#241 - 1 giugno 2019
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 31 marzo, quando lascerà  il posto al numero 327. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Editoriale

Libera interpretazione dell’Infinito di Leopardi
nei panni e nel cuore del Matteo Nazionale

Infinito

di Dante Fasciolo

Non me ne voglia l’infinito poeta
se mi aggancio al suo “infinito” poesia

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.

Il forte vicepresidente del momento
lamenta che il socio, come un cespuglio,
gli impedisce di guardare fino in fondo
al suo orizzonte di Governo.

Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura.

Il contrappunto vive in prima persona:
comodamente seduto sulla mia poltrona,
già prefiguro il mio radioso avvenire,
e l’accondiscendenza degli altri
sorpassano e annullano le piccole paure del cuore.

E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei.

E la voce del vento che scuote le piante
la sento dentro di me, nel mio passato,
e nel presente la vivo come richiamo dell’Eterno,
invocato e chiamato alla vittoria.

Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Così termina il poeta;
cosi termina il prosaico:

In questa mia inespugnabile posizione sovranista
mi immergo e godo il mio incosciente ego “infinito”.

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