#307 - 21 maggio 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi1 luglio, quando lascerà  il posto al numero 310. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più¹ importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Racconto

La dieta

Prima parte

di Ruggero Scarponi

Il Professor De Dominicis, capitò a Monte Sacrano un bigio mattino di novembre. Uno di quei giorni freddi e piovosi che uno se ne starebbe volentieri a letto. Era stato comandato alla locale scuola media, in qualità di professore di lettere, in sostituzione di un collega prematuramente scomparso. Un po’ di malavoglia aveva preso il pullman ed era andato a Monte Sacrano un tipico borgo dell’Italia centrale con qualche bel palazzo signorile dai balconi in ferro battuto e i grandi portoni di legno scolpito. Il paesino gli apparve subito grigio e sonnolento, il classico paese dove non succede mai niente d’interessante e dove si muore di noia, specie la domenica pomeriggio.
Appena giunto davanti alla scuola, un edificio squallido, privo di qualsiasi attrattiva, confermò la sua iniziale impressione e s’ immaginò gli studenti che vi entravano la mattina, costretti tra mura progettate più per dei carcerati che per dei liberi cittadini.
Fu così che si avviò a ricoprire il ruolo d’insegnante di lettere alla scuola media di Monte Sacrano con l’animo velato di tristezza.
Aveva temuto, infatti, di trovarsi difronte a dei ragazzi svogliati, negativamente influenzati dal torpore che si respirava nel vecchio borgo. E, invece, dovette ammettere che non gli era mai capitato di trovare degli studenti tanto preparati e disciplinati. La permanenza a Monte Sacrano, almeno sotto il profilo lavorativo, si prospettava piuttosto proficua.
In sala professori De Dominicis fece la conoscenza della professoressa Gherardi, prof d’inglese, sposata con un musicista inglese sempre in giro per il mondo. Angelica Gherardi era una donna attraente, con un che di timido e riservato che ben si adattava al suo fisico longilineo, con occhi celesti sognanti e capelli di un bel biondo pallido. Una figuretta che nell’insieme si sarebbe definita molto graziosa e senza dubbio dotata di grande appeal.
Poi c’erano gli altri insegnanti, tutti personaggi un po’ anonimi se si esclude la professoressa di francese, Marisa Savorelli un tipino tutto pepe e molto procace e che un pomeriggio gli disse a bruciapelo.
Ma lei non ha ancora conosciuto il fiore all’occhiello del corpo insegnante!
E chi sarebbe questo fiore all’occhiello? Chiese con viva curiosità De Dominicis.
Giovannone! Fu la pronta risposta della collega, il prof Giovanni Gamba, di disegno e storia dell’arte.
E cos’ha di speciale, costui? Incalzò De Dominicis.
Qui la Savorelli abbassò il tono della voce e con fare confidenziale disse, oggi non c’è ma quando lo conoscerà non mi darà torto, glielo garantisco.
Il tipetto tutto pepe aveva ragione.
Il professor Giovanni Gamba, per gli amici Giovannone era veramente un personaggio fuori del comune. A partire dalle dimensioni. Non si era guadagnato quel soprannome per nulla.
Era un pezzo d’uomo di almeno un metro e novanta e del peso di quasi centoventi chili.
Fronte alta, spaziosa, occhi vispi sguardo intelligente, labbra inequivocabilmente sensuali.
Le donne dicevano di lui, peccato! Se non fosse così enorme…
Imponente, era sicuramente l’aggettivo più appropriato.
Le confidenze della Savorelli misero al corrente De Dominicis che a Giovannone le donne piacevano e anche parecchio e col suo modo allegro, ridanciano, non mancava mai di allungare le mani o quando possibile, di stringerle, in maniera più che affettuosa.
Le donne lo lasciavano fare, tutto sommato era un simpaticone e sapeva animare le serate.
Se fosse stato per i loro mariti, tutte quelle professoresse potevano anche morire di noia a Monte Sacrano.
Con Giovannone, invece, ci si divertiva.
I soldi non gli mancavano e li spendeva volentieri, soprattutto per stare insieme, in allegria.
Ma il nostro aveva due specialità che ne facevano un amico prezioso.
La prima, la sua materia, la storia dell’arte.
Quando Giovannone partiva a parlare d’arte t’ipnotizzava, quasi, fino a trasportarti in un mondo fatto di bellezza e di artisti. Amava l’arte a tal punto che parlandone, a volte, lo si poteva cogliere in una sorte di estasi contemplativa. Gli altri colleghi ne erano entusiasti, quasi innamorati.
L’altra specialità di Giovannone era la cucina. Era un cuoco sopraffino. La congrega dei professori della scuola media di Monte Sacrano si riuniva spesso a casa di Giovannone per delle serate memorabili a base di manicaretti di ogni tipo e vini prelibati. A volte Giovannone si prendeva la briga di organizzare la domenica per tutti gli amici. Si cominciava con una ricca colazione, a casa sua, di prima mattina. Poi ci si metteva in viaggio, per visitare cose e luoghi che non avresti trovato in nessuna guida turistica, frutto di sue appassionate ricerche.
Dopo si andava a pranzo in qualche benemerita trattoria di campagna di sua conoscenza e si rientrava nel pomeriggio, decisamente allegrotti, sempre a casa sua, dove la signora Lorenza, la sua governante, non mancava di far trovare il tè caldo con i pasticcini acquistati nella più rinomata pasticceria del paese. E per chiudere degnamente la giornata, quattro salti ci scappavano sempre, per la gioia soprattutto delle signore…e di Giovannone che con l’occasione arraffava dove poteva.
De Dominicis si adattò subito a quella vita confortevole e dopo qualche mese si fidanzò con il tipetto tutto pepe e piuttosto procace.
Fu l’unica volta che vide sulla faccia di Giovannone una piega leggermente storta.
(Continua)

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