#198 - 29 luglio 2017
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Poesia

Luglio 1943

Di Giuseppe Cusa

Infine con la coda fra le gambe
se ne andavano via i tedeschi.
facevano pausa i fucili
spianati e le mitraglie, nel rumore
dei carri armati sulla strada larga,
le canne lunghe e gli occhi delle torri.

Stavamo in una grotta a Pilacane.
in dodici famiglie ci stavamo:
i lumi ad olio accesi alle pareti
del corridoio buio, che girava
i pilatro centrale d'arenaria.
I colpi di cannone, che dal mare
cercavano i tedeschi, da lassù
vedevo; un aereo che scppava,
seguito da due caccia americani.
ho visto ch'esplodeva a Bubbonìa.

Il sesto giorno, la mattina presto,
si diceva già che erano sbarcati
e mia madre l'ho vista stando in aria:
io ero andato a prendere il latte
di capra, che la zia aveva pronto
per mio fratello piccolo svezzato;
sul pianoro del casolare bianco
montavano le tende colorate;
un ragazzone nero sorrideva
e mi buttava su, con me giocando.
Non vedeva lo sguardo di mia madre,
ch'era nascosta dietro quella siepe.

l'antodoto contro cinquanta nemici è avere un amico (Aristotele) - Il tempo è la cosa più preziosa che un uomo possa spendere (Teofrasto) - Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi (M.J.Coen) - E' la dose che fa il veleno (Paracelso) - Spesso s'incontra il proprio destino nella via che s'era presa per evitarlo (J.de La Fontaine) - Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola (Voltaire) - Se vuoi capire una persona non ascoltare le sue parole, osserva il suo comportamneto (A.Eistein)