#296 - 22 novembre 2021
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte del giorno 27 gennaio quando lascerà  il posto al numero 300. ORA per VOI un po' di SATIRA - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Fotografia

Fotografare dall'alto

Il più bel lavoro del mondo

di Guido Alberto Rossi

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Quando il mio amico Paolo ha letto il mio articolo sui ladri di fotografie, mi ha mandato un messaggio scrivendomi: certo che ti sei scelto una professione facile …. facile. Gli ho risposto che forse alle volte è complicato, ma il fotografo che fa il mio genere di reportage fa sicuramente il lavoro più bello del mondo, certamente lo diranno anche di altre professioni, ma non ne conosco nessuna altra che ti fa viaggiare in giro per il mondo, spesso in business class, e anche ti paga (anni fa anche molto bene) poi ti tieni le foto scattate e le ricicli all’infinito per altri servizi o come foto singole, con il tempo diventano vintage e si spera che qualcuno le compri ancora. Una volta che sei morto il copyright vale ancora per altri 70 anni e se hai fatto delle belle foto, qualcuno le comprerà e magari i nipotini ci guadagneranno anche loro.

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Ma visto che Paolo è un appassionato d’aviazione sia civile che militare e di orologi, gli ho raccontato che solo come fotografo puoi provare cose che per un civile non sono facili da fare, ovviamente non mi riferisco a volare in business class, dove è solo una questione di soldi, ma volare con aerei militari da caccia.
Nel mio caso, poiché volavo con il mio Cessnino e quindi avevo una vaga idea di come stare in aria, vi garantisco che quando ho volato (come passeggero turista) su uno di questi sofisticati aerei da combattimento è stata un’esperienza da fantascienza.
Sarebbe come per un appassionato calciatore della domenica trovarsi a giocare insieme a Ronaldo allo stadio di Wembley in presenza della regina.

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I primi due voli li ho fatti nel 1968 in Vietnam. Ai tempi la politica americana era di lasciar provare ai reporter tutto quello che volevano, importante era compilare i moduli giusti ed avere in cambio visibilità mediatica.
Il primo volo fu su un Cessna A37 chiamato Dragonfly è un piccolo aereo da combattimento a due posti affiancati, che allora veniva usato in supporto alle truppe di terra come bombardiere leggero.
Decollammo un mattino presto dalla base di Tan Son Nhut in due aerei, dopo circa mezz’ora di volo e un continuo chat chat di comunicazioni radio di cui capivo solo la parola roger quando il mio pilota rispondeva, arrivammo alla foce di un fiume dove forse c’erano i vietcong, il pilota m’informa che facciamo noi il primo passaggio e sganceremo un contenitore di napalm, non finisce la frase che ci troviamo in verticale verso terra, dopo un nano secondo, ma che non finiva mai, mi ritrovo in verticale verso il blu, schiacciato sul sedile dalla forza G e ovviamente non riesco ad alzare la macchina fotografica incollata insieme alle braccia sulle ginocchia.

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Mentre noi facciamo il giro l’altro aereo si tuffa e sgancia il suo carico, poi tocca ancora a noi, questa volta metto braccia e macchina fotografica in modo da poter scattare. Finito il secondo passaggio si torna a casa per colazione, mi avevano consigliato di volare a digiuno.
Il secondo volo è stato a bordo di un Mc Donnell Douglas F4 detto Phantom, della squadriglia dei Black Knights della marina americana imbarcata sulla portaerei USS Ranger, questo è stato una specie di giro turistico sopra il Mare della Cina, se non fosse stato che partivamo e tornavamo sulla portaerei, che da bordo sembra più grande dell’Italia ma dall’alto è grande come una figurina Panini. Mi diedero un casco di una misura troppo grande per la mia testa e praticamente ho passato tutto il tempo a cercare di guardar fuori, ma soprattutto guardavo una specie di semaforo a paletta rossa e verde che, mi avevano spiegato, se fosse diventata rossa sarei stato espulso con tutto il sedile, ma di non preoccuparmi perché c’era anche un battellino gonfiabile e io avevo anche il salvagente. Anche qui ero a digiuno.

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Il terzo volo su un jet militare lo feci nel 1976 a Colorado Springs con un Northrop T38 per un reportage sull’accademia USAF, per il mensile Storia Illustrata, allora diretta dal grande Carlo Castellaneta.
Questo volo fu una vera passeggiata aerea, lo scopo era fare belle fotografie e il mio pilota, anche lui appassionato fotografo, ha praticamente fatto tutto lui salvo il clic.
Finite le foto, sulla via del ritorno gli ho chiesto se potessi provare a tenere la cloche e non solo mi ha lasciato, ma mi ha anche fatto un corso di cinque minuti, facendomi girare a destra e poi a sinistra.
Passano sedici anni e sono tra i 50 fotografi provenienti da tutto il mondo per scattare foto per il progetto del libro fotografico Seven Days in Indonesia, siccome una delle mie specialità è la foto aerea, mi chiedono se mi va di fare un giro con una squadriglia di cinque Bae Hawk per fotografarli in formazione. La ovvia risposta è: sì. E così in una splendida giornata andiamo a fare dei giri per i cieli indonesiani nei pressi del vulcano Bromo e visto che devo fare delle belle foto stiamo in aria fin quando il carburante ce lo consente.

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Nel 1994 un editore francese mi commissiona il libro fotografico Malaysia from the Air, per conto del governo Malese, giro tutto il paese scattando dagli elicotteri delle forze armate malesi. Il giorno prima della mia partenza, sono in albergo a fare i bagagli e mi telefona il capo delle PR dell’aeronautica malese chiedendomi se posso fare un salto al comando, mi mandano a prendere e mi ritrovo nell’ufficio del capo di stato maggiore che mi chiede se posso fermarmi ancora qualche giorno a scattare delle foto per il loro calendario, vorrebbero riprendere in volo tutti i vari velivoli delle loro forze armate. Per fare una lunga storia breve, quando ho dovuto fotografare la squadriglia di Northrop F5, detto Tiger, purtroppo non trovavo mai la luce giusta e quindi abbiamo dovuto fare tantissimi voli totalizzando quasi 14 ore di volo, ovviamente ho tritato il cervello del mio pilota con il fatto che anch’io ero un pilota (della domenica) e così mi ha anche lasciato giocare al top gun.

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L’ultimo volo l’ho fatto nel 2007 con un Aero L-39 Albatros, che è un aereo da caccia leggero, delle reali forze aeree thailandesi, per fotografare due F16 in volo per il libro fotografico in omaggio agli ottant’anni di Re Bhumibol Adulyade, purtroppo è durato solo circa due ore compresi i dieci minuti di mio smanettamento alla cloche. Tutto quanto sopra è anche stato retribuito ai tempi e ancora oggi qualcuno acquista una di queste foto.
Trovatemi un lavoro più bello!

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