#264 - 30 maggio 2020
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Editoriale

In occasione dei 50 anni dalla Carta dei Diritti dei Lavoratori

Lavoro

di Dante Fasciolo

Il Bel Paese morde il freno,
troppo a lungo ha atteso inoperoso,
e seppure preoccupato, ora è deciso
a dare il meglio di se in opera
e rimettere in moto quel magico motore
che da sempre mantiene in vita
la creatività e la professionalità.

Quel magico motore italiano
si chiama da sempre: Lavoro.
Ce lo ricorda l’articolo primo della Costituzione
quando nell’enunciarlo ha voluto
sottolineare il diritto di ciascuno
a collaborare alla rinascita e allo sviluppo
della Nazione in totale dignità.

Pagine amare hanno dato negli anni
una lettura opaca e contraddittoria
dei termini che avrebbero dovuto guidare
l’azione politica e amministrativa
dei comparti del lavoro,
prepotentemente si sono inseriti nel merito
interessi voraci, e furbizie irrefrenabili.

Oggi, a cinquant’anni da quel progetto
di nome: Statuto dei Lavoratori
che avrebbe dovuto sancire doveri e diritti
senza equivoci e senza inganni,
nonostante alcuni lodevoli risultati,
mette a nudo le incongruenze dell’evoluzione
dei rapporti Lavoro-Società.

Non basteranno più comizi e piazze piene,
slogan e promesse, richieste e contentini…
Il Bel Paese riparte solo se nelle coscienze
prende forma un più determinato
assetto delle prerogative dei valori
e delle esigenze umane cogenti.

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