#248 - 4 ottobre 2019
AAAA. ATTENZIONE - Cari Lettori, questo numero resterŕ  in rete fino a venerdi 3 giugno quando cederŕ  il posto al n° 274. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora per voi ecco qualche massima: Meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio (O. Wilde) - Riesco a resistere a tutto tranne che alle tentazioni (O. Wilde) - Un banchiere č uno che vi presta l'ombrello quando c'č il sole e lo rivuole indietro appena comincia a piovere (M. Twain) - Il vantaggio di essere intelligente č che si puň fare l'imbecille, mentre il contrario č del tutto impossibile (W. Allen) - Sembra che io abbia una costituzione che non regge l'alcol e ancor meno l'idiozia e l'ignoranza (J.Kerouac) - Non discutere mai con un idiota, la gente potrebbe non notare la differenza (A. Block) -
Teatro

Roma - Teatro Vittoria
Dal 26 novembre al 4 dicembre

Come se foste a casa vostra

Di Michele Cosentini

In uno Stato immaginario, il governo prevede che i proprietari di appartamenti superiori ad una certa metratura siano obbligati ad ospitare un certo numero di immigrati in seguito al “decreto dell’accoglienza”.
Maria e Riccardo si vedono assegnati una sudanese e un senegalese. Maria perde ogni pudore e fa di tutto per eludere la legge. Il gioco di equivoci e di intrecci comici prosegue in un crescendo surreale. Nell’impianto della commedia si innervano brevi testimonianze reali volutamente dissonanti che rendono lo spettacolo un esperimento non inquadrabile in un genere unico.

Come se foste a casa vostraCome se foste a casa vostra

“In un momento storico come questo, trattare un argomento come il razzismo diventa quasi un imperativo morale. Ci siamo molto interrogati sulla modalità più efficace per un’operazione che in tempi e in paesi civili sarebbe banale e scontata, e che invece è drammaticamente urgente. Siamo arrivati alla conclusione che l’errore più grande che avremmo potuto fare sarebbe stato quello di affrontare la materia in chiave “seriosa” (che è ben diverso da “seria”) e melodrammatica, scelta che paradossalmente avrebbe rischiato di rendere un pessimo servizio alla causa. Il taglio è dunque quello della commedia e del paradosso: si ride, e molto. Spesso si ride verde. La risata sottolinea la vergogna del razzismo per contrasto.

Come se foste a casa vostraCome se foste a casa vostra

Al contempo, l’impianto comico non resta confinato in un unico genere. “Come se foste a casa vostra”, quando meno ce lo si aspetta, quando il comico ha raggiunto il proprio acme, presenta accenti drammatici che esulano completamente dal genere della commedia: tratti da testimonianze reali, interamente recitati su musica, affrontano i temi dell’islamofobia, delle torture nei lager libici, del razzismo latente dell’italiano medio, della minaccia della chiusura dei porti, in una chiave rovesciata e allo stesso tempo complementare rispetto al resto dello spettacolo, fino allo spiazzante finale. Uno spettacolo esilarante e commovente, divertente e struggente, un esperimento che potremmo definire un “genere non genere”.

Come se foste a casa vostra

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