#370 - 1 gennaio 2026
Il DIRETTORE DEL GIORNALE E I REDATTORI TJUTTI AUGURANO UN SERENO NUOVO ANNO - AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 14 gennaio, quando lascerà il posto al numero 371. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Fotografia

Scontri giudiziari in bianco/nero e colore

Rogne Costose

di Guido Alberto Rossi

Non conosco un'altra professione che ha sempre delle grane da far sbrogliare agli avvocati come quella del fotografo, aggravata dall’essere stato titolare di un’importante agenzia fotografica (come nel mio caso). Sicuramente i banditi ne hanno di meno, in quanto una volta finito il processo vanno in galera e la storia finisce lì mentre, nel mio caso, non dico una volta al mese ma almeno sei volte all’anno ho bisogno di assistenza legale.

Rogne Costose

Ci sono due situazioni che bene o male finisco a carte bollate. Nel primo caso sono quelli che fanno causa o cercano di farla al fotografo rappresentato dall’agenzia, nel secondo caso sono le azioni legali che l’agenzia e nel mio caso, come fotografo, costringono a telefonare all’avvocato, perché rubano le foto e ovviamente non vogliono pagare.
Nel caso dell’agenzia dobbiamo aggiungere anche le lettere dell’avvocato per sollecitare il pagamento delle fatture e nei casi peggiori, procedere con decreto ingiuntivo che, il più delle volte, visto la lentezza della giustizia, nel frattempo il debitore è scomparso, così capita spesso di dover sostenere anche le spese.
Vi chiederete: allora perché farlo, semplice se non lo fai il credito non pagato diventa reddito e viene tassato, così l’unico modo per scampare alla beffa dopo il danno è procedere per vie legali, anche se il più delle volte, sai che butterai dei soldi.

La prima grana legale della mia vita mi è successa ai primi degli anni 80 quando, allora come rappresentante italiano dell’agenzia americana The Image bank. Un bel giorno vedo in edicola La Grande Enciclopedia della Fotografia, realizzata da un piccolo editore furfante, con in copertina la foto di uno dei grandi fotografi che rappresentavamo in esclusiva, la sfoglio e trovo tante altre foto dei nostri autori, riprodotte senza permesso e compenso.
Ovviamente prima telefono chiedendo spiegazioni e vengo trattato malissimo, così chiamo l’avvocato.
Parte la causa, dopo qualche anno e tante parcelle andiamo a sentenza e vinciamo, come era giusto che fosse.
L’editore fa appello e si ricomincia da capo, dopo i soliti anni e le solite parcelle, arriva la sentenza, questa volta il giudice ha capovolto tutto. Quindi, non resta che andare in Cassazione se voglio avere giustizia. Detto fatto, altre parcelle e arriva il giorno della causa. Andiamo in aula, viene chiamata la causa e tutti i faldoni, con prove, memorie etc. non si trovano più. L’unica soluzione è ricominciare da capo.

Rogne Costose

Nel frattempo, l’editore chiude e chi ha dato ha dato, con il risultato di aver speso un bel po' di soldi in circa dieci anni di parcelle. Ma questo, diciamo, era un caso in “attacco”; c’erano poi i casi in “difesa” che erano quelli in cui qualcuno ci faceva causa. Quasi ogni volta che vendevamo una foto di neonati per una copertina di una rivista arrivava la citazione di un legale che affermava che i suoi clienti, genitori del pargoletto, non avevano dato il consenso alla ripresa e alla conseguente pubblicazione. Era un chiaro caso di tentata estorsione, visto che la foto era stata scattata all’estero da un fotografo straniero, mentre i sedicenti genitori erano di Cuneo, Caserta o di altre cento città italiane e, quindi, dovevo telefonare all’avvocato chiedendogli di occuparsene e ovviamente di mandare la parcella per il fondo spese. Se l’avvocato dei presunti genitori fosse stato onesto si sarebbe accontentato delle nostre prove e la storia finiva lì; se invece fosse stato un azzeccagarbugli in mala fede, si sarebbe finiti in tribunale.
Ovviamente vincevo, quasi sempre le spese sostenute erano superiori a quelle liquidate dal giudice il quale, in diversi casi, mosso da chissà quale concetto, liquidava le spese compensandole, che praticamente significa che ognuno si paga le sue.

Nei venticinque anni di vita della The Image Bank Italia ci sono stati altri sei casi di cause in “difesa” promosse da giovani modelle che una volta finite in copertina o su affissioni pubblicitarie, trovavano un fidanzato o un losco avvocato che, nonostante il fotografo potesse provare di averle fotografate dietro giusto compenso regolarmente fatturato e con in mano tanto di liberatoria firmata e datata, illuse dai cui sopra, speravano di guadagnare un extra.
Nella maggior parte dei casi finiva dopo pochi anni con la prima sentenza, che ha sempre dato ragione al fotografo e all’agenzia (noi che avevamo venduto i diritti di riproduzione), ma ci sono stati due casi in cui siamo finiti in cassazione dopo lunghi anni di spese legali. In tutti e due questi casi vincemmo alla grande, con il riconoscimento delle spese al 100%. Ma in un caso la modella, nullatenente, sparì senza pagare, mentre nell’altro il marito della modella chiamò il mio avvocato e si scusò per l’avventura, dando tutta la colpa all’avvocato che li aveva illusi di grandi guadagni e, siccome doveva pagarci tanti bei euro, chiese una dilazione di pagamento delle spese in tre rate.

Rogne Costose

Come fotografo, in tutta la mia carriera ho avuto un solo caso legale in “difesa”, con la foto di un biplano realizzata durante un volo organizzato con diversi aerei d’epoca in formazione. Gli accordi con tutti i piloti coinvolti erano: io scattavo le foto, davo a ciascuno una ventina di scatti e in cambio loro mi davano la liberatoria per usare la foto di loro e del loro aereo. Un bel giorno vendo ad una catena di supermercati una di queste foto, che ne fa dei manifesti attaccando con Photoshop alla coda dell’aereo uno striscione che prometteva sconti. Tempo 24 ore mi chiama un avvocato cercando una soluzione amichevole (soldi) per il suo cliente pilota. Abbastanza irritato dalla telefonata dico all’avvocato che lui ed il suo cliente potevano andare a farsi friggere (non era proprio questo il linguaggio) e così mi fanno causa, finiamo in tribunale, tiro fuori la mia documentazione che era ovviamente tutta diversa da quella della controparte, a partire dalla vera proprietà dell’aereoplanino e, pur affermando che era la controparte il pilota, nonostante casco e occhialoni lo rendessero irriconoscibile, non vedevamo le ragioni delle loro richieste. Il giudice capisce tutto, mi dà ragione e mi concede anche la vittoria totale delle spese. Finì che l’avvocato della controparte ed il suo cliente pilota, pagarono non senza terribili minacce di altre cause, che fortunatamente non ci furono.

Oggi, invece, mi capita di dover fare diverse cause a soggetti che “rubano” le foto dal mio sito per poi pubblicarle senza pagarle. Purtroppo, tra i malandrini ci sono anche grandi editori che, in alcuni casi, resistono alle richieste di una soluzione bonaria, sapendo che difficilmente un fotografo gli farà causa dovendo anticipare le spese legali e con il rischio di trovare il giudice incompetente in materia e di perdere la causa, il che succede spesso. Però per me diventano cause di principio e non ne perdono uno, specialmente se grande grosso ed arrogante. Non ho mai tenuto il conto di quanto tutte queste rogne mi siano costate. Ma così a occhio penso che la cifra permetterebbe di pagare una grande bella festa di Capo d’Anno, con tanto di fuochi pirotecnici e champagne per tutti, almeno di una piccola isola, come l’Isola del Giglio.

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