#227 - 28 settembre 2018
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 26 ottobre, quando lascerà il posto al numero 229. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di proverbi romaneschi: -Li mejo bocconi sò der coco - Fà del bene all'asini che ce ricevi i carci in panza - Ci va a dormi col culo che je rode, se sveja cor dito che je puzza - A l'omo de poco faje accenne er foco - Più la capoccia è vòta , più la lingua s'allunga - Acqua passatas non macina più - Daje eddaje pure li piccioni se fanno quaie - Li sordi so' come li dolori, chi cellà se li tiene - Fidate del ricco impoverito, non te fidà del povero arricchito ---
Religione

In occasione della canonizzazione 14 ottobre 2018

Il mio Papa Papa Paolo VI

Un ricordo di

Nicola Bruni

Quella storica mattina del 21 giugno 1963, mentre il Conclave dei cardinali, riunito in Vaticano, stava per eleggere il successore di Giovanni XXIII, io sostenni l’esame di Storia moderna nella facoltà di Lettere della “Sapienza”. Subito dopo, corsi in Piazza San Pietro. E vi arrivai in tempo per assistere alla fumata bianca dell’avvenuta elezione che, alle ore 11,22, cominciò a uscire dal comignolo della Cappella Sistina. Un’ora più tardi, partecipai all’acclamazione popolare del nuovo papa Paolo VI, Giovanni Battista Montini, e ricevetti la sua prima benedizione.

Il mio Papa Papa Paolo VIIl mio Papa Papa Paolo VI

Ero in Piazza del Colosseo la sera del 6 gennaio 1964, quando la città di Roma tributò un’accoglienza trionfale a Montini, tornato dal suo viaggio di tre giorni in Terra Santa. Per la prima volta un papa aveva viaggiato in aereo, aveva varcato i confini dell’Europa, aveva visitato il Santo Sepolcro e - cosa più importante - aveva incontrato e abbracciato il patriarca di Costantinopoli, Atenagora, sancendo la riconciliazione dopo nove secoli tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa e dando inizio al dialogo ecumenico per l’unità dei cristiani.

Il mio Papa Papa Paolo VIIl mio Papa Papa Paolo VI

Seguii con passione lo svolgersi del Concilio Vaticano II, riaperto, guidato e portato a compimento da Paolo VI tra il 1963 e il 1965. E apprezzai molto le innovazioni successivamente da lui introdotte nella liturgia, in applicazione delle delibere conciliari: la Messa in italiano (e nelle altre lingue nazionali), non più in latino; l’inversione dell’altare, con il celebrante rivolto all’assemblea anziché al tabernacolo; l’introduzione della Messa vespertina e di quella vespertina prefestiva, valida per il giorno dopo; la riduzione del digiuno eucaristico a un’ora prima, invece che dalla mezzanotte.

Il mio Papa Papa Paolo VIIl mio Papa Papa Paolo VI

Nel 1967 fui coinvolto emotivamente dalla lettura della sua enciclica “Populorum progressio”, che estendeva ai popoli e agli Stati l’imperativo morale di aiutare chi versa in condizioni di bisogno: “I popoli della fame - scriveva Paolo VI - interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell'opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido d'angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello”.

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Ne parlai, come insegnante, ai miei studenti, e per alcuni anni presi parte ad iniziative di solidarietà internazionale promosse dal circolo romano dei Giovani per il Terzo Mondo e dal movimento Mani Tese, che si richiamavano idealmente a quell’enciclica. Con loro, il 9 maggio del 1971 (avevo 29 anni), contribuii a organizzare una Marcia internazionale per lo sviluppo, contro la fame nel mondo, che vide sfilare oltre centomila giovani per le vie di Roma, su un percorso di 25 chilometri, fino a riempire il Circo Massimo. In testa al lunghissimo corteo, innalzavamo uno striscione con lo slogan lanciato da Paolo VI per la Giornata mondiale della pace da lui istituita: “Ogni uomo è mio fratello”.

ANIMALIA - Se raccogliete un cane affamato e lo nutrite non vi morderà: Ecco la differenza tra l'uomo e il cane (M. Twain) - Chi ha creato i gatti si poteva permettere di sbagliare tutto il resto (M. Migliaccio) - I gatti sono tutti quanti liberi professionisti (Sy Fisher) - Quando un uomo uccide una tigre, lo chiamano sport, quando viene ucciso dalla tigre la chiama ferocia (G.B.Shaw) - Coloro che uccidono gli animali per mangiarne le carni saranno più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili (Pitagora) - Ciò che distingue il genere umano dal regno animale è che in quest'ultimo è sconosciuta la malvagità fine a se stessa (A. Morandotti) - Dobbiamo svuotare le gsbbkie, non renderle più grandi (T. Regan) - L'intelligenza è negata agli animali solo da coloro che ne possiedono assai poca (A. Shopenhauer) -----