#243 - 29 giugno 2019
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Humour (non sempre) per riflettere

Virtualmente

di Giuseppe Sanchioni

Dopo il ventesimo secolo detto il secolo breve, per fortuna visti i disastri provocati, eccoci nel ventunesimo secolo. Che già da come è iniziato possiamo definirlo il secolo virtuale.
Infatti dopo la realtà virtuale dei visori 3D, il sesso virtuale di Internet, le criptomonete virtuali alla bitcoin, i conti correnti virtuali con Libra, il lavoro virtuale dei navigator, i cartellini virtuali dei lavoratori virtuali (quelli che timbrano e poi tornano a casa), le fake news virtuali, l’arte virtuale dei quadri di Banksy che si distruggono appena venduti, le partite virtuali del fantacalcio e le votazioni virtuali in USA degli hacker russi, l’ultima trovata sono le modelle virtuali, cioè quelle immagini computerizzate di ragazze che reclamizzano qualcosa. Non sappiamo cosa ci riserva il futuro ma già siamo alle modelle virtuali.

Intendiamoci, siamo contenti che siano state create, soprattutto per loro stesse: infatti, rispetto alle modelle in carne e (soprattutto) ossa, non invecchiano senza vendere l’anima al mito di Faust, non devono fare palestra per mantenere il fisico, non spendono una lira in chirurgia estetica e massaggi linfodrenanti, possono rispettare senza difficoltà le quote rosa. Tutto guadagno. Fra l’altro, cosa da non sottovalutare, costano pure meno di quelle vere, qualche centinaio di righe di programma.
Con nomi improbabili come Miquela, Bermuda e Shudu, si affacciano dai video di internet e sono le top model virtuali che indossano capi di firme famose, le nuove influencer e le fashion blogger, qualsiasi cosa voglia dire, che devono convincere persone vere con i loro corpi costruiti un po’ alla frankenstein, visi somiglianti a modelle vere su corpi immaginari.

Eravamo rimasti ai robot in fabbrica che consumano un po’ di elettricità ed ogni tanto una goccia d’olio alle cerniere ma non somigliano molto agli operai, infatti lavorano su più turni senza riposo, non fanno la pausa caffè, non vanno al bagno, non si ammalano e soprattutto non scioperano. E se decidi di delocalizzare in Oriente li metti tutti su un camion e te li porti tranquillamente in un paradiso fiscale senza che blocchino i cancelli della fabbrica.

A questo punto sembra che l’unica cosa che rimane sempre reale anche nel terzo millennio siano le tasse, perché anche la morte ormai viene virtualizzata dall’ibernazione postmortem.
Quindi esiste qualcosa che è più forte delle leggi fisiche, della teoria della relatività e di tutte le diavoleria inventate e scoperte nel tempo, qualcosa di immutabile, persino più forte della potenza divina: le TASSE!
Erano, sono e rimarranno sempre REALI.

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