#210 - 10 febbraio 2018
KOMIKON - Vorrei sapere: quelli che si sposano per la seconda volta, cosa non hanno capito della prima - Dottoressa, ho jun problema di erezione continua i può dare qualcosa? Vitto, alloggio e 1000 euro al mese, di più non posso - Oggi per strada ho trovato 10 euro e da buon cristiano quale sono ho pensato: cosa avrebbe fatto Gesu? Cosi le ho trasformate in vino: due bottiglie - Se vostro marito vi dice che lo aggiusterà, lo aggiusterà. Non c'è bisogno di ripeterglielo ogni sei mesi - Dio, quando ti ho chiesto una vita senza pene, devi avermi frainteso
Teatro

Teatro Vascello - Roma

Il Gabbiano

Lo sguardo ironico del grande autore russo

sulla borghesia in villeggiatura sulle rive di un lago:

i drammi e le tragedie accadono fuori scena.

di Eva Mari

Il GabbianoIl Gabbiano

Pur rappresentando uno spaccato sociale della borghesia russa di fine '800, Il Gabbiano, è un'opera di grande attualità, sia per l'intreccio tra natura, sentimenti umani e complessità dell'arte, sia per il conflitto generazionale tra i personaggi.

La protagonista Irina Arkadina è un'attrice famosa, il suo amante Trigorin, un noto scrittore.
Anche il figlio di Irina, Kostantin, aspira a diventare scrittore e Nina, la ragazza da lui amata (e che si innamorerà di Trigorin), sogna di fare l'attrice. Entrambi realizzeranno i loro sogni, ma pagandoli con l'infelicità.
Insoddisfatti sono anche i "vecchi", cinicamente indifferenti ai problemi dei giovani, ma in realtà dominati dalla stessa voglia di vivere e di amare.

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La compagnia La Fabbrica dell'Attore, fondata da Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann, per il suo 50° anno di attività, vuole ricordare la figura storica e incontrovertibile del suo fondatore, nonché regista di innumerevoli successi che hanno segnato la storia del teatro contemporaneo, definendo lo stesso, come "teatro immagine".

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La ripresa di questo storico spettacolo, ci è sembrato tra gli ultimi diretti da Nanni il più completo e capace di raccontare e rappresentare al meglio la cifra stilistica e la poetica del nostro regista.
Il Gabbiano di Cechov con la regia di Giancarlo Nanni, nasce da un lungo percorso, fatto di studio, laboratori, prove che la compagnia tutta fece tra il 1996 e il 1998. La versione che riproponiamo vede ancora il cast originale, di quel favoloso gruppo di lavoro che costituiva il nucleo centrale della compagnia La Fabbrica dell'Attore.
Uniche eccezioni dalla sua versione originale di questa rimessa in scena, sono legate alle sostituzioni degli attori che interpretano Nina e Kostia, che per ragioni anagrafiche non possono essere le stesse di 20 anni fa.

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Manuela Kustermann che ne cura la rimessa in scena è la custode più attendibile del segno registico di Nanni; ha il compito di far rivivere magicamente quell'atmosfera che Nanni seppe costruire insieme alla compagnia, proponendo lo spettacolo nella sua versione originale e fedele all'idea registica di Giancarlo Nanni, il disegno luci è curato da Valerio Geroldi che seppe interpretare al meglio la visione artistica di Nanni per questo Gabbiano.

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Da Il Gabbiano di Cechov si può tentare un volo immaginario verso la storia delle rappresentazioni cechoviane, dalla prima edizione di Stanislavskij attraverso le grandi regie del passato, sino al presente remoto di Visconti, Strehler e Peter Brook. Un laboratorio di immagini. Un tentativo di andare ancora più in profondità, liberando la scrittura cechoviana dal suo modello interpretativo.
Attraverso un meccanismo di rimandi, di improvvisazioni, di uso di tecnologie telematiche, elettroniche, vere e false, con passaggi improvvisi di tempo e di spazio, si è cercato di comporre e scomporre questo affresco della vita umana, dove gli eccessi artistici e la loro caduta, i fallimenti, le angosce, gli stati sublimi della creazione si fondono, scontrandosi e omologandosi in una scrittura scenica senza schemi prefissi.

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Amami perchè senza te, niente posso, nulla sono (P.Verleine) - Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire (J. Morrison) - Possa la mia anima rifiorire innamorata per tutta l'esistenza (R. Steiner)