#256 - 8 febbraio 2020
AAAAA ATTENZIONE - Questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 21 febbraio,quando lascerà il posto al numero 257. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: - Se sei felice non urlarlo, il dolore ha il sonno leggero - Trovo che la televisione sia molto educativa, ogni volta che qualcuno l'accende vado in un'altra stanza a leggere un libro (G.Marx) - Non c'è nulla di più facile che smettere di fumare, io stesso ho smesso già 137 volte! (M. Twain) - Quando voglio prendere una decisione di gruppo, mi ricordo di specchi (W. Buffet) - L'alcol uccide lentamente. Non c'è problema, non ho fretta! (G. Courteline) - Quando dicono che lo fanno per il tuo bene, generalmente è per il loro - L'uomo ha inventato la bomba atomica ma nessun topo costruirebbe una trappola per topi (E. Eistein) - E' un peccato che peccare sia peccato (F. Collettini) - E' ridicolo come ti sei bardato per questo mondo! (F. Kafka) -
Arte

Il più importante evento fieristico mondiale dedicato all’arte e all’antiquariato.

Tefaf Maastricht 2020

Con la partecipazione ormai decennale a Tefaf Maastricht 2020,

la Galleria Antonacci Lapiccirella Fine Art di Roma conferma la sua presenza,

nella Paintings Section.

In mostra una selezione di cinquanta opere tra pittura e scultura, capolavori di artisti internazionali che corrono lungo un arco cronologico di oltre due secoli, dall’epoca Neoclassica sino alla prima metà del XX secolo. Italia, Francia, Svizzera, America, Germania, Belgio, opere con storie e culture diverse che dialogano armoniosamente tra loro attraverso il comun denominatore della qualità museale.

L’obiettivo di rivolgersi ad un pubblico specializzato di curatori, collezionisti ed appassionati del settore ha spinto la Galleria di Francesca Antonacci e Damiano Lapiccirella a presentare una prestigiosa selezione tra cui spiccano, in ordine temporale: un nucleo inedito di trenta opere – tra tele e carte – realizzate da Giovanni Battista Camuccini , uno dei più rari artisti italiani rappresentanti del movimento internazionale di pittura en plein air diffusosi tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo; una nuova versione bronzea -“fresh to the market” e cronologicamente antecedente – della famosa scultura “La Carezza” del Museo Pitti di Firenze, opera dello scultore animalista Sirio Tofanari; tre magnifici capolavori del grande Giulio Aristide Sartorio; infine, un’opera dal calibro internazionale del surrealista Felix Labisse.

Tefaf Maastricht 2020

Giulio Aristide Sartorio (Roma 1860 – 1932)
Mattinata sul mare, 1927 ca., olio su tela, 91×202 cm
Il percorso all’interno dello stand della Galleria si articola secondo una linea tematica: si è accolti da un’importantissima opera realizzata da Giulio Aristide Sartorio, Mattinata sul mare, datata 1927. Il dipinto, proveniente da una collezione privata newyorkese, è un’opera di respiro internazionale e rappresenta uno dei momenti artistici più felici in cui Sartorio condivide al meglio la luminosità della tavolozza con le limpide vedute di soggetto marino del grande artista valenziano Joaquin Sorolla y Bastida, le cui tele avevano suscitato ampi consensi alle Biennali veneziane dell’epoca. Con Sorolla, Sartorio condivideva l’abilità nel riprodurre la tonalità della luce nelle diverse ore della giornata, il taglio arditamente fotografico e la capacità di fermare con sorprendente realismo i gesti della vita quotidiana. Mattinata sul mare, presentato a Milano nel 1929 alla mostra personale dell’artista presso la Galleria Pesaro, è dunque un capolavoro in cui l’artista romano, attraverso una gamma cromatica luminosissima e molto intensa, fortemente connaturata da toni caldi e dorati, rappresenta sua moglie, l’attrice Marga Sevilla, ed i suoi figli sulla battigia della spiaggia di Fregene. L’opera segna una svolta stilistica decisiva rispetto al grande Fregio per l’Esposizione Internazionale del Sempione del 1906 – di cui tre pannelli sono inoltre esposti ad apertura dello stand della Galleria – che lo rese noto al grande pubblico nel primo decennio del ‘900.

Tefaf Maastricht 2020

Giovanni Battista Camuccini(Roma, 1819 – 1904)
Veduta di Monte Mario dal Tevere,1840 ca., olio su tela, 34,5×46,5 cm Si prosegue nel percorso espositivo attraverso una sorta di “mostra nella mostra” costituita da un’inedita raccolta di trenta opere tra tele e carte – esposte dalla Galleria Antonacci Lapiccirella per la prima volta a TefafMaastricht 2020 – realizzate nella prima metà dell’Ottocento dal pittore paesaggista romano Giovanni Battista Camuccini. Figlio di Vincenzo Camuccini, il maggiore protagonista italiano del Neoclassicismo, Giovanni Battista ha una rilevanza storico-artistica significativa non solo in Italia, ma soprattutto a livello internazionale, tanto che alcune delle sue opere sono oggi esposte nei più noti musei del mondo tra cui la National Gallery di Londra ed il Metropolitan di New York; è inoltre presente nelle più prestigiose collezioni private dedicate al genere pittorico en plein air. Muovendo dall’esempio magistrale dei due maggiori protagonisti della pittura en plein air o oil-sketching from nature, Pierre Henri de Valenciennes e Thomas Jones, Giovanni Battista Camuccini è l’unico italiano, insieme al suo maestro Giambattista Bassi, che sappia condividere con loro i temi, le atmosfere, le scelte romantiche e lo studio della natura. Il raro e corposo nucleo di opere è inoltre accompagnato da un catalogo monografico sull’artista realizzato dalla Galleria per valorizzare il talento di G.B. Camuccini, autore di straordinarie vedute della campagna romana e delle zone intorno al lago di Albano, caratterizzate da caldi effetti luministici dei paesaggi lacustri, vedute romantiche in grado di competere con le opere dei protagonisti internazionali della nuova stagione della pittura en plein air tra il XVIII ed il XIX secolo.

Tefaf Maastricht 2020

Felix Labisse (Marchiennes 1905 - Neuilly sur Seine 1982)
Jean-Louis Barrault ne “Il Processo”, 1947, olio su tela, 73,2×91,8 cm
Ampia è inoltre la rassegna dedicata al tema paesaggistico attraverso le tele di Willem Welters, Karl Wilhelm Diefenbach , Johann Jakob Frey e Randall Morgan, mentre tra le opere appartenenti alla sezione dei ritratti spicca il magnifico dipinto realizzato dal surrealista Felix Labisse, Jean-Louis Barrault ne “Il Processo”, datato 1947. Il protagonista del ritratto è l’attore e regista francese JeanLouis Barrault (Parigi 1910 -1994), raffigurato mentre interpreta il ruolo di Joseph K ne Il Processo di Franz Kafka. Il quadro, grazie alla notevole importanza a livello internazionale dell’autore e del protagonista della tela, è stato esposto alla Biennale di Venezia del 1948, un solo anno dopo la sua realizzazione: quella veneziana è stata soltanto la prima tappa di un lunghissimo tour che ha portato l’opera ad essere esposta nei più importanti musei del mondo, fino ad arrivare nel 2006 in Francia, a Douai, nel Museo delle Belle Arti. L’intera produzione di Labisse si colloca, così come l’opera esposta, nell’ambito del Surrealismo: onirica, allarmante e popolata da creature ibride. Nella tela, l’atmosfera surreale e da incubo de Il Processo è esplicita: la tavolozza monocroma verde, l’assenza di presenza umana eccetto il soggetto raffigurato, il colore che pare invitare, come nel romanzo, a seguire il cammino della morte, sono tutti elementi che l’artista usa per illustrare il mondo angosciante e assurdo al quale il protagonista deve far fronte, accusato ingiustamente di un crimine del quale non conosce nemmeno l’essenza.

Tefaf Maastricht 2020

Sirio Tofanari (Firenze 1886 – Milano 1969)
La Carezza, 1909 ca., bronzo, fusione a cera persa, h 25x70x55 cm
A completamento del percorso proposto dalla Galleria, un nucleo molto raro e rappresentativo della tematica animalista, diffusasi a livello internazionale tra la fine dell’Ottocento ed il primo trentennio del Novecento. Oltre alla coppia di disegni a carboncino raffiguranti due “Leonesse” del toscano Romano DazziI, spicca il bronzo “La carezza”, databile al primo decennio del novecento, opera dello scultore – noto a livello internazionale – Sirio Tofanari. Il bronzo in mostra è stato riscoperto dalla Galleria in una collezione privata fiorentina, che lo ha custodito sin dalla sua fusione: la scultura infatti fu acquistata direttamente presso lo studio dell’artista dall’amico Licurgo Bertelli. Secondo la sua memoria familiare, dopo la realizzazione della scultura, Tofanari ne distrusse il calco e, successivamente, quando dovette partecipare all’VIII Biennale di Venezia, decise di crearne una seconda copia, richiedendo al Bertelli la statua in prestito per trarre la forma del nuovo esemplare; quest’ultimo però gliela negò. Il bronzo in mostra a TEFAF è dunque antecedente rispetto alla versione di “Carezza” realizzata nel 1909, esposta insieme a “Giovani leonesse” nella Sala V dell’VIII Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia: fu in quell’occasione che l’opera venne acquistata dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze, dove tuttora si trova. Da quella versione tuttavia differisce sia per il colore della patina che per la forma della base, ovoidale e non quadrata, nonché nella trattazione della superficie del fondo, che, nella nostra scultura, è più scabro e mosso.

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