#213 - 17 marzo 2018
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 3 agosto, quando lascerà il posto al numero 224. BUONA LETTURA A TUTTI - ORA, PER VOI AMANTI DEGLI ANIMALI : E' una gran vergogna spargere il sangue e divorare le belle membra di animai ai quali è stata tolta violentemente la vita (Empedocle) - La caccia, se non è per la sopravvivenza, è una forma di guerra (J. W. von Goethe) - L'uomo si differenzia dagli animali perchè è assassino ( E. Fromm) - Torturare un toro per il piacere, per divertimento, è molto più che torturare un animale, è torturare una coscienza ( V. Hugo) - Un gatto non dormirebbe mai sopra un livbro mediocre (H. Weiss) - Il cane è la virtù che, non pogtendo farsi uomo, s'è fatta bestia (V. Hugo) - Se raccoglierete un cane affamato e lo nutrirete non vi morderà, ecco la differenza tra l'uomo e il cane (M. Twain) -
solidarietà

Per dare corso agli impegni presi l' 8 marzo

Esempi da seguire: un pronunciamento di Papa Francesco

7 donne coraggiose

Asia, Rebecca, Madre Teresa, Malala, Chiara, Sandra e Nicole.

Di Domitia Caramazza

"Le donne sono più coraggiose degli uomini” ha detto Papa Francesco nel gennaio scorso, durante il ciclo di catechesi sulla speranza cristiana, didascalia dell'udienza del 24 febbraio scorso, in cui ha incontrato Rebecca Bitrus, vittima di Boko Haram e la famiglia di Asia Bibi, pakistana di religione cristiana condannata a morte nel suo Paese per blasfemia. La testimonianza di entrambe, secondo il Pontefice, rappresenta "un modello per una società che oggi ha sempre più paura del dolore. Sono due martiri". Qui vogliamo ricordare il loro esempio e quello di altre 5 donne coraggiose che hanno dedicato la propria esistenza, talvolta rischiandola, ai valori della libertà, della speranza, della vita.

Rebecca Bitrus
Ex schiava di Boko Haram, viva grazie alla fede. Al Papa ha raccontato la sua drammatica storia. Il suo unico motivo di orgoglio? “Non aver rinunciato alla mia fede. La fede mi ha aiutato a sopravvivere”. Quando le milizie jihadiste attaccano la sua città prova a fuggire con suo marito e i suoi figli. "Lascia il bambino e scappa, posso prendermi io cura di lui, sono una donna" dice al compagno quando vede che uno dei due bambini ne ritarda la fuga. Vuole evitare all'uomo la cattura e il reclutamento come soldato. Il marito riesce a dileguarsi, lei viene sequestrata e portata in un campo dove è ridotta in schiavitù, insieme ad altre donne. I miliziani, durante la prigionia, cercano di convertirla all'Islam, in ogni modo. La rinchiudono in una gabbia sottoterra per tre giorni, senza cibo né acqua. Arrivano a ucciderle il figlio Jonatan, di poco più di anno, gettandolo in un fiume. Quella stessa notte abusano di lei. Rebecca rimane incinta e partorisce nella foresta, da sola. Persevera nella fede. Nel 2016 riesce a fuggire dal campo e a liberarsi dai terroristi, dopo una inarrestabile marcia di 28 giorni. Ha la tentazione di abbandonare il figlio della violenza subita, ma non lo fa. Riesce a intercettare l'esercito nigeriano e a ritornare nel suo Paese, a Maiduguri, capitale del Borno, dove risiede attualmente con la famiglia, in un'abitazione di fortuna. Durante la sua sofferenza Rebecca ha confessato di aver ricordato “la passione di Gesù, che è stato crocifisso ma ha perdonato chi gli faceva del male”. Incontrare il Papa era il suo sogno: "Se dovessi morire adesso lo farei avendo raggiunto la massima felicità" ha detto.

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Asia Bibi
E' la prima donna cristiana condannata alla pena capitale per blasfemia. Il 14 giugno 2009 Asia Naurin Bibi, lavoratrice agricola a giornata, è impegnata nella raccolta di bacche. Scoppia un diverbio con alcune lavoratrici di religione musulmana. Le viene chiesto di andare a prendere dell'acqua, ma un gruppo di donne islamiche la respinge sostendo che Asia, in quanto cristiana, non può toccare il recipiente. Il 19 giugno quelle donne la denunciano alle autorità sostenendo che Asia abbia offeso Maometto. Picchiata, chiusa in uno stanzino, stuprata, Bibi è infine arrestata, nonostante la mancanza di prove. Viene prima reclusa nel carcere di Sheikhupura, poi trasferita nel carcere femminile di Multan. Il caso di Asia Bibi ha assunto una rilevanza internazionale. La lotta per la giustizia che conduce da nove anni non ha mai fiaccato la sua speranza, radicata nell’azione e nella grazia di Dio. Una donna esempio per una civiltà che ha paura del dolore. Per lei hanno pregato insieme, nelle propria lingua, il Papa, la sua famiglia e la stessa Rebecca Bitrus.

Malala Yousafza
Pakistan - valle dello Swat - 9 ottobre del 2012. La 17enne Malala è vittima di un attentato talebano a causa della sua difesa del diritto femminile allo studio. Un gruppo di uomini armati assalta il suo scuolabus che attraversa la valle dello Swat e Malala viene colpita da un fondamentalista. Riesce a sopravvivere e viene trasferita in un ospedale di Birmingham, città che diventerà la sua nuova casa. Ha 14 anni quando inizia a sfidare i talebani pakistani che si oppongono all'istruzione femminile. Lo fa attraverso il suo blog. Così Malala diventa la speranza di libertà per milioni di bambine che non possono andare a scuola. “Un bambino, un insegnante e un libro possono cambiare il mondo", afferma nel discorso alle Nazioni Unite. Della sua delegazione fanno parte anche quattro ragazze e una giovane donna che hanno combattuto per il diritto all'educazione femminile in Siria, Nigeria e Pakistan. Nel 2014 diviene la più giovane donna a ricevere il Premio Nobel per la Pace. È recente la notizia della sua ammisione a Oxford. L'attivista e "messenger of Peace" dell'Onu, oggi 20enne, studierà Politica, Filosofia ed Economia (Ppe) nella prestigiosa Università.

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Madre Teresa
Di famiglia albamnese, Anjezë Gonxhe Bojaxhiu entra a 18 anni nelle Suore di Loreto e prende il nome di suor Maria Teresa per devozione a santa Teresina. Colpita dalla miseria delle baraccopoli indiane di Calcutta, fonda le Missionarie della carità, con il voto di servire i più poveri dei poveri. Nel 1979 diventa la prima religiosa a ricevere il Nobel per la Pace. Il Papa che l'ha canonizzata il 4 settembre 2017, condivide con lei un’idea fondamentale, che egli stesso ha ripetuto più volte: la Chiesa non è una Ong. Secondo la santa infatti: "Le Ong lavorano per un progetto; noi lavoriamo per Qualcuno".

Sandra Sabattini
Sandra, una fidanzata santa? Don Oreste Benzi ne era profondamente convinto. Nell’incontro con lui, all'età di 12 anni, Sandra riconosce che la sua chiamata vocazionale trova risposta nella spiritualità della "Comunità Papa Giovanni XXIII": l’unione intima con Dio, alimentata dalla preghiera, in un cammino di fraternità alla sequela di Gesù, povero e servo, che condivide la vita degli ultimi, obbedendo al Padre. Vive con la famiglia, profondamente cristiana, a Misano Adriatico: i genitori Giuseppe e Agnese Bonini, e il fratello Raffaele. Si fidanza con Guido, con il quale vive la castità di una relazione autenticamente cristiana. Iscritta a Medicina, sogna di essere medico missionario in Africa. “Oggi c’è un’inflazione di buoni cristiani, mentre il mondo ha bisogno di santi”, scrive un giorno nel suo diario. Il 29 aprile 1984, ad Igea Marina, mentre va ad un incontro della Comunità, Sandra viene investita da una macchina, entra in coma e muore pochi giorni dopo, il 2 maggio.

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Chiara Corbella Petrillo
La 28enne mamma romana sacrifica la sua vita per non uccidere il figlio in grembo: Francesco. Ma, prima di lui, Chiara ed Enrico Petrillo, suo marito, "accompagnano alla porta del Paradiso" altri due figli. Il cammino della coppia è denso di gioie e dolori. A soli quattro anni dal matrimonio celebrato ad Assisi nel 2008, a Chiara viene diagnosticato un tumore maligno. Una piccola afta sulla lingua si rivela un carcinoma. Le metastasi si diffondono ovunque. La giovane mamma è dimessa dall’ospedale, i medici le danno pochi mesi di vita. Le sue ultime parole sono sulla sofferenza, in risposta al marito Enrico: "Questa croce? É davvero dolcissima". Chiara Corbella muore il 13 giugno 2012, lasciando al marito come eredità d'amore il figlio Francesco.

Nicole Orlando
Atleta paralimpica di 22 anni (è affetta dalla sindrome di Down) il suo motto è: "Mai dire non ci riesco”. È lei una delle quattro donne italiane che il Presidente della Repubblica ha menzionato il 31 dicembre 2015 nel suo discorso di fine anno, insieme a Fabiola Gianotti, alla direzione del Cern di Ginevra, all'astronauta Samantha Cristoforetti e a Valeria Solesin, la giovane veneziana uccisa negli attentati di Parigi al Bataclan. Con Cinque medaglie ai mondiali di atletica del Sudafrica del dicembre 2015, Nicole ha fatto trionfare e sognare l’Italia. La campionessa della Federazione italiana sport disabilità intellettiva relazionale detiene il record del mondo del triathlon (lancio del peso, salto in lungo e 100 metri), vincitrice di tre medaglie d'oro, nei 100, nel lungo e nella 4x100 metri e dell'argento nei 200 metri. Sul podio ha pianto guardando il cielo avvolta nel tricolore e sollevando il suo peluche. Nicole ha fatto del suo cromosoma in più “una marcia in più”.

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PROVERBI ROMANESCHI - Rigalà èmmorto, Donato sta ppe' morì, Tranquillo se lo so n'groppato e Pazienza sta ar gabbio - La farfalla tanto gira al lume finchè s'abbrucia l'ale - Er gobbo vede la gobba dell'antri gobbi ma nun riesce a trovasse la sua - Oro e argento in core, mànneno a spasso fede, speranza e amore - Cent'anni de pianti nun pagheno un sordo de debiti - Qanno te sveji cò quattro palle, er nemico è alle spalle - Non sputà in cèlo che te ricasca 'n bocca! - Mejo puzzà de vino che d'acqua santa -