#323 - 4 febbraio 2023
AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 31 marzo, quando lascerà il posto al numero 362. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Diario

L'iniziativa del Diario di Conoscenda 2023 - Edizioni Conoscenza
verrà presentato ogni mese - testi e grafiche - sul nostro giornale

Poetesse: Sulpicia

La dotta puella che non cela le passioni e ama la città

Ma giova aver peccato. Mi disturba
atteggiare il mio volto alla virtù.
Si dirà che son degna di lui, e lui di me”

Seppur all’ombra di un poeta, in quanto la sua opera letteraria è contenuta nel terzo libro del celebre Corpus attribuito al più celebre poeta elegiaco Tibullo, giunge fortunatamente a noi la figura della poetessa Sulpicia (I sec. a.C.), che può essere definita la Saffo romana e che rappresenta l’unica voce femminile della poesia latina di età classica.

Poetesse: SulpiciaPoetesse: Sulpicia

Sappiamo che apparteneva all’alta società romana; figlia di un celebre oratore, Servio Sulpicio Rufo, e di una donna appartenente alla gens Valeria, sorella di Messalla Corvino, protettore dei poeti elegiaci, tra cui Ovidio e Tibullo. La sua appartenenza alla classe aristocratica le consentì di frequentare insigni intellettuali e la sua attività letteraria si colloca in seno al circolo di Messalla Corvino.

Sono giunte fino a noi undici brevi elegie che costituiscono il “ciclo di Sulpicia e Cerinto”. I primi cinque componimenti celebrano la bellezza di Sulpicia, il suo essere una docta puella, e il suo amore per Cerinthus (forse Cornutus, amico di Tibullo), e sono da attribuire con ogni probabilità a un poeta del circolo di Messalla Corvino. I restanti sei componimenti sarebbero, invece, attribuibili con maggiore sicurezza a Sulpicia.

Con versi molto eleganti, la poetessa canta con coraggio, convinzione e un pizzico di ribellione il suo amore per il giovane Cerinthus secondo i topoi della poesia elegiaca: l’infedeltà dell’amato che la tradisce con un’altra donna (per giunta di bassa condizione sociale), la malattia d’amore, il dolore per la lontananza dall’amato.

AAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo giornale no-profit è realizzato da un gruppo di amici che volontariamente sentono la necessità di rendere noti i fatti, gli avvenimenti, le circostanze, i luoghi... riferiti alla natura e all'ambiente, alle arti, agli animali, alla solidarietà tra singoli e le comunità, a tutte le attualità... in specie quelle trascurate, sottovalutate o ignorate dalla grande stampa. Il giornale non contiene pubblicità e non riceve finanziamenti; nessuno dei collaboratori percepisce compensi per le prestazioni frutto di volontariato. Alcune fotografie e immagini presenti sono tratte da Internet e Face Book , e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori fossero contrari alla loro pubblicazione, possono segnalarlo a dantefasciolo@gmail.com in modo da ottenerne l'immediata rimozione. Buona Lettura a tutti. grazie.