#283 - 8 aprile 2021
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte del giorno 27 gennaio quando lascerà  il posto al numero 300. ORA per VOI un po' di SATIRA - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Fotografia

Da una svogliata idea tarda a venire...

un lavoro che diventa capostipide di una fortunata serie

Una foto facile facile

Come una lezione per fotografia professionale

di Pucci Balladore

Una foto facile facile.
Una donna nuda su un fondale bianco.
Non so bene il perché, ma avevo paura di impelagarmi in qualcosa di ...
Troppi elementi non quadravano. Il cliente prima di tutto, che voleva l'immagine di una donna nuda per pubblicizzare la sua Casa di Alta Moda.
Fatti suoi e della sua agenzia di pubblicità, però ...
Su fondo bianco per di più, senza alcuna ambientazione ... Sai, quando hai quella strana sensazione in fondo al cuore, per cui ti rendi conto che c'è qualcosa che non va, ma non riesci a metterla a fuoco e continui a domandarti perché stai così male al solo pensiero di quello che dovrai fare?

Comunque fatti loro. Certo che se avessi potuto influenzare la scelta e metterci qualcosa di mio ...
Essendo venerdì sera partimmo tutti e tre per Gravedona, quella sul lago di Como, dopo Dongo. Tre: mia moglie, il cane ed io come autista.
Il sabato a mezzogiorno, che in realtà era l'una e tre quarti, stavamo mangiando in giardino, davanti a casa, con un piccolissimo gruppo di amici, e commentavamo l'affresco dipinto da mia madre sulla facciata: San Giorgio a cavallo che uccideva il famoso drago (mio padre si chiamava Giorgio). Il mio amico Giò (abbreviazione di Giorgio) disse:
“Peccato che tua madre abbia dipinto il cavallo con solo una zampa dietro. Lo sai che i cavalli hanno quattro zampe?”
“Già, ma nessuno si accorge della mancanza. Tranne tu che però sei medico e non veterinario, che ne sai tu delle zampe dei cavalli?”
Tornando a Milano continuavo ad avere davanti agli occhi strane immagini di cavalli a tre zampe come quello dipinto da mia madre, cani a sei zampe come quello dell'Agip, e altri animali che mi comparivano da affreschi lontani nel tempo.

Durare nel tempo! Gli affreschi durano nel tempo.
In fotografia non esiste una durata nel tempo. Tranne che per le foto in bianco e nero passate in un bagno di selenio, che si sostituisce all'argento e quindi le stampe non sono più sensibili alla luce. Quelle sono eterne. O quasi. Per quello che ne sappiamo noi.
Ma per le foto a colori si parla di cento, o forse duecento anni di vita.
E da lì non si scappa.
Puoi provare con il digitale. Ma lì quello che non dura sono i sistemi di lettura. Prendi ad esempio i dischi di memoria enormi larghi una trentina di centimetri e spessi 10 della Symantec. Sembravano eterni, poi vennero i dischetti da 8 pollici, superati da quelli da 3 e 1/2 sempre pollici, e poi i CD, saltando quelli semi rigidi che ebbero una vita brevissima.

Adesso ci sono le chiavette e i compact disc che fanno il backup automatico. E così via. Puoi fare centinaia di salvataggi sui mezzi più disparati, ma alla fine la tua foto non verrà mai più letta, nemmeno nel 2.100. Altro che gli affreschi di Pompei! A meno che tu non abbia l'accortezza, ogni volta che esce un nuovo sistema di lettura, di trasferire tutto, ma proprio tutto, il tuo archivio di foto sul nuovo sistema.

A meno che... Ma no! Non è possibile.
Fare un affresco oggi. Moderno. Poloroid. Perché proprio Polaroid? Dimenticate la SX 70, o altre macchinette che da una parte inquadri e dall'altra ti sputano la foto già pronta e sviluppata.
Esistono anche, scusate esistevano, le pellicole professionali Polaroid 4x5 pollici e 8x10 pollici, che equivalevano a 10x12 cm. e 20x25 cm.
Io usavo i Polaroid 55PN, 4x5 (cm.10x12), che erano pellicole Bianco e Nero. Una volta messi nell'apposito sviluppatore manuale e poi strappati fuori, dopo 30 secondi li dividevi a metà: da una parte trovavi una perfetta immagine in positivo bianco e nero, dall'altra un perfetto negativo sempre in B/N che potevi salvare con accurato fissaggio e lavaggio, per future stampe.
Mi dicono che esistevano anche pellicole a colori senza negativo, ma io non ne le ho mai usate.

Per il formato 8x10 (20x25 cm.) c'erano unicamente pellicole a colori. Esponevi la tua bella lastra, rimettevi il volet, mettevi il tutto nella sviluppatrice motorizzata e lei ti restituiva un foglio doppio: dopo un minuto, dividevi il negativo, ormai irrecuperabile e assolutamente cestinabile, da una decente stampa a colori.
Decente in quanto era solo uno strumento di lavoro che serviva a mostrare errori, orrori e omissioni commessi durante la ripresa, per poterli correggere prima di dello scatto con la diapositiva.
Chi mai ha detto che i Polaroid si possono trasferire solo sulla loro carta? Può essere che si riesca a trasferirlo anche su gesso! Potrei fare un affresco Polaroid!

La mattina seguente, dopo una notte agitata, incominciai col materiale che avevamo in Studio.
Per fare un affresco ci vuole la calce, ma la calce non sta in piedi da sola. Ci vuole un muro dietro, con del cemento su cui stendere la calce. Già però il cemento non sta lì bello dritto a farsi cospargere di calce.
Alla fine presi una tavola di legno stratificato, la coprii con della rete metallica (tutti sanno che il cemento non attacca sul legno, ma sul metallo prende benissimo) e dopo due giorni di attesa perché il tutto asciugasse, stesi il mio strato di gesso.
Faccio delle prove per capire il grado di umidità ideale del gesso.
Scatto il Polaroid e lo sviluppo con la macchina.
Dopo tre secondi stacco il negativo dalla carta che è ancora bianca e la butto via. Stendo sul gesso il negativo che ha ancora tutta l'immagine e premo forte con un grosso rullo da smaltatrice per evitare le bolle.
Rimaneva un unico problema. Quanto tempo lasciare il negativo steso sul gesso? Con l'aiuto di un “densitometro per riflessione” stabilii che i migliori risultati venivano con due minuti e venti secondi prima della divisione.
E' per lo meno bizzarro come, partendo da un procedimento classico e travolgendolo completamente (nel classico si butta via il negativo, nel mio si butta via la stampa), possa comunque saltare fuori qualcosa di buono.

Tutto era pronto. Stavo per telefonare all'Agenzia “Riccardo Gay” perché mi mandasse la mia modella preferita, Sara, quando squillò il campanello.
Era Federica, la ragazza cui avevo scattato delle foto per aiutarla a preparare il suo composit: veniva a ringraziarmi e a dirmi che aveva iniziato a lavorare con successo per vari fotografi. Mi trovai così di fronte alla donna ideale. Corpo perfetto, capelli perfetti per l'immagine che avevo in mente.
Dimmi un poco tu, mio lettore, se sei d'accordo.

Una foto facile facile

Non dico dell'applauso che scoppiò in Studio quando sollevai il negativo dal gesso e apparve come da un affresco la figura della modella. Federica “quasi” dimenticandosi che era ancora completamente nuda mi saltò al collo per baciarmi.
Io ne fui talmente felice che, preso dall'euforia, scrissi sul gesso la data e la mia firma.
Per me il mio compito era finito, adesso erano fatti dell'agenzia e del suo cliente.

Sì, erano fatti dell'agenzia e del cliente, ma anche miei.
Il direttore creativo e l'art director si dimostrarono assolutamente entusiasti e mi dissero che avrebbero convinto loro il cliente, che in quel momento era dall'altra parte dell'Atlantico, della bontà della mia idea.

Prima che tutto venisse approvato, con il dovuto ritardo e i dovuti complimenti, passò una quantità di tempo che per me fu estremamente lunga e insopportabile.
Ma ben più gravi furono le altre terribili conseguenze, perché mi venne voglia di proseguire su questa strada e lascio a te, mio lettore, indovinare i tempi e i costi di tanta creatività …

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