#346 - 17 febbraio 2024
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Cinema

I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"

Andrei Krasko

Diari di Cineclub n°56, XII 2017


Di

Virgilio Zanolla

Ogni cinematografia che si rispetti ha il suo ‘bad boy’: quello russo (e prima sovietico) è stato Andrei Krasko: attore, in verità, più ‘boy’ che ‘bad’, morto a soli quarantanove anni dopo una vita «spericolata».
Andrei Ivanovich Krasko (Андре́й Ива́нович Краско́) era nato a Leningrado il 10 agosto 1957, primo figlio dell’oggi ottantasettenne Ivan Ivanovich e della sua seconda moglie Kira Vasilyevna Petrova: lui, un attore teatrale e cinematografico popolarissimo in patria, lei, una professoressa di letteratura. Quando vide la luce, Ivan aveva già una sorellastra, Galina, figlia di prime nozze del padre; e più tardi, gli nacquero altri fratelli: la sorella Julia nel ’66, e i fratellastri Ivan, Fyodor e Natalia, gli ultimi due addirittura postumi, perché Ivan sr. si è sposato quattro volte (l’ultima, due anni fa, con una ventiquattrenne) e a dispetto dell’età avanzata e della professione pare che di sera non ami molto guardare la televisione...
Bambino, Andryusha aveva salute cagionevole a causa dell’asma: per accudirlo, sua madre lasciò la scuola in cui lavorava e si fece assumere come tutrice nell’asilo che frequentava il figlio. Presto egli si appassionò all’arte che per Ivan, allora studente presso l’Istituto del Dramma di Leningrado, si stava mutando in professione: tanto che esordì in palcoscenico nei panni di un coniglio, in una recita tenuta in quello stesso asilo, dove il padre interpretava l’Inverno. Nel suo cuore di fanciullo, il mestiere dell’attore aveva la stessa importanza che quelli del pompiere, del minatore e del cosmonauta, anch’essi trovati affascinanti; ma poiché un attore può avere l’opportunità d’impersonare un pompiere, un minatore o un cosmonauta, esso finì per prevalere, e nel ’69 Andrei si presentò al TYUT (Teatro della creatività giovanile), fondato e diretto dallo straordinario Matvey Dubrovin al Palazzo dei Pionieri, e non essendo adeguatamente preparato non superò l’esame d’ammissione: allora Ivan gli rimediò un posto di decoratore nel teatro Komissarzhevskaya, e l’anno dopo il figlio venne finalmente ammesso. Il suo apprendistato fu lungo ma estremamente proficuo: studiò con due insegnanti di assoluto prestigio come Arkady Katsman e Lev Dodin, accanto a molti futuri grandi attori, e solo nel ’79 poté diplomarsi in quello che nel frattempo era diventato il LGITMiK (acronimo di Istituto di Stato di Leningrado per il Teatro, la Musica e il Cinema). Venne quindi inviato a lavorare addirittura in Siberia, nel Teatro della Gioventù di Tomsk: dove lui, che non era un tipo ambizioso, si trovò benissimo.

Quell’anno esordì anche nel cinema, interpretando un piccolo ruolo in ЛИЧНОЕ СВИДАНИЕ (Lichnoe Svidanie) di Aleksei Lebedev. Nell’82, chiamato di leva nell’esercito sovietico, compì il servizio militare nelle forze di difesa aerea della zona di Arkhangelsk, nel settentrione della Russia europea. Quando fu congedato riprese a lavorare in palcoscenico, sia nella sua città, recitando nella compagnia del Teatro Komsomol e del Rifugio del Comico, sia a Dimitrovgrad presso Ul’janovsk, cioè ben 1659 km a sud-est di Leningrado.
Nel frattempo, vero figlio di suo padre, era già passato attraverso due legami matrimoniali: dopo aver sposato l’attrice Natalya Akimova, sua compagna nei corsi di recitazione al LGITMiK - unione durata pochissimo - , aveva contratto nuove nozze con la polacca Miriam Alexandrovich, che il 31 marzo 1980 lo rese padre di Jan (Ivan, in polacco), il primo dei suoi tre figli, anch’egli futuro attore; ma dopo un anno e mezzo i due si erano separati, e Miriam era partita per la Polonia con Jan. Dedito all’alcool e soggetto a turbe emotive, poco tempo dopo Andrei venne licenziato dalla compagnia teatrale presso cui lavorava e dové internarsi per qualche mese in una clinica psichiatrica. Uscito di lì, reagì alla malasorte che l’aveva colpito e si adattò a compiere i più vari lavori; per otto anni si mantenne facendo prima l’operaio in un cimitero, poi il riparatore, il meccanico, perfino il sarto e il sagrestano. Non tutti però si erano dimenticati del suo talento nel recitare, sicché infine riuscì a spuntare qualche modesto ruolo nel cinema e in televisione e pian piano poté risalire la china. Col tempo ottenne parti più impegnative, sovente in film di successo, quali Fontan di Yuri Mamin (1988), il musical Don César de Bazan di Yan Frid (’89) e Afghan Breakdown di Vladimir Bortko (’91), coproduzione italo-russa che ebbe quale protagonista il nostro Michele Placido. Andrei riusciva particolarmente efficace interpretando ruoli di forti bevitori: gli spettatori non sospettavano che in quei casi egli impersonava semplicemente se stesso.

Nella seconda metà degli anni Novanta, grazie alla sua partecipazione ad alcune fortunate serie televisive, come Agente natsionalnoi bezopasnosti (Agente di Sicurezza Nazionale; 1998-2004), nei panni di Andrei Krasnov, e la mini-serie in cinque episodi Banditskiy Peterburg: Baron (2000), raggiunse grande popolarità, diventando per molti giovani una sorta di mito. I registi gli offrirono finalmente parti di rilievo: come in Tycoon (Олигарх; 2002) di Pavel Loungine, nel marinaresco e drammatico 72 Meters (72 метра; 2004) di Vladimir Khotinenko, dove fu il capitano Yanychar, e soprattutto in Bastards (Сволочи, 2006) di Aleksandr Atanesyan, ambientato nell’Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale: che racconta della formazione di un gruppo di giovani sabotatori reclutati dalle case correzionali; questo film, che lo vide nel ruolo del maggiore Lukashin, fu premiato col MTV Movie Awards ma accusato in patria di propaganda antisovietica. Andrei aveva anche ripreso a recitare in palcoscenico, impersonando il protagonista Venichka nel Mosca-Petushki (2001) di Venedikt Erofeev: grazie alla sua interpretazione, nella città sua natale, ora ribattezzata San Pietroburgo, lo spettacolo tenne il cartellone col tutto esaurito per ben due stagioni al teatro Komissarzhevskaya.

Intanto, nel ’98 il superdivorziato Andrei era convolato a nuove nozze, stavolta solo civili, con l’attrice Margarita Zvonareva, che l’aveva reso padre di Kirill; e dopo una quarta unione con Elena Shevchenko, durata circa tre anni, nel 2003 impalmava la giovane Karolina Popova, che gli dette la figlia Alice. Ma presto anche quest’intesa era naufragata, e l’attore si era consolato con Svetlana Kuznestsova, che l’accompagnò in diverse tournées. Gli ultimi film ai quali prese parte, usciti entrambi nel 2007, dopo la sua morte, sono stati I’m Staying (Я остаюсь) del regista esordiente Karen Oganesyan, nel ruolo del poco flessibile dottor Victor Tyrsa, che a causa di un incidente cade in coma e attraverso delle esperienze subliminali al suo risveglio muta il suo modo di vedere la vita (per quest’interpretazione Andrei fu premiato, alla memoria, quale miglior attore al festival internazionale di Sebastopoli); e la commedia Lyubov-Morkov di Aleksandr Strizenhov, dove vestì i panni del magnate Felix Korogodsky. Chiamato nel Mar Nero, a Odessa, per lavorare in un nuovo film televisivo, la serie Liquidation di Sergei Ursulyak, Andrei si spense improvvisamente il 5 luglio 2006 a Ovidiopol, a causa di un ictus. È sepolto nel cimitero di Komarovo, un villaggio presso San Pietroburgo, a poca distanza dalla tomba della poetessa Anna Akhmatova. A dieci anni dalla sua morte, la sua storia ha già ispirato ben quattro documentari; alcuni dei suoi numerosissimi fan gli hanno inoltre dedicato un bellissimo sito (www.andrei-krasko.narod.ru).

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