#127 - 27 aprile 2015
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 3 agosto, quando lascerà il posto al numero 224. BUONA LETTURA A TUTTI - ORA, PER VOI AMANTI DEGLI ANIMALI : E' una gran vergogna spargere il sangue e divorare le belle membra di animai ai quali è stata tolta violentemente la vita (Empedocle) - La caccia, se non è per la sopravvivenza, è una forma di guerra (J. W. von Goethe) - L'uomo si differenzia dagli animali perchè è assassino ( E. Fromm) - Torturare un toro per il piacere, per divertimento, è molto più che torturare un animale, è torturare una coscienza ( V. Hugo) - Un gatto non dormirebbe mai sopra un livbro mediocre (H. Weiss) - Il cane è la virtù che, non pogtendo farsi uomo, s'è fatta bestia (V. Hugo) - Se raccoglierete un cane affamato e lo nutrirete non vi morderà, ecco la differenza tra l'uomo e il cane (M. Twain) -
Cinema

La Madre

di Giada Gentili

“Te lo meriti Nanni Moretti!” gridava il personaggio razzista di Rocco Papaleo in “Nessuno mi può giudicare” mentre un cliente dell’internet point spiegava: “Bianchi, neri, siamo tutti uguali”; Moretti aveva gridato quella battuta anni prima per criticare Alberto Sordi e un certo tipo di cinema ma questa è un’altra storia. Lungi da me voler accostare un filmetto commediola al cinema italiano intellettuale, riflessivo e tutte le ridondanze del caso (fanboy di Moretti non vi arrabbiate sta per arrivare il “ma”) ma (eccolo) se un film leggero come quello con la Cortellesi e Raoul Bova arrivava a citare Moretti, vuol dire che il regista di “Ecce Bombo”, seppur ormai lontano dai media (ai social neanche ci è mai arrivato) e dal clamore di Sorrentino o la celebrità di Verdone, è una più di una colonna portante del nostro cinema, è la rappresentazione di un certo tipo di società, di persone, di italiani. Quindi se ne avevate sentito parlare solo nel film con Bova sedetevi in un angolo accanto a quelli che hanno amato “50 sfumature di grigio”.

La MadreLa Madre

Dopo “Habemus Papam” Moretti è tornato dietro e davanti la macchina da presa con “Mia madre” candidato al Festival del Cinema di Cannes 2015. “Mia madre” è il dramma della perdita senza troppi drammi. Nanni Moretti e Margherita Buy (mantengono i loro nomi nel film), lui ingegnere lei regista, affrontano la morte della mamma parallelamente, incontrandosi di rado, lasciandosi accompagnare dallo spettatore lungo il percorso che va dalla malattia di un proprio familiare al momento di scegliere il vestito per il funerale. Così muoiono le persone comuni: senza sussurrare nell’orecchio del figlio il consiglio più importante e più utile della vita o pronunciando un discorso che illuminerà l’intero universo.

La Madre

“Il regista è un coglione a cui permettere di fare tutto”, sbotta Margherita, il personaggio di Margherita Buy, dopo una pessima giornata di lavoro. Parla per bocca di Moretti, ovvio, che in questo film studia il cinema dal suo punto di vista maturo e disincantato. Alle letture più superficiali della trama, quello che deve sopportare e vivere chi lavora nel mondo dell’arte, la consapevolezza, ormai risaputa, che qualunque cosa accada “The show must go on”, si accostano interpretazioni più delicate. Fronteggiare il proprio inconscio, distaccarsi dal proprio lavoro, non renderlo parte integrante della vita personale, specialmente quando lo si ama. La forza e debolezza di “Mia madre” è quella di aver saputo affrontare la morte con estremo realismo lasciando però da parte tutto la cinematizzazione del racconto. Si ride, grazie sopratutto ad una magistrale interpretazione di John Turturro, l'artista pazzo del caso, e arriva il magone ma “La Grande Bellezza” dell’estetica cinematografica si sacrifica in nome della realismo. Questa comunque non può essere definita una scelta giusta o sbagliata. Moretti ci presenta la morte (e la vita) senza orpelli, ogni spettatore deciderà poi se tornare a casa e guardarsi “Titanic” per dimenticare la banalità, a volte, della propria esistenza, o entrare in fase di meditazione.

PROVERBI ROMANESCHI - Rigalà èmmorto, Donato sta ppe' morì, Tranquillo se lo so n'groppato e Pazienza sta ar gabbio - La farfalla tanto gira al lume finchè s'abbrucia l'ale - Er gobbo vede la gobba dell'antri gobbi ma nun riesce a trovasse la sua - Oro e argento in core, mànneno a spasso fede, speranza e amore - Cent'anni de pianti nun pagheno un sordo de debiti - Qanno te sveji cò quattro palle, er nemico è alle spalle - Non sputà in cèlo che te ricasca 'n bocca! - Mejo puzzà de vino che d'acqua santa -