#230 - 17 novembre 2018
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero rester in rete fino alla mezzanotte del giorno 27 gennaio quando lascer il posto al numero 300. ORA per VOI un po' di SATIRA - Finch ti morde un lupo, pazienza; quel che secca quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Televisione

Televisione gioia e dolore

Zapping

Frammenti semiseri di cronaca televisiva

di Luigi Capano

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Il 4 novembre è una data storica: oggi si celebra il centenario della vittoria italiana nella Grande Guerra.

E’ domenica e ci piace, come d’abitudine, sintonizzarci su Linea Verde, il programma di Rai1 che da decenni illustra l’eccellenza dell’agricoltura italiana.
L’avvenente Daniela Ferolla – Miss Italia 2001 e conduttrice assieme a Federico Quaranta – sta intervistando, nel trevigiano, il professor Alessandro Campi, storico e politologo.
Perché è importante non dimenticare? le rievocazioni storiche sono importanti, ed è importante festeggiare… – chiede assertiva.
Le settimane scorse si è fatta un po’ di polemica sulla storia, la si vorrebbe togliere perfino dalle prove d’esame – ricorda Camp i- ma la storia – aggiunge - non è una disciplina, non è una materia. La storia è quello che noi siamo stati, quello che dobbiamo ricordare… afferma incamminandosi per un sentiero boschivo in compagnia della bella Daniela che prontamente lo incalza: Ha senso parlare ancora oggi di una guerra eroica? Ed il Prof. : La guerra in sé non è mai eroica. Ci possono essere atti di eroismo singoli all’interno della guerra. Oggi si parla di guerra post-eroica, però credo che sia veramente una grandissima ipocrisia. Il fatto che si possa uccidere da remoto - come si dice - premendo un pulsante, non vedendo in faccia l’avversario, non vuol dire che non ci sia poi una persona che muoia davvero. Abbiamo sterilizzato la guerra con l’illusione che così facendo si sterilizzi anche la morte.

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Una Web TV ci ha incuriosito assai. Si tratta di Labaro TV, libera televisione comunista, che ha trasmesso un frammento della manifestazione antifascista del 27 ottobre a San Lorenzo, un quartiere della Capitale tradizionalmente “rosso”. Si trattava della colorita e vernacolare testimonianza di un anziano signore del quartiere, alle cui spalle campeggiava l’insegna dell’Associazione post-bellica ANPI. Nel nostro quartiere quando io ero regazzino,- ricorda con reviviscenza - in ogni locale c’era l’orchestrina e noi ballavamo, cantavamo e facevamo le sfide degli stornelli. E non succedeva mai niente, era un quartiere divino, una cosa inimmaginabile. Pure durante il fascismo abbiamo fatto questo; poi, come sono entrati gli americani, hanno rovinato tutto er monno. Dove arrivano gli americani rovinano tutto il mondo come a San Lorenzo che sono venuti con le super fortezze volanti a bombardare, ed io stavo sotto. Stavo al carcere minorile a vie dei Reti perchè avevo menato ar fijo de ‘n fascista (parte una salva di applausi) e mi hanno portato al carcere. Le prime bombe sono cadute sul carcere; io mi sono buttato dal secondo piano e sono corso verso il Verano…

Sempre a proposito di fascismo, argomento che, chissà perché, non passa mai di moda, sorprendiamo – con sconfortante sorpresa – la senatrice a vita Liliana Segre affermare da un pulpito istituzionale, con tono severamente materno e sguardo lungimirante: Secondo me dobbiamo lavorare contro la fascistizzazione del senso comune. Ma perché sempre questa inutile, abusata, maleodorante paccottiglia? La storia, sì, è importante ricordarla e forse, talvolta, è istruttiva…ma sarebbe un guaio se da strumento di conoscenza si trasformasse – sfuggendo al controllo della ragione - in una pania soffocante, coattiva e onnipresente.

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