#295 - 13 novembre 2021
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Poesia

A Ravenna, davanti alla tomba di Dante

Ode al Sommo Poeta

La Divina Commedia Rivisitata e riassunta

da Mario D'Alessandro

Ode al Sommo Poeta

Della mia vita, quasi giunto a sera,
con un Gruppo corale ho fatto un viaggio,
a Ravenna, dove gran festa c’era;

e così ho compiuto un pellegrinaggio
sulla tomba del gran Dante Alighieri,
per rendergli il mio doveroso omaggio

come fan da sempre italiani e stranieri,
al sepolcro che gli hanno dedicato,
affascinati dai suoi versi fieri,

nel dì che il mondo terreno ha lasciato
i frati conventuali francescani
che in convento l’avevano ospitato,

per dar giusto onore ai suoi resti umani,
che nei secoli hanno pure protetto,
per tener nemici e amici lontani,

da Firenze, con un proprio progetto,
di riaverlo nella città natia,
da cui al duro esilio fu costretto

accusato perfin di fellonia,
a Verona presso Can Grande accolto,
nella città in cui aveva signoria.

Anche se non rimase là per molto,
a Ravenna finendo dai Polenta,
nell’ambiente conventuale raccolto,

di studiare e pregare s’accontenta,
ma viene apprezzato per l’impegno
pur se l’esilio ancora lo tormenta.

Ma c’è chi vuol servirsi del suo ingegno,
Novello da Polenta che con affetto,
lo ospita e gli offre tutto il suo sostegno,

ma gli richiede aiuto per un progetto:
recarsi a Venezia qual suo legato,
ritenendolo il più adatto soggetto,

per metter fine al dissidio scoppiato
nel comune commerciare del sale,
incarico da Dante presto accettato.

E ambasciatore si fa senza eguale
recandosi dal Doge veneziano,
per stipulare un accordo ufficiale

ambasciator di spirito cristiano,
già pronto all’accordo più conveniente,
per non tornare senza nulla in mano,

e ragion portando del committente
per le doti ammirabili d’oratore
a Giovanni Soranzo allor reggente.

Tornato a Ravenna, a settembre muore,

Stupor fu immenso ed il cordoglio molto
per quella sua improvvisa dipartita,
per il Sommo Poeta al mondo tolto,

con la “Commedia” ch’era appen finita,
l’Inferno, il Purgatorio, il Paradiso,
nel mezzo del cammin della sua vita,

in tre cantiche e più canti diviso,
prima dal poeta Virgilio guidato,
che in una selva appare all’improvviso,

dall’amata Beatrice a lui mandato,
per farlo uscire dalla selva oscura,
traverso i cerchi dov’è chi ha peccato,

con lunga e pericolosa avventura
tra tanti diavoli e person dannate,
con vari momenti di gran paura,

tra pietose vicende raccontate,
di noti e sconosciuti peccatori,
per le bolge da Dante attraversate.

Dalle bolge infernali ormai fuori,
va via Virgilio e giunge Catone,
che della libertà fu tra i difensori,

che lo guida attraverso ogni girone
di una montagna nell’Oceano Australe,
dove ogni peccato ha una punizione,

con erto percorso a scopo lustrale,
fino al Paradiso Terrestre entrato,
con l’anima libera da ogni male,

dalla bellezza di Beatrice abbagliato,
la qual Stazio sostituisce, splendente
e Dante in Paradiso vien guidato

nei vari Cieli tra la beata gente,
fino all’Empireo, trono del Signore,
con il Poeta appagato finalmente.

raggiante e avvolto nell’eterno amore.

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