#279 - 6 febbraio 2021
AAAATTENZIONE - Cari amici lettori, questo numero rimarrà  in rete fino alla mezzanotte del 10 dicembre quando lascerà  il posto al n. 297. BUONA LETTURA A TUTTI . Ora per voi : AMICI DEGLI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuerà  a massacrare gli animali non conoscerà  ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si è capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
Di borgo in borgo

Lanzada in Valmalengo

Siamo al confine tra l’Italia e la Svizzera, nell’unico comune della Lombardia la cui altitudine massima supera i quattromila metri.
Lanzada è il comune più esteso della Valmalenco e rappresenta alla perfezione l’unicità di questi luoghi: alte vette, vallate silenziose, pendii coperti di boschi, panorami mozzafiato.

Lanzada in Valmalengo

D’inverno o d’estate, passeggiare per il borgo e per i dintorni consente di vivere un’esperienza suggestiva, immersi nella natura e nella storia di un luogo senza tempo. Lo sviluppo del paese risale all’epoca medievale, quando le popolazioni sondriesi iniziarono a stabilirsi in maniera permanente, dando così origine ai primi centri abitati.
Il nucleo più antico è la contrada di Vetto, citata in documenti trecenteschi, a cui nel corso dei secoli si aggiunsero altre quattro frazioni: Tornadri, Ganda, San Giovanni Battista e Moizi.
Durante il lungo periodo della dominazione dei Grigioni, l’economia beneficiò dei commerci e dei traffici agevolati dal governo retico, che i lanzadesi potevano facilmente raggiungere attraverso la strada cavallera del Muretto, i valichi d’Ur e di Canciano che immettevano direttamente nella Val Poschiavo. Nonostante questo, nel corso dei secoli molti emigrarono come commercianti e artigiani contribuendo ad accrescere la ricchezza nel paese e l’apertura mentale, tipica di chi è in continuo contatto con gente di cultura, lingua e mentalità diverse.

Lanzada in Valmalengo

Il paesaggio del territorio è disseminato di molti siti estrattivi. Per molti secoli le risorse minerarie hanno costituito una importante fonte di sostentamento delle comunità locali. Non a caso, la Valmalenco è stata definita “Un mondo di geologia” e da anni rappresenta un forte richiamo per geologi, mineralisti e cercatori di minerali di tutto il mondo per il suo patrimonio mineralogico: oltre 260 delle 450 specie esistenti in provincia di Sondrio sono in Valmalenco. A Lanzada è stato costituito il Museo dei Minerali della Valmalenco, dove è presente anche parte della ricchissima Collezione Fulvio Grazioli (nel complesso sono oltre 12.000 pezzi), che scoprì dodici nuove località e trentuno specie sconosciute di minerali. Nel suo insieme questo importante museo trascina il visitatore in un fantastico mondo di cristalli di vari colori e forme: un vero spettacolo della natura.

Lanzada in Valmalengo

Nello stesso periodo, e in più occasioni, si tentò di dare impulso all’attività estrattiva della pietra saponaria (steatite o talco grigio), ma senza molto successo. Solo a partire dal 1936, con la scoperta del giacimento della Bagnada, prese avvio la coltivazione del talco: l’attività estrattiva è ancora presente, tanto che la IMI Fabi è il terzo produttore mondiale di talco e altre tre società (Serpentino e Graniti, Marmi Mauri e Nuova Serpentino d’Italia) cavano il serpentino, un marmo che si presta a numerosi utilizzi nell’edilizia e non solo. La miniera della Bagnada è visitabile (occorre prenotare sul sito www.minieradellabagnada.it) per permetterci un vero e proprio tuffo nel passato.

Imperdibili sono anche le Marmitte dei giganti, la cui scoperta si deve a Giuseppe Nolli, che nel 1907 scrive negli appunti di viaggio di aver trovato numerose e singolari cavità nella roccia lungo il sentiero che dal monte dell’Ova porta a Franscia. La formazione di questo particolare fenomeno risale a quindicimila anni fa, quando i ghiacciai del Bernina confluivano in un’unica grande lingua che scendeva lungo la Valmalenco fino ai paesi del fondovalle e oltre. Durante il periodo estivo, l’acqua di fusione del ghiacciaio dava vita a numerosi ruscelli che cercavano di aprirsi un varco verso la luce. Il moto vorticoso dell’acqua, unito a sabbia, ghiaia e ciottoli in sospensione, ha agito come un enorme tornio. Partendo da un piccolo punto debole della roccia, il processo ha progressivamente innescato un’erosione circolare che ha moltiplicato esponenzialmente l’azione erosiva, dando così origine a numerosi pozzi glaciali. Il nome Marmitta dei giganti deriva dalla somiglianza di queste singolari cavità con delle grosse pentole, dentro le quali, nella fantasia popolare, potevano scaldarsi i cibi esseri giganteschi.

Lanzada in Valmalengo

Lanzada è conosciuta anche per la presenza di due invasi artificiali. La diga di Campo Moro ha una capacità di 10 milioni di metri cubi d’acqua, che vengono convogliati alla centrale di Lanzada. Il secondo invaso è quello di Gera. La sua muratura ha un’altezza di 110 metri e può contenere 65 milioni di metri cubi d’acqua.
Lanzada ha anche una vocazione sportiva, con i 130 atleti tesserati Fidal: la Sportiva Lanzada, di cui è presidente il vicesindaco Serafino Bardea, una delle società più vecchie del mandamento di Sondrio. In questa stagione diventa meta ideale per gli amanti di sci di fondo (su un anello di 6 km), alpinismo (le pareti dell’alta Valmalenco, di Campo Moro e della Valposchiavina sono una perfette per chi pratica l’arrampicata a tutti i livelli, mentre in paese c’è una palestra di roccia artificiale), pattinaggio, ciaspole e bob. In estate, ci si può divertire sui moltissimi chilometri di tracciati per il trekking e percorsi ciclabili sia nel fondovalle, sia in quota. Da alcuni anni si vuole valorizzare la cronosalita Lanzada-Campo Moro, un tracciato di 16 chilometri con 1.000 metri di dislivello: il percorso prevede il passaggio in una decina di gallerie illuminate. La passione per il ciclismo qui è molto diffusa: nell’estate 2018 Lanzada ha ospitato una tappa del Giro d’Italia in Rosa e adesso l’amministrazione punta al Giro maschile.

Lanzada in Valmalengo

Sono molti i rifugi per famiglie e appassionati della montagna. Non potendo citarli tutti, ricordiamo il Rifugio Marco e Rosa: situato a 3.609 metri, è il più alto della Lombardia. Nei mesi caldi, gli alpeggi della Valmalenco e di Lanzada - come l’alpe Campagneda, l’alpe Felleria, l’alpe Gembrè, l’Alpe Valle Poschiavina - sono aperti alle visite.
La manutenzione del territorio è garantita proprio dalle 11 aziende che vivono di agricoltura e allevamento di montagna. D’altronde, qui le montagne non fanno solo la felicità degli amanti delle attività all’aria aperta, ma anche dei golosi: dalla pietra nascono piode e lavec. Il lavec (prodotto anche nell’azienda di famiglia dei ciclisti fratelli Bagioli, lanzadesi doc) è una pentola in pietra ollare lavorata al tornio le cui origini risalgono all’età del ferro e dalle eccezionali proprietà culinarie. La pietra si riscalda molto lentamente e, una volta raggiunta la temperatura voluta, ha la caratteristica di trattenere il calore e mantenerlo costante. I cibi cuociono così lentamente e mantengono inalterate tutte le caratteristiche. Le piode sono invece lastre di pietra ollare o serpentino, ottime per cuocere carne, pesce e verdure senza condimenti. Gli alimenti, durante la cottura, rilasciano i grassi e i liquidi in eccesso e valorizzano i sapori. La pioda può essere utilizzata sulla brace, sui fornelli della cucina oppure in forno.

Lanzada in Valmalengo

Un’ultima curiosità. Gli abitanti di Lanzada sono chiamati magnàn, ovvero stagnini: nella lunga tradizione ora perduta, infatti, il mestiere tipico era proprio quello di chi aggiustava pentole, utensili di rame e altri attrezzi di cucina e all’occorrenza diventava cerchiatore di laveggi, i tipici contenitori in pietra ollare.

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