#214 - 24 marzo 2018
AMICI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuerà a massacrare gli animali non conoscerà ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si è capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
Racconto

Il bacio

Parte seconda

di Ruggero Scarponi

Come un turbine improvviso una voce mulinò dalla profondità delle cantine fino a investirla.
Barbara s’arrestò di colpo. Gli occhi sbarrati. La voce era cessata quasi subito lasciando nell’aria del teatro un senso gravido di attesa come l’istante di calma che precede la tempesta.
Barbara si portò una mano alla bocca, tese l’orecchio per essere sicura che non fosse stata solo suggestione e valutò la distanza che la separava dal portoncino, da dove era entrata poco prima.
Stava per cominciare a correre quando la voce riprese nuovamente ad aleggiare sulle rampe delle scale, sulla grande platea del teatro e persino tra i palchi. Una voce suadente, melodiosa. Una voce che cantava la sua stessa parte, nel Don Giovanni.

  • E’ la Paladini-Capriotti – mormorò Barbara tra i denti. E corse come il vento finché non giunse all’uscita, che attraversò come fosse inseguita da un assassino, facendo sbattere dietro di sé, con violenza, il portoncino di legno massello.
    L’indomani si risvegliò spossata nel suo letto d’albergo. Per la prima volta arrivò alle prove in leggero ritardo. Trovò Cassani intento a dare suggerimenti ad alcuni giovani cantanti mentre contemporaneamente dialogava con il regista e lo scenografo.
    Aveva il bel viso rilassato. Gli occhi luminosi e poche meravigliose goccioline di sudore ne imperlavano la fronte. Al vederlo Barbara fu travolta da un’ondata di tenerezza. Lo raggiunse farfugliando delle scuse per il ritardo e subito prese posto per provare la scena in programma. Due ore più tardi, durante una pausa, Barbara decise di salire al piano superiore. Lì si trovavano gli uffici amministrativi.
  • Posso entrare? – chiese dopo essersi affacciata in una stanza al centro di un corridoio.
    Dal fondo, dietro a una scrivania, un ometto intento a scrivere a mano una minuta, alzò lo sguardo e disse:
  • Signora Nicolosi? Ma prego, prego, entri, ci mancherebbe. In che cosa posso esserle d’aiuto signora? Mi consideri a sua completa disposizione.
  • Caro Sandri – rispose Barbara – sono venuta a parlarle in via del tutto riservata. Possiamo chiudere la porta?
    L’ometto non fece alcuna obiezione e la porta fu subito richiusa.
    Barbara si sedette su una poltroncina di fronte a Sandri e disse:
  • Caro amico, lei sa che sono stata qui, in teatro, questa notte?
  • Ah, era lei allora? E volevo dire, infatti. Ho trovato tutte le luci accese e mi sembrava strano che il custode avesse dimenticato di spegnerle…
  • L’ho sentita! – lo interruppe Barbara, secca.
  • Sentita?
  • Si
  • Chi, signora? Chi ha sentito?
  • Non faccia l’ingenuo Sandri. Sa di che cosa parlo.
  • Veramente…
  • E’ la Paladini-Capriotti, l’ho riconosciuta.
    Sandri restò in silenzio alla rivelazione. Assentì con la testa più volte e poi disse.
  • Mi scusi signora, se oso contraddire un’artista del suo calibro, eppure penso che lei si stia sbagliando…
    Barbara stava per ribattere quando Sandri la fermò subito con un gesto eloquente della mano.
  • Oh! si si, la voce c’è, esiste, io pure l’ho sentita, lo stesso giorno in cui lei ha firmato il contratto. Non è questo che volevo negare.
  • E quindi? Che cosa mi dice? Lo sa che stanotte per poco non sono morta di paura?
  • Lo so bene – confermò l’ometto – è successa la stessa cosa anche a me. Mi ero trattenuto al lavoro ben oltre l’orario. Non riuscivo a quadrare alcuni conti. Mi affannavo in mezzo ai fogli, alle fatture, ai registri, che non mi accorsi di essere rimasto da solo in tutto il teatro. E fu all’incirca intorno alla mezzanotte che la udii.
  • Un bello spavento, no?
  • Signora, non auguro a nessuno un momento come quello. Se fossi stato sofferente di cuore non l’avrei scampata.
  • E allora perché ha detto che mi sbagliavo?
  • Quella è un’altra faccenda. Vede signora io mi sento un po’ in imbarazzo a dire certe cose proprio a lei che è considerata una delle più grandi cantanti al mondo.
  • Che intende dire Sandri, si spieghi.
  • Mi perdoni sa, ma riguardo alla Paladini-Capriotti, credo che stia sbagliando.
    Barbara sorrise con indulgenza.
  • E come fa a dire una cosa del genere? Benché terrorizzata, io stanotte l’ho sentita bene e le ripeto che era proprio la Paladini-Capriotti. E non credo di sbagliare caro Sandri, anche perché ho fatto in tempo ad ascoltarla cantare dal vivo, proprio in questo teatro, prima che… venisse meno.
    Sandri assentiva, ma quando la donna concluse il discorso, riprese:
  • Naturalmente anche io ho avuto il privilegio di ascoltarla in questo teatro ed è per questo che posso affermare con tutta sicurezza che la voce in questione non le appartiene
  • Ma insomma Sandri – esclamò risentita Barbara – lei pensa di avere un orecchio più fine del mio?
    Se le dico…
  • Aspetti – la interruppe Sandri – aspetti. Le faccio ascoltare una cosa. Dopo potrà giudicare.
    L’ometto trasse dalla scrivania un registratore. Spinse un tasto e subito si diffusero nell’ambiente le note di una celebre cabaletta eseguita da una voce di soprano.
  • E’ la Paladini-Capriotti- affermò Barbara con sicurezza.
  • Questa. Questa si, è lei. Ma adesso ascolti ancora.- Sandri azionò un altro tasto e:
  • La sente, signora? Le sembra sia la stessa persona che canta? Il brano è identico, eppure la voce differisce. Sono piccoli dettagli. Questa, è la voce che lei ha ascoltato, ieri sera.
    Barbara si fece attenta e un po’ alla volta cominciò a cogliere le differenze.
    La seconda voce, quella del fantasma, per così dire, era più limpida, perfetta nella dizione e nel fraseggio. In essa non si ravvisavano i piccoli trucchetti del mestiere che i cantanti utilizzano per superare le difficoltà del pentagramma. La totale fedeltà al testo e alle intenzioni dell’autore apparivano sorprendenti da parte della voce fantasma.
  • E’ incredibile Sandri. – disse Barbara – neanche io me ne ero accorta. Le differenze sono talmente lievi che non so come abbia potuto...
  • Sa Signora, non è perché uno passa tutto il tempo a lavorare dietro una scrivania che non può avere una spiccata sensibilità musicale.
  • Davvero Sandri, e anzi mi scusi se da sciocca ho pensato di possedere, dato il lavoro che faccio, un orecchio più fine del suo. Certi talenti uno li riceve gratis alla nascita. E lei Sandri ne può vantare di eccezionali. Ma non ha mai pensato di darsi al canto, alla musica? Con un orecchio come il suo!
  • Questa è una storia senza importanza signora. D’altronde il lavoro che faccio mi piace e in fin dei conti sono contento così.
  • Ma torniamo alla nostra voce Sandri. Se non è la Paladini Capriotti, di chi stiamo parlando, allora. Io non riesco a identificarla. E lei?
  • No signora. L’ho confrontata con tutte le registrazioni dello stesso brano presenti nella discoteca del teatro e sebbene se ne ravvisi delle somiglianze in alcune, non potrei proprio dire di aver individuato la cantante. Ciò che lascia sgomenti a proposito della voce fantasma, nonostante la cattiva qualità della registrazione, è la perfezione formale. La voce sembra chiara, precisa. In una parola: quasi perfetta.
  • Una voce non umana, quindi?
  • Di sicuro una voce estranea al mondo della lirica.
  • E se invece che di un fantasma fosse la voce di una cantante in carne ossa che si nasconde…o è tenuta nascosta?
  • In questo teatro?
  • perché no? L’edificio è immenso. Le cantine e i sotterranei si perdono chissà dove.
  • Non credo signora, che una persona potrebbe sopravvivere per anni in una condizione di totale isolamento, tenendosi nascosta, obbligata a mille sotterfugi per sfuggire ai custodi ai lavoratori e a tutti coloro che hanno a che fare con questo edificio. E come avrebbe potuto in simili condizioni, apprendere così bene l’arte, da sola, senza insegnanti, senza prove, senza nulla di ciò che è indispensabile per raggiungere simili vette di perfezione.
  • Lei quindi propende per l’ipotesi del fantasma?
  • Io non so cosa pensare. Sono sicuro però che non si tratta di uno scherzo.
  • E allora chi avrebbe diffuso in rete la registrazione?
  • Non lo so.
  • Va bene caro Sandri, ora devo tornare alle prove. La ringrazio per quanto mi ha detto.
  • Un’ultima cosa Signora, anche se penso sia senza importanza. Mi sono ricordato che tempo fa leggendo alcuni articoli giornalistici conservati in archivio, fui colpito da una recensione riguardo un soprano tedesco di fine ottocento, una certa Adriana Kegel e di cui a quanto mi consta non esistono registrazioni. Il giornalista ne scriveva in termini entusiastici giurando di non aver mai ascoltato niente di simile. Purtroppo la cantante sarebbe scomparsa prematuramente e di lei si è persa la memoria.
    Ecco, tutto qui, l’ho detto solo per completezza d’informazione.
  • Grazie, grazie ancora caro Sandri - disse Barbara – lei è un uomo davvero prezioso.
    Subito dopo si congedò, in tempo per tornare alle prove. Erano trascorse due delle tre settimane previste prima della serata inaugurale. Si era giunti al sabato e per la domenica a compenso del lavoro svolto era stato deciso un turno di riposo.
PROVERBI ITALIANI - 1) A buon cavalier non manca lancia. - 2) A buon cavallo non manca sella. - 3) A buon intenditor poche parole. - 4) A caval donato non si guarda in bocca. - 5) A chi batte forte, si apron le porte. 6) A chi non vuol far fatiche, il terreno produce ortiche. - 7) A chi troppo e a chi niente. - 8) A chi ti porge un dito non prendere la mano. - 9) A goccia a goccia si scava la pietra- 10) A gran salita, gran discesa. -