#219 - 26 maggio 2018
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi1 luglio, quando lascerà  il posto al numero 310. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più¹ importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Humour (non sempre) per riflettere

Tempi...moderni?

Maratone

di Giuseppe Sanchioni

A tutti gli sportivi da poltrona, con particolare riguardo a quelli che la domenica indossano la loro migliore tuta colorata e così equipaggiati vanno a prendere il giornale rigorosamente in auto, non sarà certamente sfuggito il dilagare delle maratone televisive.
Recentemente, prima per le votazioni, poi per il gossip sulla formazione del nuovo governo ed infine sul toto-nome del Primo Ministro e forse in seguito per i nominativi dei vari ministeri stiamo assistendo ad interi pomeriggi di sfiancanti maratone televisive.
Seguire le quali è sicuramente impegnativo quanto e più di una vera maratona, che in fondo dura poco più di due ore, soprattutto per il fegato, a causa della fame e sete nervosa che prende chi è così temerario da seguirle.

Ore e ore, interi pomeriggi, di diretta televisiva e talkshow per raccontare il nulla che succedeva nei Palazzi, con i giornalisti che, al limite del collasso nervoso per l’imbarazzo di non aver nulla di nuovo da riferire quando veniva data loro la linea visto che non erano arrivati altri risultati oppure non c’erano dichiarazioni nuove, cominciavano a raccontare tutto da capo ripetendo con altre parole ciò che avevano già detto più volte oppure scadevano nel pettegolezzo più estremo narrando particolari che mai avremmo sognato, e forse desiderato, sapere.
C’erano pure quelli che partivano a razzo, incuranti della propria incolumità nel pericoloso traffico di Roma, all’inseguimento di chiunque fosse uscito dal Palazzo pur di registrarne una voce, uno sbadiglio, uno starnuto, un grido, un’imprecazione con la quale illustrare dietrologicamente sofisticate strategie politico-mediatiche.

Peccato che in tutto questo tempo non ci sia mai stato un cenno, una mezza maratona, una corsa campestre o anche un semplice giro del campo da pochi minuti sul perché l’ignavia dei vecchi professionisti di Governo ci abbia lasciato da pagare tre infrazioni delle procedure europee per l’inquinamento da traffico, per non aver ancora trovato il deposito delle scorie nucleari e per non aver debellato l’infezione degli ulivi. Ma anche per averci abbandonato sul più bello col tragico dilemma se a Taranto si debba morire di disoccupazione chiudendo la fabbrica oppure morire di malattia lasciandola aperta.

Alla fine della corsa, giunti al traguardo stremati da tanto sforzo, spegnendo finalmente il televisore forse sarebbe utile fermarsi un momento a riflettere, per quello che può servire, sul fatto che il Titanic fu costruito e pilotato da professionisti mentre l’Arca fu costruita e pilotata da un povero dilettante autodidatta.

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