#313 - 3 settembre 2022
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi 17 febbraio, quando lascerà  il posto al numero 324. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti (Papa Francesco) Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo (Alberto degli Entusiasti) Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Fumetto

Dalla collana della Bonelli, uscito nell’ottobre 1978 col titolo «Un uomo un’avventura»

L'Uomo del Tanganyka

Di Attilio Micheluzzi - editore NPE

di certosino

A sud del Kenya e a nord della Rhodesia e dei possedimenti portoghesi, sta l’Africa orientale tedesca: il Tanganyka. Di fronte, ad appena 30 miglia nell’Oceano Indiano, ci sono Zanzibar e le truppe inglesi.

Nello scenario logorante del primo conflitto mondiale, anche l’Africa diventa uno scacchiere importante, dove la guerra si trasforma talvolta in pura avventura, vista la penuria di aiuti e contatti con la madrepatria.
In queste terre selvagge, lo spionaggio diventa una pedina fondamentale per la sopravvivenza e l’esito finale del conflitto.

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Da un lato, il reverendo Philips, spia tedesca in missione sotto copertura a Zanzibar.
Dall’altro Ian Fermanagh, un burbero ingegnere minerario americano di origini irlandesi a bordo di un idrovolante giunto in terra africana: il suo Curtiss A-1 sorvola il delta del Rufigi ma durante la missione viene abbattuto da uno stormo di fenicotteri rosa. Fermanagh precipita, ma nonostante sopravviva miracolosamente allo schianto, il rottame viene circondato dai coccodrilli. Lo salverà proprio l’intervento di Philips.

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Ancora una volta il maestro Micheluzzi si cimenta con gli orrori della guerra, lui che in prima persona ne aveva vissuto la catastrofe durante il secondo conflitto mondiale.
La sua spiccata attenzione alla memoria storica emerge ancora una volta attraverso le storie di uomini comuni, protagonisti spesso inconsapevoli di una pagina indelebile della storia dell’uomo.
Micheluzzi aveva 48 anni quando realizzò questo volume, il diciottesimo della mitica collana della Bonelli, uscito nell’ottobre 1978. «Un uomo un’avventura» era un prodotto di alta qualità, contenitore ideale per un artista come Micheluzzi, che ha sempre mostrato una certa predilezione per le storie ambientate nei primi decenni del Novecento.

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In questa avventura, Micheluzzi inserisce una firma d’autore nelle didascalie, una specie di commento off records, ironico, a contrappunto delle vicende narrate, dove i personaggi sembrano trasmettere un senso di marginalità e scollamento rispetto all’ambiente in cui vivono: restano, come lo stesso autore – istriano di nascita e quindi di origini slave – stranieri in qualsiasi luogo si trovino.

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