#318 - 19 novembre 2022
AAAATTENZIONE - CARA AMICI LETTORI, DA QUESTO NUMERO IL GIORNALE DIVENTA MENSILE. LE NUOVE USCITE SARAN- NO AL PRIMO GIORNO DI OGNI MESE. iL NUOVO NUMERO 353 SARA' IN RETE IL GIORNO 1° lUGLIO. BUONA LETTURA A TUTTI. Ora per voi : AMICI DEGLI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuerà  a massacrare gli animali non conoscerà  ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si è capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
Storia

"Memoria dei giorni"

Annotazioni seguendo il calendario indicato in sommario

  • Inizia il processo di Norimberga: L'ultimo atto ufficiale – la resa del Giappone (2 settembre 1945) – che aveva posto fine alla Seconda guerra mondiale era stato scritto due mesi e mezzo prima, ma il mondo intero chiedeva giustizia per tutti gli orrori commessi nei confronti del popolo ebraico, di altre etnie (Rom, Sinti, Polacchi, Slavi) e degli omosessuali.
    Non si poteva lasciare impunita la ferocia del nazismo e, al contempo, occorreva segnare una linea di demarcazione nella politica internazionale tra il recente passato e gli scenari futuri, creando efficaci strumenti di prevenzione e contrasto a qualsiasi tentativo di sterminio e pulizia etnica. Questa vergognosa pagina di storia non sarebbe dovuta ripetersi.
    Da queste premesse ideologiche nacque l'esigenza di istituire un tribunale internazionale, il cui atto di nascita fu sancito nell'incontro di Londra dell'8 agosto 1945 tra Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica. I "tre grandi" sottoscrissero uno statuto cui successivamente aderirono 19 paesi di tutti i continenti.
    Fu scelta come sede Norimberga innanzitutto per ragioni pratiche, perché era l'unico centro abitato della Germania risparmiato in parte dai bombardamenti, e che, pertanto, potesse offrire strutture agibili e adatte ad ospitare quel tipo di evento. Non meno importanti le motivazioni simboliche, dato che nella seconda città della Baviera si erano tenuti i riti ufficiali del regime hitleriano e sempre qui erano state emanate le leggi discriminatorie verso gli ebrei e le razze “inferiori”.
    Si arrivò così al 20 novembre 1945, giorno di apertura del processo di Norimberga che metteva alla sbarra ventidue tra i più alti gerarchi nazisti, come Hermann Göring, il numero due della Germania nazista e ideatore della Gestapo (la potente polizia segreta del regime); Joachim von Ribbentrop, ministro degli esteri e ideatore dell'omonimo patto con l'URSS per spartirsi l'Europa centro-orientale; Julius Streicher, insegnante elementare, autore della spietata propaganda antiebraica.
    Mancano all'appello figure di rilievo come Goebbels ed Himmler, che preferirono suicidarsi emulando il Führer, e tutti quelli che fuggirono in Argentina accolti dal regime peronista. Quattro i capi d'accusa contestati agli imputati e tra questi per la prima volta nella storia si parla di «crimini contro l’umanità»; gli altri tre sono «complotto», «crimini contro la pace», «crimini di guerra».
    Dichiaratisi «non colpevoli», disconoscendo l'autorità del tribunale, gli imputati vennero sottoposti, nel corso del processo, a esami psichiatrici e psicologici (i risultati sono stati resi noti negli ultimi anni) atti a indagarne la personalità e rispondere all'unanime quesito sull'incompatibilità tra il loro essere individui "sani di mente" e l’efferatezza dei crimini commessi.
    Meno di un anno dopo, il 1° ottobre 1946, si arrivò al verdetto: 12 condanne a morte, tre ergastoli, due pene a 20 anni di carcere, una pena a 15 anni, una a 10 e 2 assoluzioni.
    Criticato da numerosi giuristi e osservatori che contestavano il fatto che fosse organizzato dai vincitori del conflitto, il processo di Norimberga segnò una svolta politica e culturale, introducendo nel lessico comune, oltre che giuridico, termini come "crimini di guerra", "diritti umani", genocidio (neologismo coniato nel 1933 dallo studioso polacco Raphael Lemkin, che unisce il greco genos, "razza o etnia", con il latino cidium, "uccidere").
    In questo contesto si delineò il moderno diritto internazionale, alla base di importanti istituzioni come l'Organizzazione delle Nazioni Unite e il Tribunale Internazionale dell’Aia, quest'ultimo chiamato poi a giudicare i crimini commessi nell'ex Jugoslavia (1993) e in Ruanda (1994).

  • John Kennedy assassinato a Dallas: «Interrompiamo questo programma per trasmettervi questo rapporto speciale della ABC Radio. C'è un rapporto speciale da Dallas, Texas. Tre colpi d'arma da fuoco hanno colpito il corteo del Presidente Kennedy oggi in centro a Dallas, Texas. Questa è la ABC Radio».
    È Don Gardner della ABC Radio network a informare la nazione, un'ora dopo, del dramma che si è consumato a Dallas nella tarda mattinata di venerdì 22 novembre. Il presidente degli Stati Uniti d’America, John Fitzgerald Kennedy, e il governatore del Texas, John Connally (quest'ultimo, ferito gravemente, se la caverà), sono rimasti vittime di un attentato, nel corso di una visita ufficiale in vista delle prossime elezioni.
    Poco prima delle tre del pomeriggio arriva la notizia della morte di Kennedy, a quel punto cala il silenzio sulle trasmissioni regolari e gli spazi commerciali, che riprenderanno soltanto il martedì seguente. Nel frattempo attraverso le testimonianze della gente si cerca di ricostruire l’accaduto.
    Al passaggio del corteo presidenziale nell'affollatissima Dealey Plaza sono stati uditi tre spari, forse quattro, per alcuni testimoni provenienti da una collinetta erbosa sul lato della strada, per altri (in maggioranza) dal deposito di libri della Texas School. È qui che al sesto piano, nascosto tra gli scatoloni, gli agenti trovano un fucile modello Carcano 91 (di fabbricazione italiana) e, in corrispondenza di una finestra affacciata sul luogo dell'attentato, due bossoli.
    In quel momento, risulta assente ingiustificato dal posto di lavoro l'operaio Lee Harvey Oswald, fermato più tardi in un cinema (dov'è entrato senza pagare), perché sospettato di aver ucciso un poliziotto nelle ore successive all'attentato. Dagli archivi del FBI spunta un fascicolo su di lui: ex marine, trasferitosi in Unione Sovietica e da lì ritornato negli USA, sposato a una donna russa, è sotto osservazione da tempo per le sue idee marxiste.
    Le impronte trovate sull'arma, compatibili con le sue, sembrano incastrarlo definitivamente, anche se Oswald si dichiara un «capro espiatorio». Non arriverà a dimostrare la sua tesi al processo: due giorni dopo l'attentato, durante il trasferimento alla prigione della contea, verrà assassinato da Jack Ruby, un gestore di night club vicino ad ambienti di potere legati alla mafia, che una perizia medica dichiarerà affetto da turbe psichiche.
    Questa è la verità ufficiale ricostruita, grazie anche a un video amatoriale girato dal sarto Abraham Zapruder (che sarà il punto di partenza di tutte le indagini sul caso JFK), dalla commissione Warren istituita da Lindoln Johnson, nel frattempo succeduto a Kennedy, per fare luce sui fatti di Dallas. Ma una larga parte dell'opinione pubblica disconoscerà tale risultato, optando per la teoria del complotto.
    Numerose inchieste giornalistiche, la più autorevole delle quali è del cronista Chris Plumley, suffragheranno questa tesi; studi successivi, in primis quello della United States National Academy of Sciences smonteranno in gran parte le prove “tecniche” del complotto, non riuscendo tuttavia a sgomberare il campo da sospetti e dubbi sulla verità ufficiale. Nuovi elementi sono emersi nell'ottobre del 2017, quando sono diventati pubblici quasi tutti i documenti ancora coperti dal segreto di Stato.
    Una verità storica è che con la morte di Kennedy, la cui rielezione era data per certa, si chiuderà un'epoca di nuovi e importanti cambiamenti sul piano della politica estera e di quella interna. Dal punto di vista mediatico l'assassinio di Dallas, seguito da una diretta non-stop per quattro giorni, segnò un primato nella storia televisiva, superato soltanto nel 2001 da quella successiva all'attacco terroristico alle Torri gemelle di New York.

  • L’Irpinia sconvolta dal sisma: Sono da poco passate le 19,30 quando una scossa di magnitudo 6.9 sconvolge l'area dell'Appennino Meridionale tra la Campania e la Basilicata. Novanta interminabili secondi che radono al suolo interi paesi dell'Irpinia, portando morte e distruzione per un'area di 17mila chilometri quadrati, compresa tra le province di Avellino, Potenza e Salerno.
    Uno scenario apocalittico che resta ignoto alle prime notizie dell'agenzie di stampa rilanciate dai tg, dove si parla genericamente di una scossa di terremoto in Campania, evidenziando la difficoltà di avere notizie più dettagliate, per via dei collegamenti interrotti con le zone colpite.
    Solo nella notte s'inizia a prendere coscienza della tragedia che si sta materializzando e del caos che regna nella macchina dei soccorsi, attivati con colpevole ritardo; come se non bastasse, il sistema dei trasporti è in tilt, per le reazioni di panico della popolazione riversatasi nelle principali arterie stradali. Fuori uso anche la circolazione ferroviaria: l'Italia è di fatto tagliata in due!
    L'evento sismico è di portata straordinaria al punto che è stato avvertito in tutta la Penisola, Lombardia e isole escluse; secondo l'istituto di sismologia di Belgrado, dall'epicentro (individuato tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania) si è sprigionata una potenza pari a 35 milioni di tonnellate di esplosivo.
    Il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, si reca di persona sul luogo del sisma, per rendersi conto delle conseguenze prodotte: dal suo elicottero osserva un mare di macerie che si estende per chilometri, lì dove prima sorgevano case, scuole, chiese ed edifici pubblici. Un paesaggio spettrale rotto dalle urla di madri che chiamano i figli e dalle comunicazioni tra i soccorritori alla disperata ricerca di sopravvissuti.
    L'escalation del numero di vittime viene vissuta attraverso i titoli del quotidiano Il Mattino: da “Un minuto di terrore. I morti sono centinaia” al disperato “Fate presto”. Il bilancio finale consegna un bollettino di guerra: 2.914 morti, 280.000 sfollati e 8.848 feriti.
    La comunità che paga il prezzo di sangue più alto è quella di Sant'Angelo dei Lombardi: 482 vittime e il 90% del tessuto urbano raso al suolo. Un paese sparito d'un colpo come tanti altri.
    In questo momento di disperazione l'Italia intera farà sentire il proprio sostegno: centinaia di volontari accorrono da ogni parte gettando le basi della futura Protezione Civile, che da questo evento e dal sisma del Friuli (1976) inizia a prendere forma, sotto la guida del commissario Giuseppe Zamberletti.
    Dalla primavera del 1981 partirà la ricostruzione, ma un altro amaro capitolo si aprirà per la storia di queste terre e della nazione tutta: la pioggia di miliardi di vecchie lire, versata dalle casse dello Stato, sarà intercettata dalla meschina volontà di speculazione di un’ampia parte della politica, in combutta con la criminalità organizzata locale.
    Ciò comporterà l'aumento spropositato dei comuni danneggiati dal sisma, disperdendo le risorse che in alcune zone non si tradurranno in alcun intervento concreto di recupero. Uno scempio denunciato dallo stesso presidente Pertini in uno storico messaggio alla televisione. Stime del 2013 della Regione Campania calcolano in 4 miliardi la cifra necessaria al completamento della ricostruzione.

  • Papa Giovanni XXIII: Per le cronache storiche è il Papa buono che, rivolgendosi ai fedeli in Piazza San Pietro, disse: «Date una carezza ai vostri bambini e dite: "Questa è la carezza del Papa!"»
    Nato a Sotto il Monte, piccolo borgo del bergamasco, e morto nella Città del Vaticano a giugno nel 1963, Angelo Giuseppe Roncalli venne eletto al soglio pontificio nel 1958, portando una ventata di evangelizzazione nella Chiesa Cattolica.
    Primo pontefice ad abbattere le distanze con i fedeli, manifestò la sua rivoluzionaria umiltà nel celebre discorso della luna. Rimasero indelebili nella memoria collettiva le visite ai bambini malati dell'ospedale romano Bambin Gesù e ai carcerati di Regina Coeli.
    Medesima apertura fu rivolta verso gli evangelizzatori di altre confessioni, stabilendo la figura del “Papa pellegrino”. Tra gli eventi storici vissuti sotto il suo pontificato, il più drammatico fu la crisi dei missili a Cuba, quando si sfiorò un conflitto nucleare tra le due superpotenze, alle quali rivolse un accorato appello alla pace.
    Beatificato nel 2000 da Giovanni Paolo II, insieme a quest'ultimo è stato proclamato "santo" il 27 aprile 2014.

  • Luigi Sturzo: Figura simbolo dell'antifascismo, don Luigi Sturzo fu il teorizzatore e il principale promotore dell'impegno dei cattolici in politica, preparando il terreno ai futuri partiti e movimenti d'ispirazione cristiana.
    Nato a Caltagirone, in provincia di Catania, da famiglia nobile, fu ordinato sacerdote nel 1894 e due anni dopo conseguì la laurea in teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. In quegli anni iniziò ad impegnarsi politicamente nel contesto della sua città, fondando il giornale La croce di Costantino.
    Questo percorso giunse a maturazione nel 1919, con la fondazione del Partito Popolare Italiano, che guidò come segretario politico fino al 1923, quando per la sua forte opposizione al fascismo fu costretto a dimettersi e recarsi in esilio all'estero.
    Nominato nel 1947 giudice dell'Alta Corte per la Regione siciliana e nel 1952 senatore a vita dal presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, scomparve a Roma nell'agosto del 1959. Pur sostenendo l'impegno nelle istituzioni dei cattolici, predicò la più totale autonomia tra politica e Chiesa.

  • Scoperta la tomba di Tutankhamon: «Finalmente fatto straordinaria scoperta nella Valle STOP Grandiosa tomba con sigilli intatti STOP Ricoperto tutto fino vostra venuta STOP Congratulazioni». Con questo telegramma l'archeologo Howard Carter, agli inizi di novembre, comunica all'amico e mecenate Lord Carnarvon la più importante scoperta della storia dell’archeologia: la tomba del faraone Tutankhamon!
    Un sogno che si avvera per Carter, dopo cinque anni di inutili tentativi prodotti dall'attività di scavo nella mitica Valle dei Re, al punto che Lord Carnarvon era sul punto di mandare tutto all'aria per le ingenti spese sostenute dall'autunno del 1917.
    Le insistenze di Carter a concedere un'ulteriore proroga alla fine lo premiano: durante gli scavi a Luxor, nei pressi della tomba di Ramesse VI, dalla sabbia emerge un gradino e via via altri quindici, dissotterrati con le mani dall'archeologo e dal suo assistente Callender, fino a raggiungere la porta dell'anticamera della tomba su cui è immediatamente riconoscibile il sigillo di Tutankhamon.
    Giunto sul posto, l'aristocratico inglese prende parte alla prima vera esplorazione del sito - a 3 mila anni di distanza dalla morte del faraone "bambino" - insieme a Carter e all'altra archeologa Evelyn White: il calendario riporta la data del 26 novembre 1922.
    Quello che si trovano davanti quel giorno, e nei successivi, ha un valore inestimabile per l'umanità, ben oltre quello archeologico: le pareti con i cartigli, il tesoro, i sarcofagi svelano un pezzo di storia fondamentale della civiltà egizia, oggi conservato in gran parte presso il Museo Egizio del Cairo.
    Suggestiva sarà l'apertura del sarcofago contenente la mummia del faraone: sotto la maschera si evincerà lo stato ancora intatto della testa e il volto «raffinato e gentile» (il commento di Carter) di Tutankhamon. Nel 2014, grazie a un'autopsia virtuale sui resti, viene ricostruito l'aspetto fisico del giovane sovrano egiziano: tra le altre cose, si scopre che soffriva di una malformazione al piede e che era figlio di due fratelli.

  • Istituito il Premio Nobel: «…il capitale, dai miei esecutori testamentari impiegato in sicuri investimenti, dovrà costituire un fondo i cui interessi si distribuiranno annualmente in forma di premio a coloro che, durante l'anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell'umanità».
    Sono le ultime volontà del chimico svedese Alfred Nobel (già famoso per l'invenzione della dinamite), che firma il suo testamento mercoledì 27 novembre 1895. Questa data segna la nascita ufficiale del Premio Nobel, destinato a diventare il massimo riconoscimento per coloro che, con la loro opera, hanno aperto nuove frontiere all'umanità nel campo della ricerca scientifica, degli studi umanistici e della convivenza tra i popoli.
    Nelle stesse volontà testamentarie vengono indicati cinque campi specifici per il nuovo premio, unitamente ai soggetti incaricati di assegnarlo: 1) per la scoperta o l'invenzione più importante nel campo della fisica; 2) per la scoperta più importante o il più grosso incremento nell'ambito della chimica (assegnato insieme a quello della fisica dall'Accademia Reale Svedese delle Scienze); 3) per la maggior scoperta nel campo della fisiologia o della medicina (dal Karolinska Instituet di Stoccolma); 4) per il lavoro di tendenza idealistica più notevole nell'ambito della letteratura (dall’Accademia di Stoccolma); 5) per il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l'abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l'incremento di congressi per la pace (da una commissione di cinque persone eletta dal Parlamento norvegese).
    Fondamentale anche l'universalità del riconoscimento su cui Alfred insiste, sottolineando che nella sua attribuzione non avrà alcuna influenza la nazionalità dei candidati, «siano essi scandinavi o meno». I motivi che abbiano spinto il chimico svedese a destinare gran parte del proprio patrimonio (più di 30 milioni di corone svedesi, pari oggi a circa 340 milioni di euro) all'istituzione del premio, sono da ricondurre a un episodio legato alla morte del fratello. Un giornale francese, scambiandolo per Alfred, aveva scritto un feroce necrologio, in cui, alludendo alla sua invenzione della dinamite, si ricordava che era diventato ricco, trovando un modo veloce per uccidere più persone in una sola volta. Deluso da queste parole e preoccupato da come sarebbe stato ricordato dopo la morte, Alfred ha iniziato a maturare l'idea di un premio filantropico intitolato alla sua memoria.
    Il Nobel è assegnato per la prima volta nel 1901 e da allora la cerimonia di consegna è fissata al 10 dicembre, anniversario della morte del fondatore. Ai premiati viene consegnata una medaglia, un diploma e un premio in denaro. Il primo italiano a ricevere il Nobel sarà Giosuè Carducci (per la letteratura) nel 1906.
    Dal 1969 alle discipline classiche verrà aggiunta l’economia, con giudizio affidato alla Banca centrale svedese.

  • Riapre la Basilica di Assisi restaurata: A due anni dal terribile sisma che ha colpito l'Umbria e le Marche, riapre ai fedeli la splendida Basilica di San Francesco in Assisi, il cui restauro è stato completato a tempo di record e in tempo per il successivo Giubileo Universale del 2000 proclamato da Giovanni Paolo II.
    È il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato Vaticano, a presiedere la cerimonia di riconsacrazione dell'edificio sacro, alla presenza del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Tutti col naso all'insù ad ammirare le volte ricostruite, i preziosi affreschi dei santi e l'intera decorazione pittorica murale riportati allo stato originario.
    Un miracolo reso possibile da un'equipe di operai, restauratori, storici dell'arte e volontari che hanno lavorato per 800 giorni al «cantiere dell’utopia», così come l’hanno ribattezzato gli osservatori di tutto il mondo.
    L’impresa ha avuto inizio pochi giorni dopo i drammatici crolli del 26 settembre 1997, che hanno visto collassare la volta di Cimabue e gli affreschi della prima campata (tra cui alcuni attribuiti a Giotto) e in cui hanno perso la vita quattro persone impegnate in un sopralluogo della struttura.
    Dopo il certosino recupero di 300mila frammenti di affresco, è partita l'opera di ricostruzione costata complessivamente 72 miliardi di lire (corrispondenti agli attuali 37 milioni di euro) e portata a termine in anticipo rispetto ai tempi prefissati.
    All'inaugurazione del 28 novembre 1999 seguiranno altri interventi di ripristino delle decorazioni pittoriche, tra cui la Vela di San Girolamo nel 2002 e quella di San Matteo nel 2006.

  • L’Onu dà vita allo stato di Israele: Con ancora negli occhi gli orrori del Secondo conflitto mondiale, terminato due anni prima, le istituzioni internazionali si trovarono impegnate in una complessa fase di ridefinizione della geografia di alcuni territori, che avrebbe segnato profondamente gli equilibri politici dei successivi decenni.
    In questo scenario maturò la risoluzione n° 181, adottata il 29 novembre 1947 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la quale si stabiliva un piano di spartizione della Palestina che dava luogo alla nascita di uno stato arabo e di uno ebraico, mentre Gerusalemme veniva posta sotto il controllo internazionale. Fu la premessa alla nascita di Israele, che sarebbe avvenuta ufficialmente il 14 maggio dell’anno dopo.
    Il provvedimento dell'Onu, approvato con 33 voti a favore, 13 contrari e 10 astenuti, recepì le conclusioni dell'Unscop, un comitato formato dai rappresentanti di 11 Stati (Australia, Canada, Guatemala, India, Iran, Paesi Bassi, Perù, Svezia, Cecoslovacchia, Uruguay, Jugoslavia) e incaricato di studiare la migliore soluzione per il nuovo assetto dei territori palestinesi, su cui il Regno Unito aveva rinunciato al proprio mandato, rimettendolo nelle mani dell’Onu.
    Questo aveva scatenato una feroce contesa tra la popolazione araba (in quel momento in maggioranza con 1.200.000 unità) e quella ebraica (che contava 600.000 abitanti), che l’Unscop – pur sottolineando l'impossibilità di soddisfare le richieste di entrambe – tentò di risolvere prospettando due opzioni: 1) la suddivisione in due stati indipendenti con Gerusalemme sotto egida Onu; 2) la creazione di un unico stato federale che comprendesse le due etnie.
    Accettata a maggioranza la prima opzione, si arrivò alla risoluzione Onu che, dopo due sedute a vuoto (per mancanza del quorum necessario), fu approvata grazie soprattutto all'opera diplomatica degli Stati Uniti d’America e al sostegno nondimeno influente dell’Unione Sovietica. A votare contro in blocco tutti i paesi arabi, che giudicarono il piano penalizzante nei confronti dei villaggi palestinesi, cui veniva riconosciuto una porzione di territorio minore e senza alcuno sbocco sul Mar Rosso e sul Mare di Galilea.
    Dopo un ricorso respinto dalla Corte Internazionale di Giustizia, gli Stati arabi del Vicino Oriente (tra cui Egitto e Siria) dichiararono guerra ad Israele, inviando truppe a sostegno della popolazione palestinese. Il conflitto arabo-israeliano conobbe diverse fasi, giungendo a termine nel marzo del 1949 con la vittoria di Israele, che nel frattempo si era ritrovata ad occupare un territorio più ampio di quello disegnato dalla risoluzione del 1947.
    L'aspetto più drammatico di quegli eventi fu la diaspora di 711mila palestinesi (stima Onu), costretti a fuggire o sgomberati con la forza, cui corrispose la fuga di 800mila ebrei dagli altri paesi arabi per il diffondersi di sentimenti anti-ebraici.
    Fu solo il primo atto di una lunga scia di guerre e attentati terroristici, che insanguineranno successivamente l'intera area mediorientale, e l'inizio di una crisi politica ma soprattutto umanitaria (per le condizioni del popolo palestinese) tuttora insoluta.

  • Fermi innesca la prima reazione nucleare a catena: «Il navigatore italiano è appena sbarcato nel nuovo mondo»: con questo messaggio in codice viene comunicata al presidente degli Stati Uniti d'America, Roosevelt, la riuscita dell'esperimento sulla prima reazione nucleare a catena controllata. È l'inizio dell'era nucleare.
    Il test, condotto sotto le tribune di un vecchio stadio dell'Università di Chicago, vede nel ruolo di guida il celebre scienziato italiano Enrico Fermi, premiato nel 1938 con il Nobel per la Fisica per i suoi studi sulla radioattività e le reazioni nucleari.
    È lui, in collaborazione con il collega ungherese Leó Szilárd, a progettare la pila atomica C.P.1 (che stava per "Chicago Pile Number One"), con cui viene portato a termine l'esperimento. Larga 7.5 m e alta 5.8 m e formata da una serie di mattonelle di grafite (ognuna con un "cuore" di uranio), la pila rappresenta il primo esempio di reattore artificiale a fissione nucleare al mondo.
    Il successo dell'esperimento del 2 dicembre 1942 spianerà, purtroppo, la strada al famigerato Progetto Manhattan sulla costruzione delle prime bombe atomiche. E ciò in parte offuscherà il valore scientifico dell'esperimento di Fermi, al quale verrà intitolato il dipartimento di fisica della Università di Chicago.
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