#122 - 9 marzo 2015
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Cinema

L'elogio alla gentilezza di Kenneth Branagh

Cenerentola

Un meritato posto al regista
tra le trasposizioni cinematografiche

di Giada Gentili

"Cenerentola" di Kenneth Branagh non racconta nulla di nuovo a noi ragazze della vecchia guardia cresciute a pigiama party e "Via col Vento": è sempre la storia di una giovane che grazie a un paio di scarpe ottenute grazie alla fata madrina (nel mondo reale quell'ultimo paio di Jimmy Choo prese in saldo e scontate ulteriormente per un invisibile difetto di produzione), riesce a trovare l'amore eterno e vivere a scrocco a casa del marito. Dopo la prima trasposizione cinematografica nel 1911 con un cortometraggio, la storia è stata scandagliata da ogni possibile punto di vista: l'opera più celebre rimane il cartone animato Disney nel 1950, quella più originale, ambientata nel 1500, “La leggenda di un amore- Cinderella” con la protagonista tutta cazzotti e faccia da schiaffi.

Cenerentola

Il nuovo film “Cenerentola” direttamente, di nuovo, da casa-dei-sogni-glitterati Disney non vi racconterà la fiaba da un punto di vista moderno o rivisitata in qualche chiave particolare; la sceneggiatura inoltre non è avulsa da cliché di ogni genere: “Sono pronto a qualunque cosa basta ci sia te”, sussurra il principe all'orecchio della sua futura sposa, “E basta che tu stai buona quando gioco a FIFA”, aggiungerebbe il nostro principe nella realtà; né il film riesce a evitare momenti sviolinati (con numerosi violini a sottolinearne la sviolinatezza) e troppo emotional; ma è senz'altro un lodevole elogio alla bontà.

CenerentolaCenerentola

“Sii gentile e abbi coraggio” è il mantra della nostra eroina, che nonostante le angherie e le sofferenze dichiara “Ti perdono” guardando la sua crudele matrigna, intepretata da quella donna di gran classe che è Cate Blanchett. Nel cinema degli ultimi tempi abbiamo a disposizione supereroine che con arco e frecce difendono l'amato, donne appassionate di sado-maso, assassine spietate, madri insoddisfatte, ma di ragazze “gentili” e inclini al perdono non si vede neanche un capello. Forse perché la realtà ci ispira poco, per questo il film di Kenneth Branagh merita un suo posto nelle trasposizioni cinematografiche di “Cenerentola” meritevoli, la favola nella sua in-credulità, rende la protagonista di grande ispirazione specialmente in questo momento storico, tra le Merkel incattivite e dallo sguardo impenetrabile e le olegettine dalle magliette aderenti e le gonne di due taglie piccole.

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