#366 - 1 settembre 2025
Il DIRETTORE DEL GIORNALE E I REDATTORI TJUTTI AUGURANO UN SERENO NUOVO ANNO - AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 14 gennaio, quando lascerà il posto al numero 371. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
letteratura

San Francesco seconno noantri

Testo in lingua dell'urbe (romanesco)

Francesco

Di Bartolomeo Rossetti

Disegni di Lucio Trojano

Parte undicesima

La mejo vennetta è er perdono

Ma lo sai perché lui se comportava a 'sto modo?
Nun era mica scemo!
De 'ste su' stramberie mo' ce ridemo,
'sta "perfetta letizzia" che c'entrava?
Voleva di' che lui li perdonava senza rancore.

Noi che ne sapemo der perdono?
L'offesa la volemo vendica'. Mica lui se vendicava!
Nun ce metteva, lui, su la bilancia l'offesa pe' pagalla coll'offesa:
-Me dài 'no schiaffo? Te dò l'artra guancia!-
Oggi se dice: "Chi è tre vorte bono è fesso!"
Ma pe' lui quarziasi offesa doveva vendicasse cor perdono!

La perfetta letizia

A Fra' Leone domanno 'na vorta:
"Che è la vera letizzia fra' Leone?
Fa' un miracolo, fa' 'na bona azzione,
fa' der bene, aggiustà 'na cosa storta?

Francesco

No! Quanno noi stamo a bussa' a la porta de casa,
stanchi morti, e cor bastone er guardiano esce fori
e sur groppone a noi due ce ne dà 'n sacc' e 'na sporta,
e dice: "Pussa via brutti ladroni,
che venite a cerca' così de notte?

Chi ve conosce, brutti lazzeroni?"
E noi due sopportamo 'st'ingiustizia
che er guardiano ce carica de botte...
Solo questa è perfetta de letizzia!"

Francesco "giullare de Dio"

Co' li frati era alegro e mattacchione,
e quanno je girava un po' er pallino,
se divertiva come un regazzino,
era pronto a lo scherzo, un pacioccone.

Ogni tanto cantava 'na canzone,
come quanno era stato signorino,
cantava come un grillo canterino
e pe' questo ci aveva un soprannome:

"Er giullare de Dio", perché Francesco era vispo,
e in quer santo un po' svitato,
c'era ogni tanto un tocco giullaresco.
Parlava in modo semprice a la gente,
co' quarche esempio facile, azzeccato,
e co' quarche storiella divertente.

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