#262 - 2 maggio 2020
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte del giorno 27 gennaio quando lascerà  il posto al numero 300. ORA per VOI un po' di SATIRA - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Teatro

Ormai è sempre più evidente: quelli che sono in alto chiamano essenziali

le attività connesse alla produttività di beni materiali o finanziari.

Scrive Fausto Paravidino: “A me pare che il denaro e la politica abbiano dichiarato guerra allo spirito”.

Considerazioni dialettiche - immagini simboliche del teatro

Oltre il confino

Di Fausto Paravidino - Attore e Regista

Durante l’Occupazione del Teatro Valle Dario Fo e disse a un gruppetto di noi: “Dovete fare un teatro che vi faccia finire in galera”. Difficile allora immaginare un teatro che facesse finire in galera. Oggi no. Farlo. Qualunque teatro. Giacché è vietato.

Oltre il confino

È ovvio che non si tratta di censura politica ma di salute pubblica. È anche vero che non si è mai data una censura politica che non si prefiggesse di tutelare la salute pubblica. Cercherò di sviluppare questa tesi seguendo il metodo emotivo e affastellando pensieri in ordine sparso ma ossessivo come mi sta insegnando a fare questo confinamento.

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Qualcuno sta cominciando a parlare di distanza sociale sul palcoscenico. Be’, no, dai. Andràtuttobene se ci credi davvero non hai bisogno di dirlo. Il teatro in streaming forse è streaming ma non credo che sia teatro. Il teatro in televisione forse è televisione ma non è teatro. Il medium è messaggio. Meglio che niente o meglio niente? Tra una sberla e un calcio forte forte? Una sberla. Ecco signori uno a cui piacciono le sberle! Venite! Dice che la didattica on line funziona. No. Dice che la didattica on line funziona ovviamente molto meno bene di quella dal vivo però è meglio che niente. Quella dal vivo funziona molto bene?
Quanto siamo disposti a ridimensionare le nostre aspettative? “Oddìo – dice Amleto – potrei anche essere confinato in un guscio di noce e sentirmi re di uno spazio infinito… – (bene!) – … se non fosse la compagnia di brutti sogni” (ahia).
Brutti sogni. Chi non ne ha? Non si può vivere confinati e sentirsi re di uno spazio infinito. Rinunciare alla libertà ma per la libertà. No, non si può. Rinunciare temporaneamente alla libertà. Quanto tempo? Non si può sapere. Rinunciare a un po’ di libertà per… naaaaaa. La libertà non è il prosciutto, non va ad etti. Togli una fetta e l’hai persa tutta.

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La contrapposizione libertà/salute è mal posta e in mala fede. Vi chiediamo solo un po’ di pazienza. In cambio vi diamo la polizia. La distanza sociale è una misura adottata praticamente in tutta Europa, il confinamento praticamente solo in Italia e in Spagna. La conquista dei diritti richiede lotte, tempo, a volte sangue. La loro perdita un attimo di distrazione. Abbiamo messo la polizia a controllare i passanti perché non ci fidiamo del desiderio di sopravvivenza del popolo italiano. Ah, ok. Non ho capito bene perché stanno riaprendo le scuole in tutta Europa ma non in Italia. Non ho capito quando qualche giorno fa il presidente del consiglio ha detto “Scuole aperte già a settembre” con quel “già” cosa volesse dire. Adesso uso anche io un po’ di “già” così. Poi dopo ha già detto: “Per la piena libertà bisognerà aspettare”.
Stiamo lì con la bandierina a già scacchi divorati dalla curiosità di vedere se arrivano prima il comunismo, la resurrezione dei morti, la piena libertà o il trentacinque barrato.

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Quelli che fanno il pane a casa. Quelli che vedono il bicchiere mezzo pieno ma non vedono di cosa. Quelli che, tutto sommato, io a casa non sto male. Io. Io. Già. Io. Quelli che “se stava a casa non gli succedeva niente”. Già. Già. Sempre loro. Quello che “abbiamo proibito l’attività fisica non perché sia la situazione più a rischio ma perché volevamo dare il senso di un regime molto stringente”. Quello si chiama Davide Baruffi, sottosegretario alla regione Emilia Romagna, per dire. Grazie mille. Bellissime parole.
Quelli che, birretta alla mano, cani a rincorrersi il culo e distanza già sociale rispettata, facevano del “Buon 25 Aprile” tutti insieme l’altro ieri qui sotto casa in piazza già. Umanità e giustizia. Evviva.
Quelli che “ma non ci vedi proprio nessun aspetto positivo in una pandemia?”. No. Non mi sembra. Quelli soli in auto con la già mascherina e i guanti, quando fanno la doccia se li levano? Il gel per mani all’ingresso del supermercato si indossa sopra o sotto i guanti? Quelli che “i virologi dicono” hanno avuto in passato lo stesso atteggiamento nei confronti del Papa, del Re, del Minotauro o di Mussolini, per dire?….

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Non ci vedo nessun aspetto positivo e non ho la più già idea di quale sia il modo giusto per gestire un’epidemia, faccio un altro lavoro, non è di questo che sto parlando. I momenti di difficoltà mi dicono qualcosa sul come sono fatte le persone, è di questo che mi occupo.
Le persone cercano di essere brave persone, di fare la cosa giusta. Un po’ copiamo, un po’ ci ribelliamo, un po’ ci fidiamo. Le cose di cui stiamo cercando di fidarci sono queste.
Quello che sappiamo della fase 2 è che le persone non potranno incontrarsi se non sono legate da stretti vincoli di parentela o dalle necessità strettamente legate alla produttività. Quello che sappiamo della fase 2 è che si potrà passeggiare, fare jogging, fare la spesa, lavorare e andare a comprare le sigarette eccetera muniti di autocertificazione dove diciamo quale di queste attività andiamo a fare. Sussiste il divieto di dichiarare di essere usciti a fare un’attività lecita per poi farne un’altra ugualmente lecita.
C’è uno spiraglio di apertura verso il culto dei morti ma non verso una libertà di culto intesa in senso più ampio, non che sia la mia passione. Però. Chiusi i cimiteri, aperte le fabbriche praticamente tutte. Non s’è capito se si può andare al mare ma non sembra tanto. Forse solo quando piove.

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A me pare che ci sia una forte impostazione ideologica dietro la gestione di questa epidemia. Impostazione doppiamente ideologica perché pretende di essere scientifica e non ideologica. Quindi effettivamente più teocratica che ideologica. A me pare che l’approccio non sia distinguere i comportamenti pericolosi dal punto di vista sanitario da quelli che non lo sono. Portare i fiori ai morti, andare a messa, fare il bagno in mare, bere una birra in piazza con amici alla giusta distanza e andare a scuola non sono più pericolosi di aprire un cantiere edile o una linea di produzione di automobili.
A me pare che l’approccio sia distinguere cosa è genericamente sacrificabile da cosa non lo è, le attività che vogliamo chiamare essenziali da quelle altre. A me pare che vengano chiamate essenziali tutte quelle connesse alla produttività di beni materiali o finanziari. A me pare che vengano chiamate non essenziali tutte le attività connesse allo spirito. A me pare che il denaro e la politica – con la pericolosa e un po’ stronza collaborazione di alcuni settori del mondo scientifico – abbiano dichiarato guerra allo spirito.
A guerra guerriglia. Smack.

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