#169 - 15 ottobre 2016
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero rimarrà  in rete fino alla mezzanotte del giorno di venerdi 31 maggio quando lascerà  il posto al numero 352 - BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Poesia

In occasione dell'assegnazione del Nobel per la letteratura

Bob Dylan in Concerto

Nel 2002 a Ravenna dopo un concerto al Palé De Andrè

Di Anna Manna

Tutta la gente in piedi
al Palé De André

eravamo in concerto!

Un Tour
attorno alle ore fumose della vita
dense, spesse come nebbia

Nel cuore pesavano
i problemi come massi
e sassi
le nostre parole
lanciate per ferirci

le mani alzate, gli occhi in alto
aggrappati ai sogni,
i miei muscoli contratti
i miei seni gelati

la birra a fiotti
sugli spalti
a scaldare la gente
infreddolita senza amore
e mentire la vita
facendo rumore

Lui
quella voce metallica
a scavare nel cuore
col coltello della musica

il cappellaccio bianco
in mezzo al palcoscenico
era come una bandiera
un urlo
una fune per fuggire

Nella stanza d'albergo
la notte
annebbiata dal concerto
diventò una canzone dolcissima
estenuante
disperata
avrebbe fiaccato anche il cavallo pazzo
di un cow boy

ubriachi di ieri
prigionieri di un presente
assordante
mangiavamo le note
come fossero l'oblio

Dentro si moriva un po'
ad ogni refrain
di quell'ambrosia infernale
che faceva male

Poi senza più appigli
svestite le menzogne
urlammo di dolore
di piacere
come per navigare
una muraglia d'acqua

Quando si placò lo tsunami del cuore
aprimmo gli occhi
ed era una mattina dolce
di primavera

Ravenna era silenziosa
con le saracinesche abbassate
anche Bob dormiva sfinito
in qualche camera d'albergo.

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