#300 - 29 gennaio 2022
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero rimarrà  in rete fino alla mezzanotte del giorno di venerdi 31 maggio quando lascerà  il posto al numero 352 - BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Sport

"Il calcio è una metafora della vita” - “La vita è una metafora del calcio”

Il pallone e' come una donna

di Roberto Bonsi

Nell’immenso “impero” del “web” esiste anche un sito: www.donnenelpallone.com, un’intitolazione un po’ irriverente, che è direttamente collegata al mondo per tanti ancor inusuale delle calciatrici. E’ ormai palese che ci stiamo avviando a descrivere, per l’appunto, il mondo del pallone, quello dove sono però solo le donne a giocare ed a provare di tirar dei calci in porta per fare dei “goals”. A dir il vero le donne, che nel corso del tempo, fino a tutt’oggi, hanno giocato e giocano al calcio amatoriale o professionista che sia, sono state sempre viste con un certo sospetto, in quanto vengono di fatto accusate di una certa mancanza di femminilità, e quindi di esser mascoline oltre maniera. A noi non interessa questo aspetto della donna che gioca in porta, oppure è una mediana, od una centrocampista, una laterale, una “stopper”, un’attaccante, od altro ancora; a noi interessa la storia del calcio e del mondo del pallone, nella sua versione, per cosi dire, totalmente dipinta di “rosa”, “tout-court”.

Salvo forse rari casi: “Mi dispiace, ma le donne nel calcio non le vedo molto bene”- Gennaro Gattuso (“Ringhio"), ben noto ed apprezzato calciatore a livello mondiale (questo come tanti altri suoi celebri colleghi), ed oggi allenatore in panchina. (n.d.a., non sta a noi giudicare), in quel mondo vi saranno anche delle personalità dalla tempra mascolina, ma senza alcun ombra di dubbio, vi sono anche delle donne, la cui femminilità è davvero innata, sia nel bell’aspetto del quale godono, che nel loro “modus-operandi”. Facciamo ora un po’ di storia per così introdurvi seppur a grandi linee, nel mondo del calcio al femminile.
Le origini del calcio giocato tra donne è strettamente legato alla Gran Bretagna, che è la Patria del “Football”.
Qui da noi, il trascorso Regime Fascista lo vietò severamente, in quanto si diceva che le donne dovevano solo essere madri e mogli attente, nel loro specifico ruolo, ma non di certo delle “scandalose” calciatrici.

Il pallone e' come una donna

Nel periodo della Seconda Rivoluzione industriale, squadrette di donne che iniziavano a giocare con la palla rotonda, si formarono nelle diverse sezioni “dopolavoristiche” di tante realtà lavorative di quel tempo, e la più nota fu senz’altro la “Dick, Kerr & Co.” di Preston nel Lancashire, e fu proprio qui che venne fondata la “Doick Kerr’s Ladies Football Club” . Alle lavoratrici di questa fabbrica fu affibbiato l’elegante nomignolo di: “Signore del Kerr”.
Siamo nel corso del secolo, dove già infuriava duramente la Prima Guerra Mondiale, e pertanto gli uomini furono per la maggior parte chiamati al fronte per combattere il nemico, e così i proprietari delle varie “Factories” iniziarono da subito a sostituire impiegati ed operai, con le donne stesse, togliendole così dalle loro specifiche mansioni di casalinghe, è già questo aveva di per sé un che di inusuale per l’epoca nella quale stavano vivendo.

In quel periodo le giovani calciatrici per giocare indossavano le loro, in questo caso, davvero poco pratiche gonne, lunghe ed oltremodo pesanti, e tenute su con l’ausilio di corsetti. La pratica del calcio femminile era però tollerata, ed il calcio continuava ad essere considerato fortemente inadatto alle donne. Usci fuori un divieto che imponeva l’arresto delle esibizioni calcistiche delle donne, e solo dopo, parimenti all’avvento della Seconda Guerra Mondiale, fu predisposta una sua pur tiepida ripresa, e questo accadde quando nella Germania di allora, ed in alcune Nazioni scandinave si iniziò a ricreare delle formazioni di quel tipo. La prima squadra di calcio nella sua versione femminile, ovvero quello che poi divenne una compagine storica, fu per l’appunto, quella poi denominata, delle “Signore del Kerr”. con le sue imprese sul campo, questa squadra e cosi tutte le altre che le si affiancarono, durò e fu in auge per ben 48 anni, e la prima ebbe modo di disputare oltre 828 partite, delle quali ne vinse ben 758, ne pareggio 46 e ne perse 24. Nel corso di tutti quegli anni, quasi mezzo secolo, furono segnati la bellezza di 3500 “goals”.
Usciamo ora dall’aridità di queste cifre, che nel loro contesto informativo destano comunque un certo interesse di natura divulgativa, per conoscere il calcio femminile stesso, ma nei suoi italici albori.
La città di Milano è il luogo natio dell’calcio femminile nostrano, e siamo nel 1930 nel pieno periodo dell’epopea mussoliniana.
Nella città ambrosiana, le donne scesero in campo con una sottana che rispetto al passato tendeva a render più agili i loro movimenti.
Nel lontano 1946 a Trieste nacquero ben due formazioni calcistiche composte da sole donne: La “Triestina” e le “Ragazze di San Giusto”.
Nell’anno Santo 1950 a Napoli fu fondata l’AICF (Associazione Italiana Calcio Femminile). Tale Associazione fu però sciolta nel corso del 1959, e questo accade a Messina, poco dopo la partita della Roma contro il Napoli.

Il pallone e' come una donna

Nel 1965 si giocò un Bologna – Inter, e le giocatrici allora erano giovanissime, infatti avevano un’età compresa tra i 14 e i 17 anni.
La vera e più completa rinascita del gioco del calcio femminile fu sancita nel 1968, quando ebbe i primi vagiti la FICF (Federazione Italiana Calcio Femminile). In virtù della nascita di questa federazione iniziò così un vero e proprio campionato a squadre. Le stesse erano dieci, e giustappunto con le loro formazioni complete di undici giocatrici contro altrettante di pari numero. I gironi erano due, ed il primissimo scudetto fu vinto dalla squadra del Genova. Nell’anno 1970 fu fondata la FIFGT che durò un solo anno solare, e fu di nuovo cambiato l’assetto del campionato stesso. Furono introdotte con il concetto di obbligatorietà anche le visite mediche per le calciatrici stesse. Nel 1986 le squadre in questione entrarono nella FIGSC. Il 26 ottobre del 1863 a Londra e precisamente all’interno della “Freemansons s’ Tavern”, furono stilate le prime regole di definizione del calcio giocato.
Dal 25 dicembre del 1917, quando nacque formalmente il gioco del calcio al femminile, la storia del gioco del calcio a tinte rosa si sviluppò con ampia complessità, cone dimostra la vasta pubblicistica; poi Internet offre un largo spazio a questa tematica, ed a noi non resta altro che chiudere la … partita.

Per terminare, una curiosità, una tra le tante. Chi è la calciatrice più pagata al mondo?. La calciatrice in questione è la statunitense Alex Morgan: grazie soprattutto ai suoi vari “Sponsors” il suo gettito è di circa 2 milioni e settecento dollari annui. (Resoconto risalente all’anno 2020, quello di inizio pandemia).
Nel corso dei Campionati europei giocati nell’estate dell’anno 2021 e “Stravinti” dalla nostra Nazionale di calcio maschile, c’è stata una sorte di grande, nuovo e rinnovato “boom” delle squadre di calcio nella sua pur sempre valida ma meno seguita versione al femminile. Le donne, e lo si vede, sono anche delle attente e pressoché urlanti, (questo come tanti uomini) spettatrici in affanno, perché “soffrono“ come tutti, dalla tribuna e dagli spalti che circoscrivono ogni campo di calcio che si rispetti. -“Perché …, perché …, la Domenica mi lasci sempre SOLO, per andare a vedere la partita di pallone ?” Naturalmente questo è un celiare... ma non troppo... nella realtà è giusta, ma anche opinabile; un’ inversione dei ruoli, questo per un’evoluzione dell’uomo e per il netto raggiungimento di pari obiettivi da parte della donna.. Vi sono tanti ruoli funzionanti all’opposto, pur in sede temporanea, dove però non si mettono affatto in gioco i ruoli naturali del maschio e della femmina. – Come già espresso nel nostro “incipit”, "Il calcio è una metafora della vita” (Jean Paul Sartre): Filosofo e scrittore; al contrario: -“La vita è una metafora del calcio”- (Sergio Givone): filosofo e accademico. -. Da leggere la canzone leopardiana suddivisa in cinque strofe, che lo stesso poeta e scrittore di Recanati scrisse nel 1821, il cui titolo è: “A un vincitore nel pallone”. Con la donna magari non centra, a parte il femminile ozio, li descritto, ma leggere, ed in questo caso del pallone, è come sempre vivere. –“Non oziate gente, non oziate, muoversi …, andate … !!!.”-. A proposito della sfera rotonda: _”Il pallone è come una donna, ama le carezze”-. Eric Cantona:(ex-calciatore, dirigente sportivo, attore).

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