Una grande rassegna internazionale
confronti tra scuole e progetti
Reggio Emilia - luoghi diversi
Fotografia europea 2017
Un ideale percorso tra le mostre di Fotografia Europea 2017 prende avvio da Palazzo Magnani
Qui, l’esposizione Paul Strand e Cesare Zavattini.
Un Paese. La storia e l’eredità presenterà le fotografie di Paul Strand, provenienti da prestigiosi musei internazionali (Centre Pompidou, Paris; Mapfre, Madrid; The Aperture Foundation di New York), apparse nel libro Un Paese, pubblicatonell’edizione originale da Einaudi nel 1955.
Un Paese è uno dei primi fotolibri italiani e risente della cultura del neorealismo italiano e racconta, attraverso le immagini del fotografo statunitense e i testi di Cesare Zavattini, le vite e le storie degli umili di un paese italiano - Luzzara, nella pianura padana – scelto come specchio dello spirito di un popolo e del ritmo universale della vita legata alla terra.
La rassegna illustrerà , inoltre, attraverso gli scatti di Gianni Berengo Gardin, che insieme a Zavattini realizza Un Paese vent’anni dopo nel 1976, Luigi Ghirri, Stephen Shore, Olivo Barbieri fino alla ricerca artistica di Claudio Parmiggiani, come Un Paese sia stato fonte di ispirazione per diversi autori, fotografi, scrittori e artisti e come questi abbiano preso spunto dal volume, divenuto esemplare nella storia della fotografia e nella letteratura per il rapporto tra immagine e scrittura.
I chiostri di San Pietro, punto cardine di Fotografia Europea, accoglieranno una serie di straordinarie mostre dedicate allo studio e archivio di Gianni Berengo Gardin, alle fotografie d’archivio, pubblicazioni e progetti di Fabrica by Benetton Group, al progetto curatoriale Les Nouveaux Encyclopédistes di Joan Fontcuberta, ad un focus storico-fotografico sul Sudafrica, paese ospite di questa edizione e al progetto Speciale Diciottoventicinque.
Lo studio di Berengo Gardin, a cura di Alessandra Mauro, Laura Gasparini e Susanna Berengo Gardin, propone di indagare l'archivio come luogo del pensiero e della creazione oltre che di custodia della memoria del proprio lavoro. Verranno esplorate le numerose connessioni tra il processo creativo e gli oggetti di lavoro del fotografo italiano, come le macchine fotografiche, le attrezzature, ma anche i provini a contatto. Protagonista dell’iniziativa è l’archivio stesso, caratterizzato dal personale criterio di ordinamento dei negativi, delle prove di stampa, delle stampe originali, oltre che dei libri, cataloghi e oggetti.
A Short History of South African Photography, a cura di Rory Bester, Thato Mogotsi e Rita Potenza, presenta 100 fotografie scattate in Sudafrica negli ultimi 100 anni e offre una chiave di lettura delle fotografie come segnalibri temporanei, transitori, ma soprattutto dirompenti, che emergono da un complesso immaginario storico ed estetico. Potenti testimonianze dell’apartheid, le fotografie sono fondamentali per ricostruire e ricordare la storia sudafricana. Attraverso fotografie accuratamente selezionate da collezioni di archivi, musei e fotografi, A Short History of South African Photography esplora in che modo la testimonianza, la traduzione, il movimento, l’estetica e la politica contribuiscano a una lettura visiva complessa del Sudafrica che è porosa e malleabile nel cambiare la comprensione di passato, presente e futuro.
La mostra, a cura di Enrico Bossan, Up to Now. Fabrica Photography raccoglie oltre cento opere e si concentra sui lavori di tutti quei creativi passati da Fabrica - la fucina di giovani talenti voluta da Benetton Group a partire dal 1994 – che negli anni sono diventati autori riconosciuti a livello internazionale. Dagli Albino Portraits di Pieter Hugo ai Libyan Battle Trucks di James Mollison, passando per The Middle Distance di Olivia Arthur e A bad day di Laia Abril, fino ad arrivare al problema energetico affrontato da Lorenzo Vitturi in Oil will never end, questa raccolta è una testimonianza della varietà di approcci alla documentazione fotografica che attraversa realtà e continenti creando un unicum iconografico e narrativo. Sarà inoltre proposto un focus dedicato ai lavori di Drew Nikonowicz e di Ali Kaveh, attualmente borsisti a Fabrica.
Il progetto curatoriale Les Nouveaux Encyclopédistes di Joan Fontcuberta rielabora i concetti di
classificazione, enciclopedia e conoscenza attraverso l'uso della fotografia.
È un omaggio a D’Alembert e Diderot, passando attraverso Foucault e Aby Warburg per arrivare a Hans Peter
Feldman.
Cosa resta dell'intelligenza rivoluzionaria che a metà del XVIII secolo diede vita ai volumi
della Encyclopédie, monumentale compendio del sapere, nell’era della post-verità e dei “selfieâ€,
delle finestre indiscrete di Facebook e delle sirene del consumismo, delle emoticon e dello spam?
Internet, i social, i telefoni cellulari, le videocamere di sorveglianza e qualsiasi dispositivo di
registrazione delle immagini, generano una sovrasaturazione in cui le immagini non sono più
mediazioni sottomesse tra noi e il mondo, ma diventano attive e furiose.
Una selezione internazionale di artisti composta da Andrea Ferrari, Mishka Henner, Félix Heyes e Benjamin West, Juan del Junco, Iraida LombardÃa, Glenda León, Daniel Mayrit, Luciano Rigolini, Roberto Pellegrinuzzi (in collaborazione con CALQ - Conseil des arts et des lettres du Québec e il patrocinio dell'Ambasciata del Canada in Italia), Gregoire Pujade-Lauraine, Joachim Schmid, Tom Stayte, Batia Suter e il progetto collettivo Useful Photography (Hans Aarsman, Claudie de Cleen, Julian Germain, Erik Kessels, Hans van der Meer e Frank Schallmaier) ha prodotto un elenco di proposte che non cercano più, come in passato, di fare luce sulle ombre, ma di portare lucidità nel caos.
Sulla scia del successo ottenuto nelle precedenti edizioni, ai Chiostri di San Pietro ritornerà il
progetto Speciale Diciottoventicinque che vedrà una ventina di ragazzi tra i diciotto e i venticinque
anni, coordinati da Giuseppe De Mattia, lavorare all’archivio privato di Giovanni Marconi (1922).
Giovanni Marconi è un uomo comune, nato in Emilia e attualmente abitante a Bolzano, che ha
fornito una quantità considerevole di immagini che ripercorrono la sua vita, da quando è nato al
compimento dei suoi 95 anni, passando per la seconda guerra mondiale, il lavoro all’estero e tutti i
cambiamenti che possono caratterizzare la vita di un uomo di quasi un secolo di età .
Ai Chiostri di San Domenico, Tommaso Bonaventura, Jan de Cock, Aleix Plademunt e Moira
Ricci sono stati chiamati anch’essi, sull’esempio storico del “Paese†di Cesare Zavattini e Paul
Strand, a scegliere per le loro produzioni originali un “paese†come metafora, paradigma, mappa
ideale del mondo intero, dello stare insieme, di come è o di come dovrebbe essere.
La ricerca di Tommaso Bonaventura si interroga sul processo di creazione di un archivio del
presente, sul suo farsi e sul rapporto che esso stabilisce con il proprio contesto.
Fondo è infatti una campagna fotografica destinata a divenire un archivio che raccoglie i ritratti dei 2135 residenti di
Casacalenda, un piccolo paese del Molise. Un censimento fotografico che sarà mantenuto vivo nel
tempo grazie alla collaborazione con lo studio fotografico locale che continuerà ad aggiornarlo.
Al contrario per Jan De Cock “paese†è potenzialmente il mondo intero in cui l’arte e la cultura
“riflettono mondi permanenti e insieme eternamente apertiâ€.
De Cock è fermamente convinto che l’arte debba essere “per tutti†e la sua produzione si realizza attraverso set fotografici in cui il pubblico è invitato a partecipare. Le fotografie realizzate si “sovrapporranno†nel tempo lasciando
comunque memoria di tutti i visitatori che hanno preso parte alla creazione dell’opera collettiva.
In Un passaggio Aleix Plademunt ha costruito la sua mappa ideale di un “paese†percorrendo a
piedi e di notte la strada che collega Luzzara a Reggio Emilia. I numerosi scatti realizzati dall’artista
restituiscono i luoghi attraversati secondo un principio di approssimazione piuttosto che di
documentazione, in cui s’intrecciano il reale e l’immaginario.
In Dove il cielo è più vicino, Moira Ricci prosegue un progetto avviato nel 2014 ritornando nei suoi
luoghi d’origine in Maremma. Il suo racconto è caratterizzato da un tono nostalgico legato ad un
senso di perdita ma sempre velato da una sottile ironia dovuta al rovesciamento del rapporto tra
realtà e finzione, come si rivela nella pretesa di trasformare un metitrebbiatrice in astronave per
“avvicinare†il cielo.
La collettiva di Palazzo da Mosto Archivi del futuro s’interroga sul rapporto tra due termini
apparentemente antitetici come futuro e archivio. Le decisioni, le scelte che facciamo oggi lo
determineranno: cosa conservare e di conseguenza cosa tramandare, in che modo farlo, per quali
ragioni. In mostra sette esempi eccellenti in questo ambito, diversi tra loro, ma con alcuni
significativi punti in comune, tali da permettere il disegno di una mappa del pensiero presente del
futuro.
Daniel Blaufuks riflette sul tema della memoria e delle sue diverse tipologie nel progetto
Attempting Exhaustion: prendendo spunto da Georges Perec, l'artista descrive ciò che accade di
apparentemente irrilevante nel ritrarre oggetti immobili.
In A Failed Entertainment Alessandro Calabrese mette in relazione il tradizionale concetto di autorialità nella produzione di fotografie e la sua controparte, la proliferazione su larga scala di materiale visivo disponibile in rete.
Nella serie Wallpaper Kurt Caviezel assembla e presenta centinaia di scatti che trattano argomenti legati al
tema dell’archivio, la raccolta di dati, la classificazione in categorie. Le immagini, una sorta di
“metareportage†descrivono il mondo così come si presenta nelle webcam pubbliche e private.
In Negative Publicity Edmund Clark, insieme all’investigatore Crofton Black, presenta fotografie e
documenti sui lati oscuri e occultati delle azioni di guerra e di antiterrorismo degli Stati Uniti in
seguito all’attentato dell’11 settembre 2001, riflettendo sulla natura del conflitto contemporaneo
e sui meccanismi invisibili del controllo di stato.
In Wolfgang David Fathi reinventa la biografia di Wolfgang Pauli, il famoso scienziato tra i fondatori della fisica quantistica. L’accostamento di elementi reali e fittizi diventa un pretesto per una riflessione sui limiti della conoscenza umana.
Gli Incidental Gestures di Agnès Geoffray sono una rilettura, non priva di manipolazione, di immagini
d'archivio realizzate con l'intenzione di ridare senso, e talvolta perfino dignità , alle immagini di
partenza.
Infine Teresa Giannico in Lay Out partendo dalle fotografie di annunci immobiliari
reperiti online mette in dubbio il valore documentario della fotografia attraverso un processo di
ricostruzione della realtà . I sette progetti si concretizzano in sette spettacolari installazioni
presentate per la prima volta in Italia.
(informazione prima parte - la seconda parte sarà pubblicata nel n° 193 )
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