#270 - 19 settembre 2020
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Editoriale

Mediterraneo

di Dante Fasciolo

Alla vigilia del decennale che le Nazioni Unite
dedicano ai problemi dei mari che bagnano la Terra,
si rincorrono vecchie parole per nuove attenzioni,
e stanche opinioni pubbliche aggiungono
inutili e beffarde proposte.
C’è il riscaldamento dell’intero pianeta,
e molti negano ancora l’evidenza scientifica;
cè la necessità di limitare dannosi combustibili,
ma si finanziano guerre per estrarre petrolio;
si invocano energie alternative,
e agili mani riempiono portafogli privati…
E i mari - anche il nostro mare - diventano
lo specchio opaco e rassegnato
del volto stanco dell’intera umanità.

Eppure, si avverte un sussulto positivo,
un tentativo di riconoscere una ineludibile presenza
nel rapporto di ciascuno e il proprio mare.
C’è in corso a Palermo una mostra significativa:
“Mediterraneo” che ci fa viaggiare dal tempo
della geologia ai miti, dai greci ai fenici,
dallo scambio alla globalizzazione,
dalla civiltà alle guerre…
solo una mostra socio-culturale? No!

Un punto e da capo per ricominciare
a farci carico delle nuove esigenze delle società
che nel nostro mare si affacciano...
popoli diversi per cultura e religione
da chiamare ad una pacifica convivenza nella libertà,
e cominciare dal porre fine all’immagine
di una nave capovolta e uomini in mare
dipinta 2.700 anni fa sul Cratere del Naufragio.

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