#132 - 22 giugno 2015
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 3 novembre , per lasciare subito spazio al n° 205 . Buona lettura a tutti.
Arte

Quando la pittura e la parola rappresentavano l'umano

Mio padre: un creativo in fabbrica negli anni '70

Francesco Panico il pittore operaio

Intervista a Raffaele Panico

di Dante Fasciolo

Ad un convegno dove si parla di letteratura arte e società, alcune riflessioni dell’oratore di turno innescano un breve discorso con il vicino, il giornalista Raffaele Panico, e vengo a scoprire che suo padre, operaio negli anni 70, amava dipingere. Parliamone…ho detto, e ne è scaturita un’intervista.

Francesco Panico il pittore operaioFrancesco Panico il pittore operaio

“Di mio padre, Francesco Panico, nato a Napoli il 16 giugno 1932, scomparso ad Aprilia il 22 agosto 1996, conservo ricordi vivissimi; di valori verso la famiglia e l’educazione, l’aiuto al compagno di fabbrica, i suoi ponderati consigli, talvolta la sola semplice e severa disciplina. Al lavoro, al matrimonio e alle cure della famiglia aggiunse poi, quasi in una maniera autoritaria, l’arte della pittura ad olio. Dedicarsi a quelle tele, che lui definiva con semplice severità, “la pittura” lo assorbiva totalmente nel dopolavoro . Di recente ho trovato alcuni suoi taccuini di appunti, bozze a matita di disegni, nei quali appuntava qualche pensiero e le sue idee tradotte in quadri. Scriveva con modestia, ovvio, dato che le scuole nella sua Napoli erano state sospese – di fatto - a seguito della sciagurata scelta del 10 giugno 1940. Purtroppo ogni generazione ha la sua tragedia… Francesco, in alcuni suoi scritti, anche sotto forma di racconti, esprimeva il senso della serietà non turbata della vita, il lavoro, la scena dello squarcio di una città, un paesaggio animato dalle persone laboriose. Per quanto riguarda la sua “Pittura”, mi sembra di scorgere dalle pennellate, l’atmosfera di un tempo “liberato” che lui ha utilizzato tramutandolo in arte. Ha prodotto circa 300 tele ad olio, alcuni lavori su tavole in legno, sacchi di juta da lui – oggi si direbbe – riciclati in tela con uno strato di cementite… il torchio fatto con le sue mani come il rullo per l’inchiostro delle xilografie, tante prove ed esperimenti”.

Francesco Panico il pittore operaioFrancesco Panico il pittore operaio

Raffaele parla di filato, è evidente che abbia voglia di raccontare ancora molto del padre; lo interrompo con una domanda: Conciliare un lavoro impegnativo, la responsabilità di una famiglia… ricavare un tempo libero da dedicare all’arte non dovrebbe essere stato facile…

“Gli anni Sessanta e Settanta, erano ancora anni felici e laboriosi… l’Italia si amava ancora come patria, ed erano anni di vacanze, soprattutto in Alta Italia, dove eravamo residenti: la mia famiglia vedeva anche i programmi radiotelevisivi della Svizzera italiana; l’attenzione verso l'arte, il paesaggio la comunicazione, la buona educazione, insomma l'Anima delle cose umane. La sua attenzione ai colori ad olio su tela era pensata in modo sublime. Modestia? Certo, da parte sua, sapeva di dover rimanere l’operaio di fabbrica, forse simile ad un Sthakanov italiano che, come sappiamo non era un uomo-macchina, ma era un caposquadra che, solo utilizzando macchinari da lui stesso ingegnati e costruiti, aumentava produttività diminuendo il tempo del lavoro: più soddisfazione e minor ‘faticare’, secondo un antico adagio italiano, del lavoro ben fatto e nobilitato in quanto diviene “Fatica senza fatica”. Ma questo non è stato capito a suo tempo. Così è stata la sua vita, un adempimento ai valori e tra questi l’arte di dipingere, e ciò spiega il perché i suoi personaggi sulle tele sono colti quasi tutti nelle quotidiane attitudini e vi figurano tutti gli strati sociali. Per meglio esprimere questa forma pittorica realista e nello stesso tempo espressiva, mi piace ricordare ciò che ha scritto la critica d’arte Caterina Nagliatti negli anni settanta: 'Il suo realismo, tuttavia, non risulta mai crudo od esasperato e induce a pensare che l'artista «voglia» vedere soltanto il lato buono delle cose e degli uomini e indulga volutamente sulle debolezze umane. Il giudizio che egli esprime, però, non ci autorizza a credere che egli sia un permissivo o un compiacente, ma soltanto un «comprensivo», che riesce a giudicare con sentimento fraterno. L'artista ama i colori scuri, gli ambienti chiusi, ove la luce si incunea in una zona con limiti ben definiti. Il suo cromatismo possiede confini nettamente delineati, ove un colore non tende ad amalgamarsi con l'altro, ma rispetta una specie di linea di demarcazione senza voler accennare a superarla. Così i contrasti risultano a volte dolci e a volte duri, ma sempre ordinati, come se il pittore stesso, prima di stenderli, li avesse messi insieme nella propria mente, sotto il controllo della ragione. Panico è un pittore che ama affrontare a viso aperto i vari aspetti della vita sociale e metterne in luce i più significativi. Le sue stesure ne risultano pulite, levigate e bene equilibrate. La semplicità del suo animo si riflette nelle sue opere, la cui stesura è serena e tersa anche quando ritrae un conflitto di idee, ed ha il valore di un documento.’

Francesco Panico il pittore operaioFrancesco Panico il pittore operaio

Guardo le immagini e vedo dei titoli: I pescatori, il comizio, il sonno della politica, la visione di san Crispino, lo scandalo Lockheed 1976, vecchio con la pipa, i pensionati… sono immagini che richiamano una varietà di situazioni…che denotano anche un’attenzione ai vari aspetti della vita del tempo…

“Si, mio padre era molto attento all’attualità, seguiva la politica, la cronaca, la vita sociale…l’ultimo quadro citato, ‘I pensionati’ presentato alla Rassegna Pittorica denominata «Premio Presidente della Giunta Regionale Lazio e Stampa Periodica 1974 ha ottenuto il ‘Trofeo d'oro’ quale riconoscimento per le sue qualità artistiche. Altri riconoscimenti sono venuti poi dall’unione editoriale – la diffusione del libro – il Catalogo degli artisti del Lazio. Tanti i premi, le coppe, diplomi e medaglie e riviste di settore.”

Francesco Panico il pittore operaioFrancesco Panico il pittore operaio

Per Raffaele, figlio, è difficile parlare del padre Francesco, Pittore operaio degli anni 70, per questo affida una nota conclusiva alla nostra intervista estrapolando dal pensiero del critico Italo Marucci che così si esprime: ‘Per Panico tutto è naturale: gli operai che lui raffigura non sono rugosi, brutti come certa morale li vuole, ma sono persone come noi con il proprio dolore dentro e non abbrutiti come una certa scuola pseudorealista ce li fa vedere. Francesco Panico è semplice come le sue tele. Pur non avendo fatto scuole artistiche, i toni chiari e scuri, i neri, i marroni sono sfumati come usciti dai pennelli di un accademico. È il caso di dire: se Panico avesse potuto frequentare il Liceo o l'Accademia, forse avremmo uno di quegli artisti che i collezionisti si contendono a suon di milioni’.

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