#347 - 2 marzo 2024
AAAATTENZIONE - CARA AMICI LETTORI, DA QUESTO NUMERO IL GIORNALE DIVENTA MENSILE. LE NUOVE USCITE SARAN- NO AL PRIMO GIORNO DI OGNI MESE. iL NUOVO NUMERO 353 SARA' IN RETE IL GIORNO 1° lUGLIO. BUONA LETTURA A TUTTI. Ora per voi : AMICI DEGLI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuerà  a massacrare gli animali non conoscerà  ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si è capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
letteratura

Rubrica in lingua dell'Urbe dedicata ai Papi del passato
Da Alessandro VI ad Alessandro VII

Ugo Boncompagni

Papa Gregorio XIII 1502 - - 1572/1584

di Angelo Zito

Dopo der papa santo li cardinali pe’ sceje er successore fecero presto. Co’ du giorni Ugo Boncompagni diventò Papa cor nome Gregorio XIII. È ricordato pe’ avé accorciato la vita a li cristiani. Co’ la riforma der calennario, che da allora prese er nome suo “gregoriano”, annarono tutti a letto la sera der 4 ottobre dell’82 e se svejorno la mattina successiva che era ormai er 15 de ottobre. Co’ lui principiò la fabbrica der Quirinale che da vigna diventò ‘na reggia e a piazza Navona ndove c’era er mercato generale fece mette tre beveratori che serviveno pe’ lavà li broccoletti e l’insalate e pe’ dà ristoro a li forestieri.

Ugo BoncompagniUgo Boncompagni

“Mó che ho compretato l’opra de Pio V
e l’acqua vergine ariva dentro Roma
vojo vedella uscí da le fontane”
Gregorio preferiva lì fatti a le parole,
e all’architetto Giacomo della Porta
je ne ordinò armeno una decina.
“Le prime me le fai a la Navona,
cor giubileo ariveno turisti,
poi abbellimo ‘n’antro po’ de piazze,
ar Popolo, a la Rotonna, a la Colonna
falle mejo che pôi, nun bado a spese,
prosegui a campo de fiori e da Mattei,
e in tutte ce vojo er drago de lo stemma
che è er simbolo de casa Boncompagni.”
E stanno ancora lì si le vôi vede
delfini conchije mascheroni
cascatelle zampilli giochi d’acqua,
le curve cor gorgojo pare che parlino.
Co’ tutta quell’acqua in abbondanza
se scatena la fantasia de l’artisti,
er senso de meravija prende piede,
in questo pôi legge l’inizio der barocco.

Ugo Boncompagni

La mistica del ricciolo

Quell’acqua che zampilla giorno e notte,
quer movimento uguale e differente
che nun lo pôi fermà, te sbatte l’occhi
e rimani incantato “Meravija!”
La molla der barocco sta nell’acqua
ce so’ più fontane a Roma che cristiani,
li poeti c’entingheno la penna,
li musicisti sviluppeno er concetto:
li trilli, le variazioni, le ripijate
sarteno allegri sopra er pentagramma.
È tutta ‘na festa d’artisti fantasiosi
e l’architetti nun vonno esse da meno,
archetti controtimpani finestre
pinnacoli angioletti colonnine
er vôto e er pieno fanno differenza,
la mistica der ricciolo trionfa
sur mattone appiccicato ar muro.
Juvarra Guarino Boromini
Carlo Fontana, er cavajer Bernino,
Pietro da Cortona a gara co’ tant’artri
smoveno er marmo come fosse cera.
Er barocco come ‘n’epidemia
se diffonde pe’ l’Itaja intera
e a Roma tra le cchiese e le fontane,
li palazzi, li cortili, li giardini
nun sai dove sii mejo accommodasse
pe’ rimané incantati a bocca aperta.

Ugo Boncompagni

Er Quirinale

A riccontalla a parole la storia de sto Palazzo ce vô poco. Ne li fatti ce vorsero quarcosa come ‘na settantina d’anni e fior de architetti, pittori, scarpellini, giardinieri pe’ vedello quasi finito come lo vedi oggi. Qui nun è come pôi vède a la Sistina dove cor dito “FIAT LUX” Iddio j’accese le luci dentro casa. Qui stamo in tera e a spostà li mattoni ce vo’ tempo.
Stamo a li fatti.
Er cardinal Oliviero Carafa già alla fine der 400 ciaveva ‘na vigna a Monte Cavallo. Ar colle Quirinale er sole coce e tra li broccoletti e la cicoria l’uva cresceva come vôle Iddio tarmente bella che Ippolito d’Este, er cardinale (1509-1539/1572), ciaveva messo l’occhi sopra. Lui già se faceva li bagni in quela villa su la tiburtina che s’era fatto costrui da Pirro Ligorio, e tirati pe’ la giacchetta li fratelli der cardinale co’ quattro sordi combinò l’affitto. Ippolito, fijo de Lucrezzia Borgia, de conseguenza nipote de Alessandro VI, dar nonno aveva preso li mejo difetti, a principià da li piaceri de la vita. Trasformò la vigna in una villa co’ giardini, fontane, giochi d’acqua dove le belle donne ciaveveno piacere a passà er tempo.
Ma gnente dura in eterno e nun aveva fatto in tempo a chiude l’occhi che er Papa Gregorio XIII appena nominato chiamò un architetto de fiducia e, sordi sull’unghia, ingrandí quela villa co’ un po’ d’archi, portici, logge e una torre che pe’ discrezzione la chiamò torrino. Morto un papa se ne fà un antro e ariva Sisto V (1521-1585/1590) che, stanco de pagà l’affitto a li Carafa, se la comprò a nome de la Chiesa pe’ facce er palazzo vaticano ndove d’estate l’aria è frizzantina. Così ingrandí quela villa a dismisura e ce mise dentro ogni bendiddio.
Mica è finita. Er bello è come le ciliegge più ce n’hai e più ne voresti avene. Clemente VIII (1536-1592/1605) prima e poi Paolo V (1552-1605/1621) co’ l’aiuto de Flaminio Ponzio e de Maderno de sto palazzo fecero ‘na reggia. Cappelle e cappelline, bibblioteca, logge loggette, sale, saloni, l’orlogio co’ l’organo che sona, arberi, frutti e fiori, un giardino che si guardi bene ce trovi Adamo insieme a Eva. Un freggio ce lo fece pure Bernini, piazzato sur frontone de l’ingresso a garanzia che dentro de quer sito trovaveno posto solo opre d’arte.
Si te trovi a passà da quele parti l’unica è fasse er segno de la croce sapenno la storia come è annata: è tutta robba de preti, anche si ar tempo nostro dopo la monarchia de li torinesi ce vive er simbolo de la repubbrica itajana.
Sotto sotto ne li palazzi vaticani si ancora oggi stanno a rosicà e a maledí quer 20 de settembre, quanno li bersajeri je sfonnorno er muro te la senti de dí che cianno torto?

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