shocking”. Le donne, tutte le donne, volano sempre alte nei nostri cuori, poi se si mettono ad un altro … posto di comando, (n.d.a.: questo immaginando il primo), per inteso, quello degli aeroplani, grazie alle loro acquisite innate capacità, al loro “problem-solving”, ed alla loro bravura, non possiamo fare altro che tranquillamente fidarci, e questo lo facciamo nel modo in cui si esprimono le popolazioni “anglofoni”, “All it’s Okey !!!”.

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