#134 - 21 settembre 2015
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Festival

Prima edizione “Festival della Follia"

Teramo

Follia tra genio e stupidità,
libertà e prigione

di Margherita Lamesta

Sempre libera degg’io folleggiare di gioia in gioia….canta Violetta Valéry…creando un immediato parallelismo tra follia, gioia e libertà.

E Teramo lo ha dimostrato con il suo primo Festival (11/14 settembre) dedicato alla follia, grazie all’originale intuito del suo ideatore: il giornalista/scrittore pugliese Marcello Veneziani.
Da città fantasma - come l’ha definita Vittorio Sgarbi – il capoluogo di provincia abruzzese ha conquistato così la sua ribalta, commutando il quarto d’ora di celebrità ipotizzato da Warhol in quattro giorni di protagonismo grazie a eventi e convegni che hanno spaziato fra scienza, cultura, cinema, arte e letteratura.

Sede storica di uno dei manicomi più grandi del centro-sud d’Italia e d’Europa, attivo fra il 1323 e il 1998, Teramo ha rovesciato la sua posizione di luogo sinistro e temuto per secoli, catapultandosi in questa interessante avventura culturale all’insegna e nel nome della follia e trasformando un handicap in una dote da palesare e condividere.

Follia tra genio e stupidità,   
libertà e prigioneFollia tra genio e stupidità,   
libertà e prigione

Tutti d’accordo, gli ospiti, nel considerare la follia una risorsa - si potrebbe commutare cum grano salis in cum grano “insaniae” – ma tutti preoccupati di distinguere l’estro artistico individuale da stravaganze pericolose, se collettive e fuori contesto. Il folle è un solitario - sostiene Veneziani. Se un’allucinazione è condivisa diventa un fatto storico e produce mostri pericolosi.
A ben guardare, la letteratura ha individuato storicamente in modo preciso la sua liberazione dalla ratio e lo ha fatto con il movimento romantico, proprio per contrastare la prigionia illuministica ai danni della creatività e per dar sfogo a un estro libero da freni e costrizioni. Eppure, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la ragione non è in antitesi con l’irrazionale ma in quest’ultimo contenuta, poiché è da intendersi come una misura inscritta nello smisurato - prosegue il noto giornalista.

D’altronde è difficile esprimersi in modo univoco sull’attività dei sanatori. Al loro interno erano ospitati non soltanto malati di mente ma anche persone scomode che solo se rinchiuse potevano essere tenute a freno e controllate, ma anche rese più pericolose per effetto della prigionia stessa. È vero! Tuttavia l’esplosione degli ospedali psichiatrici nel ventesimo secolo fu vista come un importante progresso a inizio secolo, salvo l’inquietante degenerazione successiva che li trasformò in veri e propri lager – ha ricordato lo stimato intellettuale. La Casa della Divina Provvidenza istituita da Don Pasquale Uva a Bisceglie nel 1935 e chiusa a seguito degli effetti della legge Basaglia del ’78, nelle intenzioni del suo fondatore avrebbe dovuto evolversi in un villaggio manicomiale a tutela dei malati. In realtà, tanti infelici con la chiusura degli ospedali psichiatrici si sono trovati di fronte all’inquietante alternativa della strada, agli antipodi di un processo ideale d’integrazione, affrontando di fatto un secondo abbandono ben più tragico del primo subìto in alcuni casi con oltre trent’anni di distanza. La ridefinizione in termini antipsichiatrici dei disagi mentali, che la filosofia degli anni ’70 portava con sé, si riferì di fatto a un principio ideale che mal si confrontava con la realtà. Pensare di reintegrare un malato di mente rimasto senza famiglia dopo aver vissuto trent’anni in manicomio, ha contribuito ingenuamente a una recrudescenza della sua emarginazione, pur desiderando l’esatto contrario. È stata questa, infatti, la posizione assunta dal noto scrittore a difesa di un concetto di follia che debba guardarsi bene dallo sconfinamento dal suo luogo deputato – quello artistico – se approda a ideologie, forme di pensiero, massificazione del concetto di creatività, che tradiscono l’originario concetto di libertà intrinseco al mondo della creatività, risultando sinonimi di sopraffazione e costrizione di pochi ai danni dei più.

Follia tra genio e stupidità,   
libertà e prigioneFollia tra genio e stupidità,   
libertà e prigione

La follia, avendo come sua specificità la scomposizione dei nessi con la realtà, è simile al sogno e all’estro creativo. La sua scomposizione del reale ha per effetto la costruzione di un qualcosa contrario al reale, dunque è anche simile alla definizione di umorismo che ci ha lasciato Pirandello. Pure il sogno scompone la realtà e l’astrae dalla sua convenzione spazio-temporale, per portarsi verso dimensioni che sprigionano la libertà della mente. Allora sogno e pazzia sono sinonimi e non hanno nulla a che fare con il sonno della mente, il cui effetto è dato piuttosto da ottusità e imbecillità – ha dedotto Veneziani.
In fondo, l’uomo ha bisogno di regole per vivere ed è per questo che teme lo sconfinato, la libertà di pensiero. Lo hanno fatto gli antichi Greci, incanalando la follia, sempre a metà strada tra divinazione profetica e invasamento infernale, in un processo di catarsi collettiva che le rappresentazioni teatrali offrivano su un piatto d’argento – il teatro purtroppo non era previsto fra i moduli di questa prima edizione del festival - e lo si è fatto continuamente in varie epoche storiche.
Semel in anno licet insanire: il recupero una tantum di quel granello di follia che espressioni come il carnevale ammettono, proprio legittimando il concetto del contrario, dell’inversione, del travestimento, del capovolgimento dei ruoli, è necessario e difende quella parte di follia presente in ognuno di noi – ha ricordato Veneziani. L’importante è puntualizzare che il binomio follia=genialità non è automatico: se la follia trascende i confini dell’arte, impadronendosi della realtà, si accompagna facilmente alla stupidità piuttosto che all’affascinante genialità.
Il sonno della ragione genera mostri di Goya, infatti, è un quadro che racchiude in un attimo la sintesi di quanto affermato dallo scrittore pugliese e sostenuto anche da Sgarbi, proprio nella misura in cui la follia non è da intendersi come il risultato del sonno della ragione ma come una diversa e più ampia espressione della ragione. Il suo letargo rappresenta invece una terribile forma di negazione espressiva e come tale nega la creatività, producendo appunto mostri.
Il noto critico, pur fra aneddotica corredata del solito linguaggio boccaccesco - a suo dire in sintonia con i tempi - nonostante la zavorra del suo personaggio, ci ha dato un’acuta e chiarificatrice definizione di persona folle, che riesce a trovare la sua libertà dal disagio mentale proprio attraverso il divenire personaggio. Il folle è colui che cambia strada ma anche la devianza e il divertimento dicono semanticamente la stessa cosa – ha continuato l’enciclopedico Sgarbi - e mentre tutti temono le devianze, ugualmente tutti cercano il divertimento.

Follia tra genio e stupidità,   
libertà e prigioneFollia tra genio e stupidità,   
libertà e prigione

L’arte grazie alla sua originale ridefinizione dei nessi con la realtà, attraverso la quale le è naturale avere una posizione surreale e premonitrice del reale, ci ha lasciato esempi di artisti con disagi psichici che hanno fatto la storia dell’arte – Van Gogh – ma anche di artisti che, pur essendo persone sanissime, hanno saputo rappresentare la follia e il sogno nelle loro opere con risultati altrettanto talentuosi – Mirò. Ghizzardi e i suoi desideri mancati, Ligabue con i ripetuti ricoveri in manicomio e un’arte pittorica carica della genuinità della natura, fino all’americano Basquiat con le sue figure mostruose, passando per l’epistolario di Von Kleist – primo esempio testimoniale di suicidio per amore: un amore totale nel sentimento e nella condivisione fino alle estreme conseguenze - in una carrellata di esempi di genialità artistica ma anche di grave disagio psichico, hanno preso forma nell’eloquio organico del critico d’arte - raffinato nei contenuti più che nella forma - per farci entrare nell’onirico e affascinante mondo dell’arte figurativa e letteraria.
L’inizio di ogni secolo – e precisamente la prima decade - definisce la matrice artistica ma anche storica di tutti i cento anni, secondo Vittorio Sgarbi. E l’analisi di un secolo che storicamente si apre con l’attentato alle Torri Gemelle (2001), per arrivare a una guerra di religione non più fra credi diversi ma dentro lo stesso, fino alla soppressione senza motivo di opere d’arte storiche che non rappresentano alcun pericolo di sorta né possono sfortunatamente essere ricostruite (la distruzione da parte dell’ISIS del Tempio di Baalshiamin a pochi metri dal teatro romano di Palmira), ci porta a dedurre che siamo in tempi in cui il sonno della ragione impera e produce proprio quei mostri rappresentati nel quadro di Goya.
E lo stesso Pupi Avati - protagonista di un incontro pubblico per la sezione festivaliera dedicata al cinema - secondo un’analisi del suo film Il papà di Giovanna (2008), ha assunto la medesima posizione. Nella pellicola, una ragazza con gravi disagi psichici si rivela un’assassina, perché forzata, sia pur per amore, verso una realtà che non le appartiene.
Il matto è perennemente creativo, dilata la realtà e ne produce una parallela, così come fa il cinema ma si tratta di situazioni parallele al reale da non confondere con la realtà, perché quando s’incontrano gli effetti sono titanici e irreversibili, appunto.
E in occasione del festival, un luogo di prigione si è finalmente trasformato in location artistica, per effetto diretto di quel concetto di ribaltamento di cui si è detto ampiamente. Il Sant’Antonio Abate, infatti, ha ospitato la mostra d’arte contemporanea "Qui solo pochi, forse neppure i veri", curata da Giuliana Benassi, fra cui degne di nota sono state l’installazione di Fabrizio Sclocchini e quella di Piergiuseppe Tanino: una stampa fotografica di un bianco desolante, con porte che si susseguono forse all’infinito senza mai trovare l’uscita (Passaggi), e una pistola sospesa sul capo di qualcuno a metà strada fra il cattivo, il letto d’ospedale e il maestro (I’m bed I’m Guru).

Follia tra genio e stupidità,   
libertà e prigioneFollia tra genio e stupidità,   
libertà e prigione

I sogni aiutano a vivere, la follia ci libera e può essere un’indispensabile matrice di creatività, però è importante non confonderli con la vita vera ma servirsene per viverla meglio, così come per lo stesso motivo va mantenuta chiara la distinzione fra passione e talento, ha aggiunto il regista bolognese, attingendo alla sua stessa biografia per affermarlo.
E se la ragione è nel mezzo tra follia e stupidità e in medio stat virtus, la ratio non è da demonizzare. Eppure il centro è anche il regno della mediocrità ed è difficile assurgere alle glorie della creatività senza subire i disagi della follia; perciò la questione resta aperta e il tarlo della follia continuerà ad insidiare gli animi più sensibili ma anche ad arricchire l’insostituibile e imprevedibile mondo dell’Arte.

AFORISMI - L'amore è la saggezza dello sciocco e la follia del saggio (S.Johnson) - L'amore vince ogni cosa (P. Virgilio Marone) - C'è tutta una vita in un'ora d'amore (Balzac) - Amore e amicizia si escludono a vicenda (J.de La Bruyere) - La misura dell'amore è amare senza misura (Sant'Agostino) - Nrl mondo c'è più fame d'amore che di pane (M.Teresa di Calcutta) - SEnza amore l'umanità non sopravviverebbe un solo giorno (E.Fromm) -