#196 - 24 giugno 2017
LA STRISCIA KOMIKA - Attenzione, per arrabbiarsi si mettono in moto 65 muscoli! per sorridere solo 16! Fai economia, sorridi!!! - E' chiaro che i tizi che stanno seduti al bar alle 11 del mattino sanno qualcosa su come ci si guadagna da vivere che noi non sappiamo - Ho bisogno di emozioni forti...vado a leggere il mio estratto conto - Beati i vegetariani... che non possono mangiarsi il fegato - L'unico uomo capace di tenere sveglia una donna tutta la notte, porta il pannolino - Come si chiama...quando tutto va bene? Alcool, si chiama alcool! - Oggi la mia vicina ha urlato così forte a suo figlio che dalla paura mi sono messo a sistemare la camera pure io - L'unica che ti aiuta veramente nel momento del bisogno è la carta igienica -
Racconto

Numero tredici

di Ruggero Scarponi

La donna si tolse gli occhiali da sole e inforcò quelli per leggere. Lesse lentamente il nome di Tony sulla copertina del grosso incartamento.
Tony non ricordava il nome della ragazza con cui aveva trascorso la notte. Un’impiegata ventunenne, di buona famiglia. L’aveva rimorchiata in autobus, come tutte le altre che si portava a letto. L’autobus, aveva scoperto, era il posto ideale per rimorchiare. La donna si tolse gli occhiali da vista e gli disse che era messo male. Gli conveniva parlare. A casa sua avevano trovato abbastanza da mandarlo dentro per anni.
Oggi è il tredici del mese, pensò Tony. Qualcosa deve pur significare.
Disse che si sentiva male e dette di stomaco, senza preavviso.
La donna chiamò qualcuno e subito dopo si alzò per andarsene. Torno domattina disse.
Tony pensò che era soprattutto di mattina che si rimorchiava. Impiegate giovani, qualche volta già fidanzate. Avevano tutte una gran voglia di avventura.
Tony era molto attraente. Non aveva inibizioni e offriva la roba senza risparmio. Nessuna l’aveva mai rifiutata. Anche i soldi non li rifiutavano mai. Tony aveva molti soldi, frutto di affari illeciti, nel gioco d’azzardo e nelle scommesse clandestine. Li teneva in casa, dovunque, non sapeva nemmeno più dove nasconderli e allora li lasciava in giro, perfino sopra il letto. Anzi, quando si portava a letto una ragazza, gli piaceva che quella, mentre facevano all’amore, arraffasse la grana, a piene mani. Le ragazze così si eccitavano da matte, andavano fuori di testa.
A Tony i soldi non interessavano. Gli servivano soprattutto per giocare con le ragazze. La roba gliela procurava il boss e in cambio tratteneva una parte dei proventi delle scommesse.
A Tony seccava di non ricordare il nome della bella impiegata.
Sentì male allo stomaco. Davanti a sé non vedeva più nulla. Aveva sonno.
La donna tornò al mattino seguente come aveva detto.
Tolse gli occhiali da sole e mise quelli da vista.
Aprì l’incartamento che lo riguardava. Gli parlò scuotendo la testa.
Gli fece alcune domande che lui non comprese.
Tony disse che si sentiva male.
Qualcuno lo afferrò da dietro scuotendolo forte e urlandogli qualcosa.
La donna si alzò per andarsene.
Era messo male gli disse, ma se collaborava poteva limitare i danni.
La donna non era il suo tipo. Era troppo anziana per i suoi gusti. Forse l’avrebbe rimorchiata, così, per curiosità, per vedere se anche lei andava fuori di testa a fare all’amore, in mezzo a una montagna di banconote.
La donna portava una spilla sulla giacca. Era un tredici. Curioso, pensò Tony. Eppure, doveva essere un tipo caldo, dietro l’apparenza del funzionario grigio e distaccato. La spilla attirava l’attenzione sul seno che doveva essere piuttosto prosperoso.
Tony accennò un lieve sorriso.
La donna deglutì.
Qualcuno gli mollò uno schiaffo.
Tony vomitò.
La donna si fece aprire la porta e se ne andò senza dire nulla.
Tony ripensò alla bella ventunenne. Impiegata. Molto attraente.
Tony pensò a come fosse strano il meccanismo del rimorchio. Cominciava sempre con una ragazza che gli chiedeva un’informazione. Gli piaceva condurre l’autobus. Gli autobus erano pieni di ragazze.
Pensò insistentemente alla donna che era appena uscita e alla spilla che portava sopra al seno.
Non resistette alla tentazione d’ immaginarla a letto.
Era un tipo piuttosto pesante. L’avrebbe sommersa di banconote. L’avrebbe fatta ridere come una ragazzina. Le avrebbe offerto una bella cifra per la spilla.
La donna tornò il giorno seguente.
C’era un tipo severo con lei.
Gli parlarono lentamente.
Tony cominciò a comprendere cosa volevano sapere.
C’era di mezzo un morto, gli dissero. La faccenda era piuttosto grave.
Anzi, c’era di mezzo una morta, una vecchia.
Tony cercò di capire bene cosa gli stavano dicendo.
Si sforzavano di essere comprensivi con lui.
La donna respirava a tratti in modo affannoso e il petto le sobbalzava vistosamente sotto la giacca. La spilla a forma di numero tredici si alzava e si abbassava mandando bagliori.
La donna sembrò irresistibile a Tony.
Immaginò di spogliarla e di riempirla di banconote nel reggipetto e nelle mutande.
Si eccitò senza capire perché.
Si abbandonò sullo schienale della sedia profondamente turbato.
Non era stato a sentire quello che gli dicevano i due e adesso non sapeva cosa volevano da lui.
La donna gli chiese se si sentiva bene.
Tony assentì e si mise a piangere.
Tony pensò che piangeva per la donna che gli stava davanti.
La vedeva, nella sua testa, come l’aveva pensata il giorno prima, mentre faceva la vocina da ragazzina, mentre arraffava le banconote sul letto, mentre lui le apriva le mutande e il reggipetto per riempirli con le banconote.
Questo gli procurava una strano senso di disagio e di eccitazione e lo faceva piangere.
C’era di mezzo una vecchia che era morta.
Non riusciva a ricordare il nome della bella impiegata ventunenne.
Questo gli dispiaceva.
L’aveva fatta eccitare, nonostante fosse un tipo piuttosto timido.
Le aveva fatto assumere la roba e dopo ci aveva fatto sesso come un matto.
La donna gli disse che se collaborava poteva farlo andare da qualche parte.
La donna aveva un seno prorompente pensò Tony.
La pensò mentre ci faceva all’amore.
La vide ridondante, coperta di banconote, appiccicate sul corpo sudato.
Tony sorrise scoprendo i denti.
La donna deglutì vistosamente.
La vecchia, sull’autobus, gli aveva chiesto di farla scendere.
Tony le aveva detto qualcosa.
La vecchia aveva insistito.
La donna e il tipo severo l’ascoltarono con interesse.
Poi la donna si alzò e gli si avvicinò.
Tony notò la camminata molle e sensuale.
I fianchi erano incredibilmente larghi e rotondi.
La donna gli mise una mano sulla spalla.
Gli disse che se avesse parlato sarebbero stati molto comprensivi e avrebbero tenuto conto di quanto aveva fatto sull’autobus.
La donna si era seduta vicino a lui e con il seno lo sfiorava di continuo.
Tony tornò ad immaginarla a letto.
La vecchia gli aveva chiesto un favore.
Lui aveva acconsentito.
La donna e il tipo severo gli dissero che era stato bravo, aveva fatto la cosa giusta.
Tony immaginò la donna mentre raggiungeva l’orgasmo in mezzo alle banconote.
La donna rise nervosamente.
Tony rise nervosamente.
La vecchia era morta sul colpo, ma lui non l’aveva uccisa, gli dicevano, aveva solo fatto la cosa giusta. Se non l’avesse fatta non l’avrebbero scoperto tanto facilmente.
Non avrebbero saputo dei suoi traffici illeciti.
Quanto denaro era stato trovato a casa sua! Disse la donna, ridendo.
Dappertutto, disse, una montagna, da esserne seppelliti.
La donna gli fece una carezza sulla guancia e gli chiese di firmare.
Non l’aveva uccisa lui, la vecchia.
Il tizio, quello grosso che era apparso all’improvviso, aveva scippato qualcuno nella sua vettura.
La vecchia aveva chiesto il favore di farla scendere prima della fermata.
Faceva fatica a camminare, gli aveva detto e così avrebbe risparmiato un po’ di strada.
Poi era comparso il tipo grosso e lui aveva allungato una gamba.
Nella vettura qualcuno aveva visto.
La vecchia era stata travolta e aveva battuto la testa.
Non era stata colpa sua, pensò Tony.
La prossima fermata era la numero tredici.
Non ricordava il nome della bella impiegata con cui aveva trascorso la notte.
La donna che gli parlava gli accarezzò i capelli e gli porse la penna per firmare.
Tony pensò che durante la notte l’avrebbe sognata senza riguardi, poi si mise a piangere.
Così, senza motivo.

Una pietra può tornire una pietra se la muove la mano dell'amore (H. von Hofmaansthal) - L'amore è la più saggia delle follie (W: Shakespeare) - Colui che è contento di se stesso, ama l'umanità (L: Pirandello) - Non si è perduto niente se ci resta l'amore (Parafrasando F: Voltaire) - Non c'è amore sprecato (M: de Servantes) - Ama e fa ciò che vuoi (Sant'Agostino) - Si vive solo il tempo in cui si ama (C.A. Helvetius)