#239 - 4 maggio 2019
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte del giorno 27 gennaio quando lascerà  il posto al numero 300. ORA per VOI un po' di SATIRA - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Racconto

L'incidente

Puntata quarta - I conti non tornano

di Ruggero Scarponi

Fu Villalta ad attaccare, subito dopo il caffè.

  • Dai tabulati dottore, non è emerso granché. La ragazza non sembra avesse grandi giri di amicizie. Le telefonate in entrata e in uscita sono quasi tutte con i famigliari o con quella sua amica, la Fiorella.
  • Molte, se ne facevano, tra loro, di chiamate…e lunghe anche? – Chiese Pavesi, mentre sorbiva, di gusto, un dito di Amaro offerto dalla casa.
    • Non direi…Diciamo la telefonata giornaliera, due al massimo. In genere anche abbastanza rapide, non era un tipo loquace, Martina.
  • Beh, Villalta, non avrà parlato solo con la famiglia e la Fiorella. Ci sarà pure qualcun altro. Dei compagni di Università o degli amici del giro dei concerti e delle discoteche…
  • Mi spiace deluderla signor procuratore…Ma le assicuro che dai tabulati non è emerso altro.
    Pavesi restò pensieroso, finì il bicchierino di liquore, restando un attimo indeciso se concedersi il bis. Decidendo saggiamente che forse non era il caso di abusare della propria resistenza all’alcol, si rivolse a Villalta piantandogli due occhi indagatori, ma inevitabilmente un po’ languidi, in viso.
  • Capitano – disse alzando il tono di voce – Ma ‘sta Fiorella, ha già provveduto ad interrogarla sì o no?
    Villalta che si aspettava la domanda rispose rapido.
  • Per la verità non c’è stato verso di rintracciarla…
  • E ci mancava anche questa! – sbuffò il procuratore – Avete provato a casa dei genitori, dagli amici? Da Luca Rienzo? Insomma avete avviato delle ricerche? Quella secondo me è un teste fondamentale… Dobbiamo assolutamente trovarla…
  • Naturalmente dottore. Io stesso ho sentito Luca Rienzo, stamattina, appena ho ricevuto i rapporti dei miei agenti che non erano riusciti a rintracciarla.
  • E allora?
  • Il ragazzo sostiene di averla vista la sera prima dell’incidente. A casa, ha passato un’oretta con Martina e poi sono uscite insieme… dopo non ne ha saputo più nulla…Eee…
  • Che significa Eee, Villalta, che altro c’è, che mi deve dire?
  • Non sono sicuro ma…mi è sembrato impacciato…Non so dire di più…
  • Per la verità anche a me quel ragazzo ha fatto una strana sensazione. È distrutto. La morte della sorella lo ha colpito duramente…Eppure nonostante il dolore che sembra assolutamente sincero ho avuto come l’impressione che volesse sviare, direi quasi, depistare…
  • È un bel rompicapo dottore. Abbiamo un cadavere, ma se è omicidio, il movente è davvero misterioso. Dai primi rilievi non emergono storie morbose, o di soldi…E se fosse solo un tragico ma banale incidente?
  • Lo escludo Villalta. – rispose quasi con durezza Pavesi, che alla provocazione non esitò a riempirsi un altro bicchierino di amaro. Lo portò alla bocca con gesto deciso e poi disse:
  • Dobbiamo torchiare Luca. Quello sa qualcosa che non vuole dire. Potrebbero esserci di mezzo storie strane…Magari… - Ma non proseguì – Piuttosto, capitano, per gli altri esami abbiamo i risultati della scientifica?
  • Mi hanno assicurato che ci vorranno ancora un paio di giorni e per l’autopsia della ragazza anche di più. Intanto…
  • Intanto Villalta lei mi trovi Fiorella che a Luca ci penso io. E per il pranzo, si fa alla romana no?
    Concluse disinvolto Pavesi.
    Decise di attendere il mattino seguente, prima di chiamare Luca. Non voleva che il ragazzo si sentisse sotto pressione, voleva lavorarlo lentamente. Era sicuro della tensione interiore di Luca ma non poteva dire ancora se fosse a causa del dolore per la perdita della sorella o di qualcos’altro. Non voleva insospettirlo e dargli modo di prepararsi, voleva per così dire portarselo in bocca un po’ alla volta, quasi spontaneamente, ipnotizzandolo come fa il serpente con l’allodola.
  • Allora Luca niente in contrario, davvero, a passare un momento qui in ufficio, da me, per qualche riscontro? – Disse Pavesi al telefono.
  • No, niente d’importante – aggiunse rispondendo alla domanda del ragazzo – è solo che sto preparando la memoria per il GIP, diciamo che si tratta di routine, scartoffie come dicono nei film, che però bisogna riempire veramente…! Allora? Come dici? Alle quindici, dopo la lezione all’Università? Per me va bene Luca, d’accordo e…Mangia qualcosa prima di venire che non ti mando a casa prima di un’ora o due, purtroppo. Intesi alle quindici.
    Luca giunse puntuale negli uffici della Procura. Conosceva la strada e si districò abilmente tra corridoi e sale di attesa.
  • Ben arrivato Luca – lo accolse Pavesi nel suo ufficio con un largo sorriso stringendogli forte la mano.
  • Buon giorno signor procuratore, sono arrivato appena…
  • Bravo, ragazzo, non immagini come mi sia prezioso il tuo aiuto…Hai pranzato, hai mangiato qualcosa, ti faccio portare un sandwich?
  • No, grazie, veramente ho pranzato alla mensa…
  • Un caffè allora, dai prendiamoci un caffè, lo faccio venire dal bar che quello delle macchinette…
  • Un caffè lo prendo volentieri…
  • Ecco bravo, Luca. Mettiti comodo, ti voglio vedere disteso…A tuo agio. Abbiamo un po’ di lavoro da svolgere insieme e desidero fare in modo che tu possa rispondere tranquillo e sereno…
  • Ma a cosa dovrei rispondere? Non abbiamo già parlato…?
  • Infatti. Abbiamo già parlato. Ma quella era una chiacchierata confidenziale…
  • Ma questo è un interrogatorio? – Domandò con una certa apprensione il ragazzo, serrando con forza le mani ai braccioli della sedia…
  • Ehi, calma ragazzo, calma! – Rispose rassicurante Pavesi al quale non era sfuggito il gesto di istintiva difesa del giovane. Nessuno ha parlato di interrogatorio, è solo una memoria in cui si informa il GIP che sentiti tizio caio ecc non emergono elementi sufficienti a prolungare le indagini oltre i sessanta giorni stabiliti…Tutto qui, davvero. – Ma poi guardando fisso Luca dritto negli occhi e distogliendo quasi subito lo sguardo – Avevi pensato a una trappola?
  • Ma no dottore, è che non mi aspettavo…
  • E allora da bravo su, prima iniziamo, prima ti mando a casa…Ah ecco il caffè. Prendiamoci il caffè. Sennò si fredda, non ti pare Luca?
    Il ragazzo del bar posò il vassoio sulla scrivania del giudice e stava per porgere le tazzine quando Pavesi si intromise.
  • Lascia fare, ci penso io – E rivolto a Luca – Una o due bustine?
  • Di che? Rispose il ragazzo che stava seguendo qualche suo pensiero e si era distratto.
  • Di zucchero no? Che altro?
  • Una, grazie, una basta.
    Dopo il caffè Pavesi restò per qualche istante pensieroso, scrutando il giovane da sotto gli occhiali. Poi domandò.
  • Quand’è Luca che…Anzi, scusa… Ti ricordi quando hai visto Fiorella l’ultima volta?
  • Ma l’ho già detto stamattina a quel capitano dei carabinieri…
  • Eh, sì lo so, come ti dicevo mi serve per…
  • La sera prima dell’incidente. E’ venuta come quasi tutti i giorni, a trovare Martina. Sono state a chiacchierare in camera per un’oretta e poi è andata via…
  • Ma scusa, Luca, non che sia importante, ma tu hai detto che sono uscite insieme quella sera.
    Luca portò le mani al volto, facendosi forza per non scoppiare in lacrime.
  • Ma non so, non so, non mi ricordo…Che importanza può avere…?
  • Tranquillo, mettiti tranquillo. – cercò di rassicurarlo Pavesi – è per il riscontro…sai il GIP, facciamo le cose per bene, altrimenti quello si fa venire strane idee…Forza cerca di ricordare…Fiorella è andata via da sola o con Martina quella sera…
    Luca restò silenzioso mezzo accasciato sulla sedia.
  • Signor procuratore mi sento male, potrei andare alla toilette…?
  • Pavesi chiamò prontamente Esposito, l’usciere. – Accompagni il ragazzo alla toilette, per favore. Dopo qualche minuto Luca rientrò nell’ufficio.
  • Come va adesso? Forse avevi mangiato un po’ pesante. Avrei dovuto avvertirti: Purtroppo lo so anch’io che la Procura fa questo effetto, mette tensione…Dai, adesso riprendiamo con calma…
  • Andò via da sola, ora mi ricordo.
  • Allora, forse ti sei sbagliato quando hai parlato col capitano – affermò Pavesi.
  • E secondo te, aggiunse, dove se ne sarebbe andata, visto che non riusciamo a trovarla da nessuna parte?
  • Ma a casa, penso sia andata a casa.
  • Strano, Luca. Dici veramente che secondo te se ne è andata a casa?
  • Immagino di sì, dove poteva andare a quell’ora, a meno che non avesse un appuntamento…
  • No, è che dai rapporti dei carabinieri, non risulterebbe che Fiorella avesse una casa…Da quando Ha lasciato quella dei genitori, sei mesi fa, ha vissuto un po’ qui, un po’ là, ospite da questa o quell’altra amica…Tu, Luca, non lo sapevi? Vi siete frequentati per un po’, mi sembra strano che non sapessi…
  • Ma io intendevo a casa, nel senso, a casa dove sta, adesso per esempio mi sembra che sia a casa di…
  • È strano anche questo, sai, Luca? Perché risulta che da almeno due settimane risiede nell’hotel, proprio di fronte al luogo dell’incidente…Mi sembri molto confuso ragazzo – disse con voce carezzevole Pavesi. Ora vai a casa, riprendiamo domani, altrimenti con tutti questi vuoti di memoria rischiamo di inviare al GIP una memoria che non sta proprio in piedi.
  • Grazie, grazie dottore – disse riconoscente Luca – Ora posso andare?
  • Vai, vai ci vediamo domani. Stessa ora? Ok allora stessa ora e…mi raccomando…!
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