#116 - 12 gennaio 2015
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Parchi e oasi dello spirito

Follina - (Treviso)

Abbazia Cistercense
Santa Maria

Bene culturale e ambientale ricco d'arte e di storia

di Dante Fasciolo

Immersa nel verde a breve distanza dall'abitato, l'Abbazia respira un'atmosfera di armonia e spiritualità.
Eretta su una precedente edificazione benedettina nel XII sec. rivista in epoca cistercense, l’attuale basilica (1305 abate Gualtiero da Lodi - 1335 abate Nordio di Treviso) presenta la tipica costruzione a pianta latina con la facciata rivolta a ponente e l’abside rivolta a levante proprio come prevedeva la simbologia cistercense.

Abbazia Cistercense   
Santa MariaAbbazia Cistercense   
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All’interno della basilica sono da segnalare tra le pregevoli opere presenti:
la grande ancona lignea di stile neogotico costruita da maestranze veneziane nel 1921, copia perfetta dell’originale ancona presente alla chiesa di S. Zaccaria di Venezia. Essa accoglie la statua in arenaria della Madonna del Sacro Calice che qualcuno ipotizza di origina nubiana del VI sec. , da sempre oggetto di venerazione e pellegrinaggio da parte dei follinesi e dalle migliaia di fedeli provenienti da tutta Italia;
l’affresco Madonna con Bambino e Santi” del 1527 di Francesco da Milano; un notevole crocefisso ligneo di età barocca (epoca camaldolese) di autore sconosciuto.

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Lo splendido chiostro, di età precedente alla basilica e perfettamente conservato nell’elegante effetto di movimento creato dalle colonne che lo costituiscono, fu portato a termine nel 1268, quando i monaci cistercensi si insediarono nel monastero, come dimostra l’incisione su pietra posta sulla parte nord del chiostro stesso.
Si erge, dall’incrocio della navata centrale con il transetto di destra, la bella torre campanaria di stile romanico a pianta quadrata, il più antico manufatto presente nel complesso architettonico dell’abbazia.
Presente elegante Chiostrino dell’Abate e Loggia del XVI sec.

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La prima menzione dell'abbazia si trovava in un documento del 1127, attestante la vendita da parte dell'abate Bernardo di Follina ad un tale Arpone di tre campi. La pergamena è stata trascritta nel XVII secolo e la copia è oggi conservata presso la Biblioteca comunale di Treviso.
Un complesso monastico esisteva dunque ben prima dell'arrivo dei cistercensi, nella metà del XII secolo. Si trattava molto probabilmente di un convento di benedettini dipendenti da San Fermo di Verona, in cui si venerava un'antica statua della Madonna.

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Non è chiaro quando e come avvenne il passaggio all'ordine cistercense. Alcune fonti affermano che i benedettini cambiarono regola monastica, ma secondo altre, più verosimili, furono sostituiti da una nuova comunità. Conseguentemente cominciò ad indebolirsi il legame con l'abbazia veronese: significativo è un documento del 1217 in cui papa Onorio III risolse a favore di Follina una lite con San Fermo, in cui la prima rifiutava un pagamento alla seconda, rivendicando la propria indipendenza da più di quarant'anni.
La tradizionale data di fondazione, l'anno 1146, non è di fatto supportata da fonti storiche. Gli stessi Annales Camaldulenses affermano che è impossibile determinarne le origini, concludendo che verso la metà del XII secolo l'abbazia benedettina di Follina divenne cistercense. Sembra plausibile che la comunità fosse stata chiamata da Sofia di Colfosco, moglie di Guecellone II da Camino che in effetti nel 1170 stilò un testamento con cui faceva ricche donazioni al monastero.

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Di certo Follina fu a lungo legata dalle abbazie di Chiaravalle e di Cîteaux, i più importanti centri cistercensi rispettivamente d'Italia e d'Europa.
Col tempo l'abbazia si arricchì di altre donazioni, raggiungendo l'apice dello splendore nel XIII secolo. Nel 1124 Gabriele da Camino lasciava il castello di Cison e il castello di Soligo; nel 1229 papa Gregorio IX gli sottometteva l'Ospedale di Santa Maria di Piave e poi il monastero di Santa Margherita di Torcello; nel 1324 si aggiunse il monastero dei Santi Gervasio e Protasio di Belluno. Al contempo il complesso si ampliava: nel 1268 venne edificato il chiostro, mentre tra il 1305 e il 1335 fu realizzata la basilica.

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A partire dal 1388 l'abbazia passò alla Serenissima.
Durante la sua politica di espansione, Venezia si scontrò più volte con gli Sforza e i Visconti e con il Regno di Francia, nei cui territori si trovavano Chiaravalle e Cîteaux, da cui Follina dipendeva. Vedendo quindi con diffidenza l'istituzione monastica, nel 1448 il governo ne chiese a papa Niccolò V la soppressione.
L'abbazia fu così ridotta a commenda. Tra gli abati commendatari sono da ricordare alcuni personaggi illustri, quali Pietro Barbo, futuro papa Paolo II, e Carlo Borromeo, che affidò l'amministrazione dei beni prima ai domenicani, quindi ai benedettini.
Nel1573 la commenda passò a Tolomeo Gallio il quale la affidò ai camaldolesi. Questi ultimi vi si insediarono stabilmente nel 1739, ma nel 1771 la Repubblica di Venezia sopprimeva il monastero, trasferendone i beni a San Michele di Murano e trasformando la chiesa in curazia. Gli edifici del complesso, ad eccezione della chiesa e della sacrestia, furono venduti a privati, cosa che provocò gravi deturpazioni architettoniche.

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Dal 1807, dopo le soppressioni napoleoniche, i beni furono custoditi da don Bonifacio Baseggio, già monaco camaldolese di San Michele. La basilica, lasciata da quest'ultimo, nel 1819, al comune di Follina, fu eretta a parrocchia l'anno successivo dal vescovo di Ceneda Giovanni Benedetto Falier, altro camaldolese di Murano.
Nel 1834 il convento fu ceduto alla parrocchia dai conti Gera di Conegliano.
Dal 1915 vi risiedono i Servi di Maria. Durante la grande guerra la chiesa subì gravi danni ai quali si sopperì con i restauri cominciati nel 1919.
Nel 1921 il cardinale Pietro La Fontaine incoronò la statua della Madonna, mentre papa Benedetto XV dichiarava la chiesa Basilica Minore.

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AFORISMI - Vivi come puoi, da momento che non puoi vivere come vorresti (Cecilio Stazio) - Perdiamo i tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone (A. Schopenhauer) - La cultura è l'unico bene dell'umanità che, diviso tra tutti, anzichè diminuire diventa più grande (H.G. Gadamer) - La gentilezza è il linguafggio che il sordo può sentire e il cieco può vedere (M. Twain) - L'immaginazione è la prima fonte della felicità umana (G. Leopardi) - L'ignoranza è un vizio (Talete) - Se la pensi come la maggioranza il tuo pensiero diventa superfluo (P. Valéry)