#103 - 8 settembre 2014
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Editoriale

Arlecchino fa il suo giro

di Dante Fasciolo

Si sa che il vestito di arlecchino fu costruito
assemblando lembi di vario colore…
in tempo di miseria la creatività aiuta
un’invenzione di successo per alcuni,
indice di rassegnazione per altri;
una posizione mediana
accordò al personaggio la furbizia
e al contempo lo bollò di servilismo.

Ora spostiamoci in medio oriente: improvvisati sarti
retaggio di disastri politico-militari
hanno confezionato in fretta un vestito per quei territori:
pezze a colori per determinare una pace
che a lungo ha esercitato servilismo
mentre cuoceva odio sotto la cenere.

I tempi cambiano, le pezze perdono il loro colore originale,
confondono i confini, le cuciture si strappano ai bordi…
succede per il vestito di Arlecchino,
succede per l’ampio spicchio di mondo
ora non più controllabile.

Vecchi leoni-padroni hanno abbandonato le loro prede nella savana
ora smarrite, impaurite, incapaci a trovare sentieri di giustizia.
Le tribù tornate in guerra fra loro cercano nuova acqua
lontano dai vecchi aridi pozzi
avvelenati dall’odio, dalle furbizie, dagli sfruttamenti
macchine silenziose e subdole che sollecitano risentimenti,
fornisco polveri per i cannoni…e lasciano un po’ di petrolio
per bruciare i libri della vita…i simboli dei padri…millenni di storia.

Arlecchino fa il suo giro,
s’inchina ai forti, e ai miseri,
ai violenti e alle vittime, alle distruzioni, al dolore, ai lutti…
Arlecchino fa il suo giro
e il mondo lo segue.

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