#221 - 23 giugno 2018
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi1 luglio, quando lascerà  il posto al numero 310. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più¹ importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Humour (non sempre) per riflettere

Tempi...moderni?

Libro delle facce

di Giuseppe Sanchioni

Che poi, tradotto nell’esperanto moderno, cioè in inglese, sarebbe Facebook. Quella cosa inventata, a dire dei fondatori, per ritrovare a distanza di anni i vecchi compagni di scuola.

Io frequento ancora alcuni dei miei vecchi compagni di scuola delle superiori, le loro case, le loro famiglie e i loro figli. E di loro so tutto come loro sanno tutto di me. Perché dovrei essere curioso di sapere che fine hanno fatto gli altri, dei quali già mi interessava poco ai tempi della scuola? Fra quelli che erano laziali, quelli che già avevano la patente (e io no perché ero avanti di un anno a scuola) e quelli politicamente contrari (perché erano i terribili anni ’70 ed andava di moda) non credo ci siano persone per le quali perderei il mio tempo e soprattutto i miei preziosi gigabyte a banda larga per sapere e far sapere com’è andata.

Tutta questa curiosità di farsi gli affari loro e sapere che fine hanno fatto per pettegolezzo da giornale di cronaca rosa non mi appartiene. E se poi si sono fatti un profilo falso per non farsi riconoscere? O per non farsi schedare? O per evitare i furti di personalità? I giga spesi sarebbero inutili.

Sono tanti i problemi creati dai cosiddetti “social network”. A parte quelli che sfociano in reati, ce ne sono svariati altri.
Il principale è sicuramente l’aumento delle loro entrate senza che a noi venga ridistribuito nulla, almeno per compensare la rottura della pubblicità e dello spam che ci piove addosso. Se ci riconoscessero anche un misero qualche percento (pure tassato) oppure qualche azioncina a Wall Street (ma anche a piazza Affari a Milano) la cosa si potrebbe riconsiderare.
E poi tutte queste continue richieste da esibizionisti di “like” e di “followers” che rendono la rete un enorme televoto da talent show. Una delle cose che mi sembra più assurda è la richiesta di amicizia. Dopo aver penato tanto per non dover più fare i certificati in anagrafe autocertificando quasi tutto, per avere un amico ora c’è una procedura burocratica come se si dovesse fare un concorso con una domanda redatta su apposito modulo video che deve essere vistata e poi se è il caso accettata. Una cosa per noi obsoleta visto che ormai i vecchi Enti parastatali sono diventati quasi tutti società per azioni e quindi di concorsi vecchio stampo non se ne fanno più. Ma forse per gli americani questa è una novità.

Vogliamo poi considerare il problema principale di Twitter? Quel drastico limite di caratteri alla lunghezza dei messaggi che costringe a scrivere in una specie di stenografia twitterata, una twittegrafia, illeggibile e inguardabile ma talmente abituale che ormai si scrivono così anche i temi alla maturità.

E per finire cosa dire di tutto questo protagonismo “social” anche dei politici? Sembra che passino più tempo al terminale che a trovare soluzioni ai nostri problemi. Anche l’ultima campagna elettorale si è svolta più sui “social” che con i comizi vecchia maniera. E questo ha generato altra disoccupazione: i cartelloni di lamiera per le affissioni che venivano messi proprio per la propaganda elettorale si sono arrugginiti desolatamente vuoti. Chissà, magari alla prossima tornata elettorale non li metteranno neanche più, togliendo altro lavoro a quelli che li montavano e smontavano, agli attacchini che mettevano i manifesti, ai tipografi che li stampavano e agli operatori ecologici che riciclavano la carta. Altra tecnologia che distrugge posti di lavoro.

I “social” avvicinano i lontani ma purtroppo allontanano i vicini. È proprio vero che l’informatica non sempre risolve i problemi che crea!

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