#205 - 4 novembre 2017
AAAA. ATTENZIONE - Cari Lettori, questo numero resterà  in rete fino a venerdi 3 giugno quando cederà  il posto al n° 274. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora per voi ecco qualche massima: Meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio (O. Wilde) - Riesco a resistere a tutto tranne che alle tentazioni (O. Wilde) - Un banchiere è uno che vi presta l'ombrello quando c'è il sole e lo rivuole indietro appena comincia a piovere (M. Twain) - Il vantaggio di essere intelligente è che si può fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile (W. Allen) - Sembra che io abbia una costituzione che non regge l'alcol e ancor meno l'idiozia e l'ignoranza (J.Kerouac) - Non discutere mai con un idiota, la gente potrebbe non notare la differenza (A. Block) -
Arte

Roma - Macro Testaccio

Jusqui'ici tout va bien

"Fin qui tutto va bene":

Una mostra in cui l'artista si interroga e ci interroga sul senso della vita

di Giuseppe Cocco

Jusqui'ici tout va bien (Fin qui tutto va bene) la mostra dell'artista francese Renaud Auguste-Dormeuil aperta al Macro Testaccio di Roma fino al 26 novembre, dove l'arte si fa filosofia e psicanalisi, e il pensiero si concretizza per coinvolgere lo spettatore, nelle emozioni e nell'ipotesi di una possibile risposta esistenziale.
L'artista ci propone una sua meditazione, ci suggerisce una sua lettura, un suo pensiero, un suo percorso, provocando in noi una reazione, simile uguale ed empatica, o contraria, ma mai indifferente.

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Significativo che questa mostra, la prima personale dell'artista francese Renaud Auguste-Dormeuil, in un museo italiano, si svolga nella struttura espositiva del Macro Testaccio, ex mattatoio di Roma. Infatti, il lavoro in mostra, che offre una lettura della qualità enigmatica dello scorrere del tempo, e il posizionamento nella storia, dell'individuo e della società, da dove veniamo dove siamo e dove andiamo, dialoga con un manufatto riconvertito, mantenendone la memoria, che fu mattatoio luogo di vita e morte.

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Con Renaud Auguste-Dormeuil siamo in presenza di quell'arte che chiamiamo concettuale, ma che lo è come tutta l'arte che rappresenta un approccio al mondo, emozionale e meditativo da parte dell'artista che si fa pensiero filosofico e psicanalitico; cogito ergo sum, trasforma la riflessione in ideazione e quindi in materia concreta, interrogandoci con una tesi e suggerendoci un ipotesi.

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Ogni mostra è un'esperienza unica, alla quale bisogna approcciarsi senza preconcetti e preclusioni, abbandonandosi ai sensi, similmente a come ci si immerge nelle sensazioni date da un paesaggio, da una musica, da un luogo; abbandonando il frastuono, l'inquinamento acustico e visivo per godere dell'astrazione silenziosa.
L'immersione nel mondo della meditazione e della spiritualità, primo incontro con la realtà del tempo e della dimensione interiore che ci viene proposta dall'artista, è qui rappresentata già dall'incipit che diventa anche la tappa finale della mostra e dell'animo reso consapevole dal percorso: infatti, la prima opera che accoglie il visitatore è l’installazione dal titolo When the paper, ispirata ad un rituale giapponese: un cerchio di otto metri di diametro di terra, con al centro un tavolino con dei foglietti e un secchio pieno d’acqua. Il visitatore è invitato a mettere nero su bianco un dolore o un malessere, presente o passato, per poi gettarlo nell’acqua dove si dissolverà, e con esso il testo e la causa che lo ha generato.

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L'artista ci racconta sempre una storia, cercando di coinvolgerci e certamente Renaud Auguste-Dormeuil riesce a farlo l'uso dell'opera Spin.off, opera qui presentata in anteprima, composta dalla scritta a led attaccata ad un drone dal sibilo ipnotizzante, che sintetizza tutto il percorso delle singole opere in mostra; vola sospesa, sorvolando l'area in cui si trova The day before, una serie di dodici lavori che ha reso noto l’artista in Francia: dodici mappe di cieli stellati che hanno illuminato altrettanti luoghi del pianeta la notte precedente un micidiale attacco aereo: il cielo sopra Hiroshima il 5 agosto del 1945, le stelle sopra Baghdad la notte del 15 gennaio del 1991, quelle di New York il 10 settembre 2001, e così via. Un’occasione unica per poter vedere i dodici cieli esposti tutti assieme (l’ultima volta al Palais de Tokyo, Parigi, nel 2006).

L'artista è rappresentato da Elisabetta Giovagnoni, appassionata ed entusiasta fondatrice della Galleria Nomade dell'Associazione Culturale Arteealtro, che ne ha anche curato l'organizzazione della mostra. Mi piace spendere qualche parola per la professionalità della signora Giovagnoni la quale mi ha portato per mano in una visita personalizzata alla mostra. Ma ancora un plauso per la sua iniziativa, quella del nomadismo espositivo che, chi mi conosce sa quanto amo, condivido, persevero, dai tempi del mio insegnamento all'Accademia di Belle Arti, per la diffusione e fruizione dell'arte contemporanea sui territori; l'arte in tour, tra la gente.

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La mostra è sostenuta dalla Fondazione Nuovi Mecenati, Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea - nell’ambito della Francia in scena, stagione artistica dell’Institut Français Italia - e da Total E& P Italia Spa e cooprodotta da Atleticom srl-Roma.

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