#295 - 13 novembre 2021
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte del giorno 27 gennaio quando lascerà  il posto al numero 300. ORA per VOI un po' di SATIRA - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Cammino

Un cammino tra storia, arte e spiritualità

Modica (Ragusa)

Sulle spalle del Gigante

IL Santo Itinerario

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Cripta di San Domenico (1)
Scoperta nel 1972, la Cripta di San Domenico è l’unico sito sotterraneo attualmente visitabile della Città di Modica. Conserva al suo interno i resti di frati domenicani che costruirono nei secoli il Complesso monumentale di San Domenico costituito dall’attuale Palazzo di Città, con l’ampio chiostro d’ingresso, e dall’omonima chiesa, con sagrato angolare a piano. Un ambiente, quello della Cripta, che si articolava in numerose stanze, tutte andate perdute, salvo due: la sala delle Sepolture e l’Ossario. Un luogo che ci rende familiari atmosfere antecedenti il terremoto del 1693 in Val di Noto.

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Quartiere Casale- San Paolo (2)
Fondato dalla famiglia dei Leonfante del Casale intorno al XV secolo, il quartiere Casale mostra l’articolazione urbanistica e storica tipica del medioevo con strade e scalinate strette e tortuose che si inerpicano lungo la collina della Giacanta, al limite del Lavinaro San Paolo e dell’omonima aggraziata chiesa, aprendosi a sorpresa su giardini e cortili. Quartiere “laborioso” che ospitava le più importanti attività artigianali - dai frantoi, ai mulini, alle concerie - ed in cui ritroviamo testimonianze di numerose epoche: siti primitivi, chiese rupestri, medievali e barocche, palazzi della nobiltà e case modeste, che insieme raccontano d’una Modica intrisa della sua storia stratificata.

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Giardino dei Timpi - Sant’Acconzio (3)
Vi si accede dalla via San Girolamo, poco distante da Piazza Matteotti, in pieno centro storico di Modica e conserva all’interno, fra verdi macchie spontanee, poche pietre all’impiedi della supposta originaria chiesa di Sant’Acconzio. Mario Napolitano, inventore scientifico ed esploratore visionario, erede dello stacco principale del terreno, volle dargli la denominazione dei “Timpi” a sottolinearne il prevalente carattere rupestre e scosceso. Egli ebbe anche la felice idea di trasformare parzialmente, verso la fine dello scorso secolo, questo terreno selvaggio a balze in un giardino esotico, nel quale mise a dimora oltre 40 specie di bambù, di cui alcune tropicali, collezioni di opuntia, di kalanchoe, di piante grasse, di piante native, di un roseto, oltre a molte piante collezionate nella Bibbia che sono state riprese e riproposte in mezzo ad uno scenario tipico di muretti a secco, dominante la città con un panorama imponente.

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Eremo di Sant’Alessandra (4)
“Fra tante caverne naturali, alcune di interesse archeologico, una è importantissima, in quanto richiama l’idea che su questa piccola montagna (Giacanta), agli albori del cristianesimo e quando le persecuzioni si fecero più frequenti vi si sia stabilita una borgata di cristiani perseguitati e vessati, procurandosi asilo proprio nelle naturali caverne, così come avevan fatto, moltissimi secoli prima, le popolazioni aborigene. La caverna rettangolare, con l’atrium rivolto tutto a nord-est, presenta una primordiale abside, ricavata dal fondo della rocciosa parete, lato nord-ovest. A sinistra dell’ingresso della caverna, si nota un rudimentale arcosolio, proprio della architettura cristiana del primo periodo, che si sviluppa quasi come un cubicolo.”
Franco Libero Belgiorno in “Modica e le sue chiese” (1953)

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Borgo Santa’Nirìa - Sant’Andrea (5)
Dietro la chiesetta di Sant’Andrea, che la lingua popolare ha reso femmina, resiste in ruderi il Borgo Santa’Nirìa, un piccolo avamposto del paese sulla campagna, armoniosamente adagiato su un declivio collinare; percorso e collegato da viottoli in cuticci e da una scalinata cavata da un banco roccioso. E lì parimenti giace, sepolto dall’oblio, l’ultimo secolo regolato dal ciclo naturale, di cui vestigia ravvisiamo in un’architettura essenziale, grama e perfetta, senza sbavature né soperchierie, senza fasto ed ostentazione. Dignitosa e contadina. A monumento, una cisterna, emergente da uno slargo sulla viuzza: vera antica tesoriera, per il dono celeste dell’acqua, fonte dell’umana sostanza e d’una comune civiltà, ormai essiccata.
Per non parlar di Santa Margherita …

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