#216 - 14 aprile 2018
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Racconto

Il bacio

Quarta e ultima parte

di Ruggero Scarponi

Dunque la voce misteriosa esisteva davvero! Umana o fantasma che fosse. Probabilmente si esibiva nel teatro vuoto durante le ore di chiusura, di notte, per qualche misterioso motivo.
Ma ora non aveva più tempo per le sue ricerche. La “voce” conosceva sicuramente a perfezione tutti i recessi dell’edificio e a quell’ora di certo doveva aver guadagnato qualche sicuro nascondiglio.
Barbara decise di rientrare in albergo per riposarsi, l’indomani avrebbe cantato alla serata inaugurale della stagione.
La tanto attesa “prima” del Don Giovanni, fu un fiasco clamoroso. Tutto andò storto. Cassani con la sua mania di interferire sul lavoro altrui aveva combinato un vero disastro. La regia fu definita dalla critica, banale e scontata mentre la scenografia che doveva essere innovativa con soluzioni ardite si dimostrò arzigogolata e incomprensibile.
Lo stesso Cassani preoccupato di tenere tutto sotto controllo giunse sfinito sulla scena. Cantò bene ma freddo, quasi distratto. Tuttavia la critica si accanì soprattutto sulla Nicolosi. Per compiacere Cassani, Barbara aveva cercato di spogliare la propria voce dei pregi migliori, offrendo un’interpretazione corretta ma tutto sommato scolastica, priva del fuoco e dei personalismi che l’avevano resa celebre.
La conclusione della serata tra pochi applausi di cortesia e il mugugno di tutta la troupe fu piuttosto triste. Barbara si chiuse nel camerino rifiutandosi di aprire a chiunque e soprattutto a Cassani che insisteva per parlarle.
Alla fine la donna promise che l’avrebbe incontrato l’indomani mattina nel suo studio ora era troppo addolorata per un qualsiasi colloquio.
Come promesso il giorno seguente poco prima di mezzogiorno Barbara si presentò nello studio del celebre cantante.

  • Caro maestro – disse subito appena si fu seduta di fronte all’uomo – non sono qui per parlare di ieri sera, un artista sa fronteggiare certe situazioni. Sono qui per chiederle, invece, delle spiegazioni che non hanno nulla a che fare con il Don Giovanni.
  • Non vorrà parlarmi ancora di certe fantasie, spero! E di certi rendez-vous misteriosi che avrebbe avuto di notte in questo teatro…
  • Vorrei solo che lei mi dicesse sinceramente, se c’è qualcosa che dovrei sapere e se qualcuno o qualcosa si nasconde in questo teatro.
    Cassani ebbe un gesto di sorpresa come a dire che per quanto ne sapeva lui non c’era nulla del genere.
  • Ieri nel tardo pomeriggio-continuò Barbara- ero nel salottino riservato, mentre in teoria tutto il teatro doveva essere deserto.
  • Ebbene ieri pomeriggio ho sorpreso qualcuno nel salottino. Appena mi ha sentita entrare si è data alla fuga…
  • Una donna?
  • Forse
  • Non sa dire se era uomo o donna?
  • Non l’ho vista in faccia. Ho solo fatto in tempo a cogliere uno svolazzo di abiti femminili che sparivano dietro a un arazzo. L’ho inseguita ma deve essermi sfuggita per chissà quale passaggio segreto. Dopo un po’ mancandomi l’aria e trovandomi completamente al buio ho dovuto fare dietrofront e abbandonare l’inseguimento.
    Cassani ascoltava e sorrideva divertito.
  • Perché ride? Ride di me, pensa che mi stia inventando tutto o peggio che abbia sognato?
  • Per carità. La credo, ci mancherebbe. Solo che trovo piuttosto inverosimile che il personaggio di cui sta parlando abbia potuto dileguarsi per quel passaggio.
  • E perché mai?
  • Venga con me ora le faccio vedere.
    Cassani si alzò e condusse Barbara nel salottino. Prese da una mensola una torcia elettrica e aprì il portoncino dietro l’arazzo che immetteva nel cunicolo.
  • Ecco vede? Si tratta di un bugigattolo largo al massimo un metro all’ingresso e che poi si restringe nel fondo. In tutto sarà profondo non più di tre, quattro metri.
    Cassani illuminava il locale con la torcia elettrica.
  • Vede, i muri sono perfettamente integri. Non c’è nessuna porta. Provi a tastare con le mani se vuole, non troverà nulla.
    Barbara non credeva ai suoi occhi. Era certa che il misterioso personaggio fosse scappato da quella parte.
  • D’accordo – disse dopo aver osservato con cura il bugigattolo – ma mi spiega a cosa serve questo “coso”?
  • Certo. E’ molto semplice. Vede, alla fine dell’ottocento in quest’ala dell’edificio, c’era la sartoria. Poi successivi lavori ne hanno modificato la struttura per poter ricavare nuove stanze e uffici. Oggi la sartoria è stata chiusa a causa dei tagli al bilancio. E’ rimasto solo un piccolo laboratorio, quello dove anche lei ha provato gli abiti di scena. Per i costumi e tutto il resto, ci si rivolge a partner esterni. A quel tempo però, voglio dire alla fine dell’ottocento, il bugigattolo, era una stanza dove il personale di servizio teneva gli attrezzi per le pulizie quotidiane.
    Un giorno, era il dieci novembre del 1896 vi trovarono impiccata una ragazza. Da allora lo stanzino è andato in disuso. Nessuno del personale ha voluto più entrarvi.
  • Chi era la ragazza, una cantante?
  • Capisco dove vuole arrivare. Vuol sapere se potrebbe essere lei la voce misteriosa, non è vero? Barbara non rispose ma lo sguardo era interrogativo.
  • Debbo deluderla cara Nicolosi. La ragazza era solo una semplice sartina. Valentina, si chiamava, detta Tina.
  • Come mai lei Maestro ne ricorda la data del suicidio?
    Perché il caso, per le sue peculiarità, mi ha molto colpito e me ne sono interessato, tanto, che quasi mi sembra di essere stato presente agli eventi.
  • Quindi sa anche il motivo che portò la sartina al suicidio.
  • Per la verità è solo un’ipotesi, dal momento che la Valentina non lasciò nessuna lettera a spiegazione del gesto. Comunque, sembrerebbe, dalle indagini svolte allora, che la ragazza, di quasi vent’anni, avesse tendenze, per quei tempi, piuttosto trasgressive. Lavorando nel magazzino dei costumi era spesso a contatto con le cantanti per aiutarle a indossare i complicati abiti di scena. E fu così che s’invaghì del soprano tedesco, Adriana Kegel, a quel tempo fidanzata con un celebre basso. L’artista sulle prime non comprese le intenzioni di Valentina e lasciò che quella le ronzasse intorno di continuo finché un giorno mentre erano sole a provare un costume, non tentò di baciarla. La Kegel fuggì indignata, minacciando di denunciare la povera Valentina, alla direzione del teatro.
  • E così – completò Barbara – per timore dello scandalo, delle ritorsioni famigliari e della perdita del lavoro, fu costretta, per modo di dire, a togliersi la vita:
  • appunto – chiosò Cassani.
  • Forse la voce misteriosa è quella della Adriana Kegel che ritorna per farsi perdonare da Valentina. Commentò pensierosa Barbara.
    Cassani sorrise bonario.
  • Certo, se le fa piacere pensarla così.
    Il Don Giovanni non riuscì a prendere quota nelle poche repliche successive e Barbara Nicolosi decise di rientrare a casa al termine dell’ultimo spettacolo.
    Con il Maestro Cassani non era sorto nulla e per come erano andate le cose non ne era neanche dispiaciuta. Riguardo alla Voce Misteriosa non riuscì a reperire altre notizie, per cui un po’ mestamente, salutò la compagnia e partì senza rimpianti.
    Il giorno seguente, nella sua casa, restò a letto fino a tardi, per riprendersi dalla fatica del lavoro e dalle molte delusioni che quell’esperienza le aveva procurato.
    Ma quando si alzò per fare toeletta restò sgomenta, allo specchio. Come per un’illuminazione si ricordò qualcosa.
    Correndo come una pazza si precipitò alla libreria e ne trasse un libro di grande formato che un tempo aveva sfogliato con interesse.
    Aprì il volume a una certa pagina. Sotto a una foto la didascalia recitava: Una rara immagine del giovane soprano Adriana Kegel, a vent’anni, durante una turnè in Italia, ritratta nella sartoria con alcune lavoranti e il celebre basso Modesto Cipriani. Era nata a Dresda nel 1876. Si ignora la data della morte risultando scomparsa prematuramente in circostanze mai chiarite.
    Barbara stese ben bene la pagina del libro e l’accostò al suo viso. Allo specchio la rassomiglianza con una delle lavoranti, ripresa sorridente in primo piano, accanto al soprano, era inquietante. La ragazza indossava un grembiule sul quale spiccava ricamata la scritta “Tina”. In secondo piano s’ intravedeva, Modesto Cipriani, con la sua monumentale barba e lo sguardo accigliato.
  • Dio mio! – esclamò sbigottita Barbara.
    Nei giorni seguenti Barbara fu sopraffatta da un malessere indefinito. Trascorreva lunghe ore distesa su un divano vagando indolente con i pensieri. Non riusciva ad accantonare la storia della voce misteriosa. Le somiglianze scoperte nella fotografia di Adriana Kegel l’avevano fortemente turbata. Non sapeva cosa pensare. Era tutto frutto di una suggestione oppure qualcosa di misterioso si era davvero insinuato nella sua vita? Ogni tanto prendeva in mano il libro per studiare approfonditamente tutti i particolari della foto. Rilesse più volte il testo cercando indizi. Provò persino a rintracciare l’autore del volume nella speranza che fosse ancora in vita.
    Purtroppo, il volume era molto vecchio e dell’Editore e dell’autore non riuscì a reperire nessuna informazione.
    Però, più tornava alla foto più le sembrava inverosimile il racconto che le aveva fatto Cassani.
    Era evidente che le due ragazze sorridevano felici mentre invece l’uomo sullo sfondo, Modesto Cipriani appariva decisamente indispettito. Può darsi che il motivo di tanto scontento fosse da attribuire a un sospetto oppure alla scoperta di una sgradita realtà.
    Un pomeriggio desiderò riascoltare il brano che aveva cantato da sola nel teatro deserto.
    L’ascoltò più volte e infine si accorse che nella registrazione c’era qualcosa di strano.
    Quello che aveva scambiato per un effetto di eco dovuto alla riproduzione audio non professionale si rivelò invece come una flebile voce che cantava all’unisono insieme a lei.
    Barbara restò a lungo pensierosa. Qualcuno o qualcosa stava cercando di comunicarle un pensiero, una verità nascosta attraverso mezzi e modalità inconsueti. Barbara ritornò alla foto del volume. La osservò lungamente e poi disse:
  • Penso proprio, caro Cassani, che dovremo fare due chiacchiere, noi due, a proposito di un certo bacio. Chissà che non ne venga fuori una storia interessante, come ad esempio che nel magazzino dei costumi quel giorno le cose si svolgessero in modo ben diverso e a denunciare la povera Valentina e a indurla al suicidio non fosse la ragazza tedesca… . Barbara assentì più volte con la testa mentre accarezzava con delicatezza l’immagine di Adriana Kegel.
  • La verità – disse – può impiegare secoli ad emergere, ma in un modo o nell’altro viene sempre fuori e i mezzi che utilizza per farlo sono del tutto imprevedibili.
    Dopo, sorridendo di soddisfazione, si lasciò cadere tra i cuscini del divano e si addormentò serena.
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