#127 - 27 aprile 2015
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 22 giugno, quando lascerà il posto al numero 221. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi SATIRIKON: Se sei felice non urlarlo, il dolore ha il sonno leggero - Trovo che la televisione sia molto educativa, ogni volta che qualcuno l'accende vado in un'altra stanza a leggere un libro (G.Marx) - Non c'è nulla di più facile che smettere di fumare, io stesso ho smesso già 137 volte! (M. Twain) - Quando voglio prendere una decisione di gruppo, mi ricordo di specchi (W. Buffet) - L'alcol uccide lentamente. Non c'è problema, non ho fretta! (G. Courteline) - Quando dicono che lo fanno per il tuo bene, generalmente è per il loro - L'uomo ha inventato la bomba atomica ma nesun topo costruirebbe una trappola per topi (E. Eistein) - E' un peccato che peccare sia peccato (F. Collettini) - E' ridicolo come ti sei bardato per questo mondo! (F. Kafka) -
comunicazione

Festival Internazionale del Giornalismo - Perugia

Giornalisti o pennivendoli…questo è il dilemma!

Riflessioni su un mestiere affascinante

di Margherita Lamesta

Durante il Festival del Giornalismo, dal 15 al 19 Aprile, che il capoluogo umbro ospita da ben nove anni, c’è stato un pullulare di convegni, incontri, tavole rotonde, corsi di formazione ODG e processi, orientati a far luce o a porre domande su una delle professioni più affascinanti, i suoi contenuti, gli obiettivi e le prospettive.

Giornalisti o pennivendoli…questo è il dilemma!Giornalisti o pennivendoli…questo è il dilemma!

Fra le varie iniziative ce n’erano alcune di particolare interesse, come Conversazione sui temi del nostro tempo, un’intervista di Vittorio Zincone al giornalista e storico, nonché Presidente di RCS Libri, Paolo Mieli.
La libertà di espressione è da considerarsi assoluta e non si dovrebbe mai porre un limite fra il pubblicabile e il non pubblicabile; tutto quel che attiene al mondo della parola si dovrebbe poter pubblicare e il dire non può mai essere confuso con il fare. È questo il principio centrale su cui ha basato il proprio intervento l’illustre intellettuale, a difesa di una libertà di pensiero che come tale non può eludere i suoi rischi né porre alcuno al riparo dagli stessi. Non condivido le tue idee ma mi batterò fino alla morte, affinché tu possa esprimerle, diceva Voltaire, a difesa proprio di una libertà d’opinione indiscutibile.

Eppure la parola informazione non include anche il concetto di formazione? E il giornalismo di propaganda, se espresso in forme davvero faziose, non si rende implicitamente responsabile, distorcendo la realtà, di fomentare gli animi? Tutto il giornalismo è a pieno titolo, oggetto di studio e d’analisi, per indagare un particolare momento storico e come tale risulta parte integrante di un’oggettiva disamina dell’epoca in questione - sostiene lo Storico. Ma se una sua parte si avvicinasse troppo all’apologia di reato, come ci si difenderebbe?...Aggiungerei…

Di sicuro il giornalismo ha perso, oggi, la sua forza anche e soprattutto perché non trova riscontro, per la stragrande maggioranza dei casi, nella dovuta retribuzione – ha continuato Mieli. Solo le penne legittimamente remunerate possono costruire la loro forza espressiva, libere dal ricatto, cui si va incontro - prosegue il Nostro - quando manca un adeguato corrispettivo economico. Nel nome della coerenza e dell’onestà, come non ci sono cose private e cose pubbliche: tutto è informazione e l’etica della pubblicazione dovrebbe essere univoca -secondo Mieli – così si può evitare lo sfruttamento, solo quando non si è esposti al ricatto. Insomma un atteggiamento dialettico con gli editori è possibile soltanto grazie a un appropriato onorario corrisposto. Nell’antica Grecia, ad esempio, si stabilì uno stipendio per i deputati, onde evitare l’esclusiva presenza di ricchi possidenti, in politica, a testimonianza di una democrazia autentica sempre più trascurata…oggi!

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E ancora di dialettica – sebbene appiattita - si è parlato nel Processo al talk show, un format televisivo sempre in crescita, con identità spesso annacquate a favore di un conformismo fra reti e programmi, che per soddisfare il mercato e l’audience spettacolarizzano sempre più l’informazione, portandola al cosiddetto infotainement. Eppure, la Selvaggia Lucarelli o Corrado Formigli hanno rivendicato e auspicato, come strada vincente, la ricerca di una propria identità di offerta, pur ammettendo l’assenza di forze politiche veramente contrapposte, oggi, dopo il patto del Nazareno. La posizione delle parti e gli spunti di dibattito sono sempre meno a favore di una reale dialettica, infatti, rispetto a dieci o venti anni fa.

Quel che sconcerta, tuttavia, è che il pubblico, nell’ottanta per cento dei casi, scelga ancora d’informarsi attraverso la tv e se i talk sono quello che vediamo, l’appiattimento già in corso rischia risultati sempre più preoccupanti.
Altrettanto preoccupante e fino al paradosso sembrerebbe l’analisi dell’anemica situazione del giornalismo culturale, scaturita dall’incontro Il giornalismo culturale dalle ex terze pagine al web” Questo particolare settore, infatti, o è in mano agli ultrasessantenni che si esprimono solo sui grandi quotidiani come fossero gli unici depositari del Verbo di nicchia, oppure è un giornalismo ospitato dal web come fosse semplicemente un diversivo.

La cultura non può essere legata al mercato per mantenere la sua libertà d’espressione e di critica? Perciò, ben venga la gratuità del lavoro giornalistico di riferimento per scongiurare mercificazione e deminutio di Arte e Cultura!? E il giornalista è da ritenersi già fortunato, se una piattaforma ad hoc lo metta in condizione di essere valutato da una community di addetti ai lavori, con buona pace di ogni sua esigenza concreta di vita?
Vivere, mangiare: impensabili volgarità di fronte all’Arte e alla Cultura!
Questa è la sintesi paradossale di una delle voci del dibattito! E pensare che libertà e dignità sono dentro il lavoro, non fuori di esso…altrimenti come si nobilitano gli animi, innalzandoli verso simili alte vette?
A mio avviso, ben altra cosa è il non essere asserviti a una voce potente o al carro del vincitore, scegliendo liberamente se parlare di uno spettacolo in scena in un teatro off o di un lavoro di grido nei circuiti più tradizionali, evitando così valutazioni preconcette per un tipo o per l’altro.

Giornalisti o pennivendoli…questo è il dilemma!Giornalisti o pennivendoli…questo è il dilemma!

Ed ancora, imparando dalle testate straniere, ci accorgiamo che non ci dovrebbe essere un filone culturale privilegiato rispetto a un altro né gli ambiti culturali andrebbero limitati solo alle definizioni tradizionali – arte, teatro, cinema, moda, etc. Anche un fatto di cronaca, ad esempio, può prestarsi a una lettura culturale, purché il taglio dell’articolo sia di tipo sociale, psicologico o antropologico. È quanto fa il New York Times - evidenziava Stefania Parmeggiani de La Repubblica - a riprova del fatto che la rinascita è proprio nel reinventare, più che nuovi spazi, nuovi modi di leggere la realtà…avere nuovi occhi…per dirla con Proust.
I giornali e Internet non sono da ritenersi nemici fra loro, dunque, e basterebbe solo regolamentare meglio il secondo, rinnovando un diritto d’autore che dia nuova dignità al nostro lavoro. Insomma, l’orizzontalità democratica della rete deve porre dei filtri legittimi tra chi dica la qualunque e chi esprima la propria opinione con professionalità, riconoscendo al secondo il suo lavoro…senza dimenticare di retribuirlo.

Se il web è il futuro - più propenso all’approfondimento - che sia realmente uno dei canali d’espressione per i tanti giornalisti professionalmente preparati, i quali non sono in cerca di un’effimera ribalta ma di una legittima dignità professionale, cui possa seguire un eventuale, meritato, riconoscimento.
In sintesi, penso che bisognerebbe essere lucidi e critici nell’analisi della nostra realtà, trovando comunque la strada per guardare avanti, proprio come ci ha insegnato il cinema di Francesco Rosi, anch’esso parte integrante di queste giornate dedicate al giornalismo. Il suo cinema d’inchiesta - a detta di Roberto Andò e Stefano Rulli - miscelando con sapienza i paradigmi del realismo con quelli del romanzo, poté esporre delle verità lucide, non monolitiche ma aperte piuttosto a dimensioni più profonde. Una simbiosi, quella del cineasta napoletano scomparso da pochi mesi, che ha reso i suoi lavori sempre attuali, vincendo così sulla morte, obiettivo-cardine di ogni forma d’arte.

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APHORISTIKON - L'uomo che non ha sogni, non ha le ali per volare (C. Clay) - Da sempre in politica patrocinare la causa del povero è stato il mezzo più sicuro per arricchirsi (N. G. Davila) - Ciò che non giova all'alveare non giova neanche all'ape (Marco Aurelio) - Molti dei nostri uomini politici sono degli incapaci. I restanti sono capaci di tutto (B. Makeresko) - Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. ( M. Pantaleoni) - Il saggio, sdegna non di ridere, ma di deridere (A. Graf) - Il mondo è cominciato senza l'uomo, e finirà senza di lui (C. Levi Strauss) - L'impoverimento linguistico è, per un popolo, sintomo di decadenza (F. Collettini) - La natura non fa nulla di inutile (Aristotele) - L'oppresso che accetta l'oppressione, finisce per farsene complice (V. Hugo) - Serve un nuovo modo di pensare per superare i problemi creati da vecchi modi di pensare (E. Einstain) - Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi (W. Shakespeare) -